MIT facilita la creazione del futuro: U Lab “leading from the emerging future”

MIT, IL MASSACHUSSET INSTITUTE OF TECHNOLOGY, di Boston ha lanciato nel 2015 un programma per formare milioni di persone che vogliano raggiungere il proprio profondo e nascosto "sè", trovarvi il proprio futuro e realizzarlo! Sintetizzare un inaspettato e grandioso programma di potenziamento individuale per migliorare la società e darci una speranza di sopravvivenza e sviluppo è impresa "impossibile" ! ci proverò lo stesso perchè questo percorso può cambaire la vostra vita. Sto frequentando questo corso ormai da quattro settimane (è iniziato il giorno 8 settembre) e sento già molti benefici che riguardano le mie capacità di ascolto, di empatia e di generazione di idee in ambienti collaborativi, come le sessioni di coaching che sono programmate nel corso. 

Lo schema che ci spiega il percorso ha la forma di U:

Andiamo per ordine e cominciamo con questo videoclip in cui Otto Scharmer, il leader, facilitatore e designer del corso,  ci illustra i perchè e il percorso.

Ora possiamo esaminare il grafico ad U. La parte a sinistra di questo modello ad U ci guida nella trasformazione dell'ascolto e della relazione con gli altri, con lo scopo di farci arrivare al nostro "sè" (self), che è profondo e nascosto in un punto cieco (blind spot).

Qui scopriremo che ci sono almeno due "sè": il primo è quello che usiamo, spesso in modo automatico, e che contiene le nostre convinzioni, i nostri comportamenti automatici, spontanei. Da questo "sè" noi scarichiamo (downloading) la nostra quotidianità, che spesso contiene pre-giudizi ed un ego smisurato. Poi c'è un "Sè" (per distinguerlo ho usato la iniziale maiuscola) che è diverso, che contiene sensazioni, informazioni, immagini che delineano i possibili nostri futuri, è il Sè del futuro, inespresso, che vorrebbe emergere e realizzarsi ma che trova molti ostacoli, soprattutto interni. 

Ecco, il percorso U ci guida verso questo Sè del futuro, come se questi fosse una grandiosa energia imprigionata che aspetta di essere liberata! SE ci arriviamo, e U LAB ci aiuta in questo, allora parte la seconda parte del metodo U, quello d'AZIONE, o meglio dell'ACTION LEARNING, perchè non possiamo subito realizzare tutto quanto il Sè del futuro vorrebbe: dobbiamo imparare. Come? Il metodo U ce lo propone: ci propone di cristallizzare la INTENZIONE, cioè la nostra volontà e di sperimentare attraverso un PROTOTIPO, per passare poi all'azione vera e propria, alla "performance". 

Il percorso è fatto di attività individuali, come la visione di videoclip e la lettura, e di azioni di gruppo, in presenza o miste da remote, come i CIRCOLI di COACHING, dove 6 persone – numero massimo- si incontrano tutte le settimane per 6 settimane con lo scopo di affinare e aumentare le proprie capacità di ascolto e di aiuto, ma con una modalità rispettosa dell'altro.

Fantastica esperienza. 

Digitalizzazione e “sharing economy” sono i motori dell’innovazione radicale

Viviamo in un periodo storico di innovazione "disruptive" che cambia i modelli di business delle aziende. Quali sono le motivazioni profonde di questo fenomeno planetario ? Quali sono i "motori" che alimentano questo cambiamento? Una risposta, cioè una interpretazione, arriva da Torben Rick e questa infografica spiega quali siano i fattori in gioco e cioè:

  • digitalizzazione di prodotti, processi, modelli di business; 
  • sharing economy: cambia lo stile di consumo, soprattutto per i servizi: i casi di UBER ed AIRBNB dicono che sta cambiando rapidamente e profondamente la propensione dei consumatori a favore della condivisione delle risorse, come nel caso dei TRASPORTI e dell'ALLOGGIAMENTO quando si viaggia per turismo o per lavoro.

Infographic: Don’t underestimate the potential of digital disruption

Infographic: Don’t underestimate the potential of digital disruption - Torben Rick

Nell'infografica vengono citati quattro settori economici in profonda e radicale trasformazione:

  1. apparati di elaborazione personale: vince il tablet/smart phone e scompaiono i PC desk top; 
  2. editoria dei libri: dal cartaceo all'e-book; 
  3. diffusione televisiva: dalla tv digitale alla fruizione in rete dei contenuti; 
  4. prestiti: dalle Banche ai prestiti "peer to peer", eliminando l'intermediazione bancaria.

Open Salute: la cura

E' possibile trovare "una cura" in rete ? La storia di Salvatore Iaconesi dice  SI' ! E ' lui stesso a racontarla in TED:

Salvatore ha creato un web, qui, dove racconta la sua storia: la ricerca di un aiuto in rete per la sua grave malattia, un cancro al cervello. Salvatore ha usato la rete ed ha avuto il coraggio di rendere "open data" i dati sensibili della sua malattia, e cioè i referti, le risonanze magnetiche del suo cervello, le sue esigenze anche psicologiche.

Quando diciamo "open data" vogliamo di solito parlare di dati pubblici che la PA raccoglie e che potrebbe rendere disponibili. 

Qui Salvatore rende pubblici i suoi dati privati. 

Ora nel suo web "la cura" spiega, racconta e propone che il suo metodo, diventi una specie di "cura open source" a cui tutti possono accedere.

Ecco la presentazione del libro in questo video clip: 

 

Open Innovation per l’Italia: trovare talenti e innovazione nelle start-up

Open Innovation (O.I.) è nata nell'anno 2000 grazie a Lafley , presidente di Procter&Gamble; ha trovato il suo nome nel 2003, datogli da Henry Chesbrough; si è sviluppata attraverso una decina di Broker, soprattutto USA ed è approdato in Italia più o meno nel 2010 attraverso il Broker NineSigma e le iniziative di BancaIntesa San Paolo che ha lanciato le start-up come driver dell'open innovation.

Ho riassunto, forse anche troppo velocemente, la breve storia di O.I. perchè volevo arrivare al punto, alla domanda: che cosa significa oggi, in Italia, Open Innovation?

La risposta non è facile; ho analizzato una trentina di casi che avevano come promotori i soggetti più disparati: aziende, broker, Regioni, Fondazioni, imprenditori, manager, Università, mecenati, consulenti. Volevo scoprire se ci fosse un leit-motiv, un filo conduttore, una direzione. 

Il quadro che emerge è davvero variegato e complesso perchè OI sta trasformandosi velocemente e sta includendo diversi approcci e strumenti quali:

  • premi per "contest" sull'innovazione,
  • piattaforme per l'incontro tra domanda ed offerta d'innovazione,
  • scuole per allevare le start-up, denominate "incubatori" ed "acceleratori",
  • incontri con finanziatori tradizionali, quali business angel, venture capitalist; ma anche forme moderne come il crowd-funding; 
  • processi per far incontrare domanda ed offerta, organizzati da broker,
  • laboratori per facilitare la sperimentazione, 
  •  spazi di co-working e di scambio, 
  • inclusione dei vincitori di contest in spazi di ricerca e sviluppo di grandi aziende, 
  • scouting e successiva acquisizione di start-up da parte di grandi aziende.

Una ricerca di Accenture per l'associazione "G20 Young Entrepreneurs Alliance" ha identificato un "journey" di OI che il grafico qui sotto sintetizza:

Una iniziativa d'impresa che si chiama "Digital Magics" sta ora proponendo una "via italiana" all'O.I. che la sua AD, Layla Pavone sintetizza così:

"il 2016 sarà anche l'anno dell'Open Innovation perchè grazie anche alla possibilità d'integrare talenti e innovazione nelle aziende italiane, attraverso il contributo delle startup, credo potremo assistere ad un'accelerata dal punto di vista della produzione di nuovi prodotti e servizi che emergeranno a livello globale e che ci consentiranno di tornare ad essere leader indiscussi".

Guardate qui l'articolo.

Prima di trarre una conclusione è utile analizzare il "viaggio OI" proposto da Accenture:

1a fase (storica, dal 2010) CORPORATE VENTURES, sta declinando d'importanza.

OI significa che le grandi imprese comprano quote (o il 100%) di startup e di PMI con grandi potenziali di business e grande know-how tecnologico; così facendo riducono/bilanciano il rischio d'impresa; le piccole imprese traggono un beneficio essenziale, quello finanziario.

2a fase (attuale) INCUBATORI & ACCELERATORI, in crescita moderata.

OI significa che le grandi imprese o reti d'imprese ed università costruiscono degli incubatori ed acceleratori per formare gli imprenditori delle  startup; gli imprenditori sono consapevoli che devono far crescere le loro competenze manageriali e di business e quindi cercano ambienti di apprendimento favorevoli, anche per allineare le loro priorità con le esigenze reali delle grandi imprese e dei mercati. 

3a fase (attuale) INNOVAZIONE COLLABORATIVA, alto tasso di crescita. 

OI significa che grande impresa e start-up co-creano l'innovazione su scopi comuni. 

Gli imprenditori di startup e PMI sfruttano questa partnership con la grande impresa per trovare le opportunità di mercato, per tutelare e valorizzare i loro brevetti, per fare co-branding. 

4a fase (futuro) ECOSISTEMA DELL'INNOVAZIONE.

OI significa che è solo l'eco-sistema dell'innovazione che abilita le soluzioni per le grandi sfide. Una piattaforma digitale per la collaborazione estesa a tante aziende di varie dimensioni è assolutamente necessaria. 

Gli imprenditori di startup e PMI cercano programmi di collaborazione di lungo termine, condivisione di IP e soluzioni/competenze complementari. 

La mia conclusione è la seguente: accanto a forme sempre più sofisticate ed efficaci offerte dai Broker di OI (vedasi NineSigma, ad esempio: contest, piattaforme per innovatori, ecc.), si stanno aprendo nuove strade soprattutto per le startup, che in Italia sono un carattere distintivo e il cui numero sta crescendo esponenzialmente; le startup verranno sempre più viste dalla grande impresa come una opportunità di "soluzione" per:

  1. bilanciare il RISCHIO d'impresa, ossia investire il proprio capitale di rischio solo nelle tecnologie "core" ed affrontare la DIGITALIZZAZIONE dei propri prodotti e processi con investimenti limitati (acquisto di quote di partecipazione nelle startup) per poi decidere, con calma, se e  quanto investire nelle nuove tecnologie; 
  2. IN-SOURCING di competenze sulle nuove tecnologie, soprattutto digitali, attraverso le startup, quindi con limitati costi ed investimenti; oppure usando broker per accedere a grandi mercati di SOLUTORI; 
  3. COMUNICARE, attraverso il supporto alle startup, un ruolo moderno e aperto verso l'innovazione e la collaborazione tra "grande e piccoli".

Per le startup e le PMI si aprono buone opportunità:

  1. ALLINEARE i propri business plan alle esigenze del mercato e di grandi compratori/partner come le grandi imprese; 
  2. creare VOLUMI di ricavi più certi e su orizzonti di più lungo termine; 
  3. acquisire capitali di rischio di Terzi per garantire sviluppo aziendale.

 

17 global goals per salvare la Terra: ognuno si può impegnare

Il 25 settembre 2015 l'ONU ha lanciato un programma "the global goals" per attivare tutta l'Umanità su 17 obiettivi per la salvezza del Pianeta Terra. Lo sapevate che…

Ognuno di noi è chiamato a fare un'azione positiva. Come ? "tell everyone…." guardate questa immagine:

Andate QUI e cliccate su una qualsiasi delle 17 icone per leggere i dati più rilevanti e leggere una storia che potete diffondere.

HITV: un concept per cambiare il lavoro dei Team viaggianti sui veicoli speciali

Uno straordinario gruppo di innovatori italiani ha dato vita ad una iniziativa d'internazionalizzazione con target il Brasile. Qui le loro immagini e profili. L'iniziativa si chiama BRIT. Il primo progetto si chiama FÉBUS (FÉ in brasiliano vuol dire fiducia). L'offerta si esprime attraverso diverse innovazioni che si materializzano in un veicolo speciale , con equipaggio a bordo, che funziona come un "laboratorio mobile di diagnostica di edifici e di aree urbane". Ecco il visual di FÉBUS

La domanda che i progettisti si sono posti è stata: come possiamo trasformare l'equipaggio, localizzato in Brasile nell'area da rilevare, in un equipaggio con tutte le competenze necessarie di post-processing, come l'elaborazione 3D degli edifici e delle aree urbane attraverso droni e laser scanner; e la capacità diagnostiche sui materiali con le migliori conoscenze del made in italy del restauro?

La risposta è stata il design di una piattaforma digitale, installata sul veicolo, con queste quattro capacità:

  • connesssione always on con il back office in Italia e Brasile e con i partner ovunque localizzati
  • web cam indossabili e connessione video ad alta definizione
  • voce aumentata, ossia soppressione del rumore
  • applicazioni collaborative locali e remote.

E' nato HITV che significa: High Integrated TEAM & Vehicle. Lo schema a blocchi che segue ne dà una mappa concettuale. 

Food & Nutrition. Barilla lancia una “grande sfida”: il protocollo di Milano

Fonte: fotografia di Carl Warner

L'alimentazione e la nutrizione stanno diventando uno dei mantra moderni e sempre di più fare la domanda&risposta “Dimmi che cosa mangi, ti dirò chi sei” ci propone scenari paradossali. Un esempio ? un miliardo di persone soffre la fame nel mondo e un miliardo di obesi soffre di malattie ed ha un'aspettativa di vita più breve della media (i dati più precisi sono: 868 milioni di persone malnutrite e 1,5 miliardi di obesi e in sovrappeso).

Ci sono tanti paradossi. Un'azienda italiana, BARILLA, ha raccolto la sfida ed ha elaborato una proposta d'AZIONE, che ha chiamato “protocollo di Milano”. Recentemente è stato adottato come il Manifesto di Expo 2015.

Che cos’è il Protocollo di Milano? E’ la proposta di unirsi, di collaborare, rivolto soprattutto ai grandi operatori internazionali per dare risposte concrete, per AGIRE su tre fronti:

1.    lo spreco di risorse alimentari;

2.    lo sviluppo di una agricoltura sostenibile;

3.    la riduzione della fame e dell’obesità.

Spreco di cibo: si vorrebbe ridurre del 50%, entro il 2020, lo spreco di cibo, pari ad un terzo della produzione globale di cibo, cioè a 1,3 miliardi di tonnellate; 

Agricoltura sostenibile: si vuole ridurre e contenere la conversione di terreno agricolo a produzione di bio-combustibili, tanto da stare al di sotto del 5% del totale delle fonti rinnovabili. Inoltre la speculazione finanziaria sul cibo deve essere mitigata, limitando il numero e la quantità di cibo “commodity” gestite nelle borse internazionali.

Fame e obesità: si vuole agire sulla malnutrizione e la fame nel mondo agendo su fattori critici come l’efficienza della produzione, l’accesso al mercato per i piccoli produttori, l’informazione sulla malnutrizione cronica, l’inclusione delle donne. La malnutrizione causa il 45% delle morti nei bambini sotto i 5 anni e avviene, per l’80%, in  20 paesi. Per carenza di cibo muoiono 36 milioni di persone ogni anno; per eccesso di cibo 29 milioni. Si vuole agire sull’obesità  attraverso nuovi stili di vita virtuosi, incoraggiando l’attività fisica e la diffusione di diete efficaci, soprattutto per bambini ed adolescenti.

Il 3 e 4 dicembre si è tenuto a Milano il 6° Forum su Cibo e Nutrizione, organizzato dalla Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition, per “rompere il ghiaccio” sul protocollo di Milano. In questa due giorni sono emerse proposte che possono creare davvero un impatto decisivo sull’economia mondiale del “food”. Potete guardare i video dell’evento, con ottima traduzione, qui.

La mia personale riflessione, dopo aver ascoltato tante relazioni, e aver riflettuto sul protocollo di Milano, si può condensare in tre proposte:

COMPLESSITA’. Cibo e nutrizione costituiscono uno dei temi più complessi che oggi dobbiamo affrontare per la sostenibilità del pianeta Terra. Il pericolo si annida nella complessità, ove i fenomeni NON lineari creano grandi rischi: infatti i fenomeni non lineari, e sono tanti, sono quelli che sembrano offrire, a prima vista, un risultato virtuoso, ma poi, nel reale svolgimento, creano effetti dannosi. Un esempio per tutti è la devastante politica di sfruttare i terreni agricoli per produrre bio-combustibili.

La proposta è la seguente: dedicare energie e intelligenze per rappresentare questa complessità in modo trasparente, generando modelli di analisi, interpretazione e decisione: usiamo il modello di “system dynamics” (quello di Forrester) come metodo di primo approccio.

INCLUSIONE. La parità di genere è una risorsa potentissima per innescare, in un mondo di disuguaglianze, una rivoluzione culturale profonda: lo “sguardo” delle donne fa la differenza. Laddove le donne sono state aiutate a superare le diseguaglianze e la povertà si sono ottenuti enormi cambiamenti: il microcredito in paesi poveri come il Pakistan ha prodotto nuova economia. Facciamolo anche per il cibo.

SOSTENIBILITA’. Promuoviamo l’idea, con i Manager e gli azionisti delle imprese, che la sostenibilità del “food &nutrition” porterà vantaggi alle imprese, e che non si tratterà di aumento di costi ma di miglioramento della competitività, del premium price, della reputazione.

E noi, come decisori del nostro stile di vita, possiamo fare subito un piccolo cambiamento per una alimentazione più consapevole e sostenibile ?

Il cambiamento è una opzione. La sopravvivenza NON è obbligatoria.

L’immagine è quella del libro più famoso di Antoine Saint-Exupery, il Principe; e il titolo è uno dei motti di W.E. Deming, il padre della Qualità. Sono i personaggi più citati in questo fantastico articolo di Giuseppe de Simone, che di mestiere fa il Coach di progetti in Ericsson. In questo articolo l’autore passa in rassegna le sfide dell’agire, ossia quando “si vogliono far accadere le cose” o detto con altre parole quando si vogliono realizzare le condizioni affinchè i cambiamenti abbiano concrete possibilità di avvenire. Il tema è affascinante e le risposte che l’autore dà sono più che interessanti, sono delle “consapevolezze” che possiamo aver avuto nei nostri progetti.

Passo in rassegna quattro messaggi chiave, che ci possono tornare utili nei nostri progetti, quando abbiamo davvero la volontà di realizzarli !

I Perché

Viene citata una famosa affermazione di Antoine de Saint-Exupery: “Se vuoi costruire una nave, non stimolare le persone a raccogliere il legno e non assegnare loro dei compiti, ma piuttosto insegna loro a desiderare l’immensità senza confini del mare”.

I nostri perché (ossia perché siamo motivati, che cosa ci spinge a fare) sono stimoli per aprire le menti, per farci ascoltare, per dare ispirazioni, per far scattare desideri e volontà.

I “perché” possono rendere visibili i significati del cambiamento e correlare i nostri problemi quotidiani alle ragioni del cambiamento: dall’invisibile, dal NON consapevole, al visibile, a ciò che ci motiva intimamente.

Comunicare i propri “perché” è efficace e ci mette in contatto empatico con gli altri.

Guarda e agisci sul sistema

De Simone ci spinge a osservare l’organizzazione, le persone, la rete come un “sistema”, cioè nella sua totalità; potremmo anche usare la parola “olistico”. E la sua proposta è : “preferisci le azioni che influenzano l’ambiente o il processo del fare, piuttosto che quelle indirizzate ad uno specifico problema: esse avranno un impatto di maggiore durata”.

Coinvolgi le persone

Questo è un “mantra” oggi e sembra superfluo parlarne. Ma una frase di J. Le Carrè ci riporta alla concretezza del ragionamento e del comportamento: “ Una scrivania è un posto pericoloso dal quale osservare il mondo”. Con le persone dobbiamo parlare, scambiare, scoprire l’invisibile, trovare chi influenza chi e farlo in luoghi e tempi che NON sono compatibili…con la scrivania ! Le proposte di De Simone vanno oltre e ci ispirano comportamenti che sono perle di saggezza: impara da chi oggi fa il lavoro, coinvolgi le persone per condividere una strategia, trova gli sponsor che ti possano aiutare nei momenti di difficoltà, raccogli quanto più feedback puoi, non spendere il tuo tempo per convincere i cinici e i possibili sabotatori.

Sempre Deming ci dice: “Il più grosso spreco è l’incapacità di usare le abilità delle persone, di  conoscere le loro frustrazioni e il  contributo che sono desiderosi di dare”

Premia i comportamenti e non i risultati

L’affermazione sembra un po’ strana rispetto alla pubblicità che i media trasmettono, centrata sui risultati (di un prodotto, di una medicina, di un viaggio). Qui viene posto in primo piano il processo; ad esempio si deve incoraggiare la sperimentazione e accogliere l’errore (da cui si può imparare moltissimo), narrare storie di successo, rendendo visibili i risultati.

La celebrazione delle storie di successo sono “virali” perché il cambiamento diventa visibile e si capisce all’istante che esso è possibile, perché già avvenuto! La trasparenza diventa un valore ed anche un approccio comportamentale efficace: essa porta alla luce che cosa stia accadendo qui ed ora e ciascuno può regolarsi, adattarsi, agire la propria resilienza.

Bologna chiama Tokyo

Ho visitato MAST, il complesso architettonico che ospita l'iniziativa dell'imprenditrice bolognese  Isabella Seragnoli, dove puoi esplorare e sperimentare la scienza, in particolare la meccanica; dove puoi seguire l'evoluzione del lavoro in una mostra fotografica storica da fine '800 ai giorni nostri; e fare tante altre attività.

Isabella Seragnoli

Oggi sono andato, grazie ad un blogger, Geovanny Romero, al Museo Miraikan di Tokyo ed è scattata la connessione "Bologna chiama Tokyio" perchè questi due mondi, il MAST ed il Museo Miraikan, vogliono dire al mondo qualcosa che li accomuna e che potrebbe anche farli interagire ed integrare: comunicano la bellezza e la forza della Scienza e dell'Industria perchè tutti ne siano consapevoli e tutti ne possano sfruttare la potenza per migliorare la qualità della vita ed assicurare la sopravvivenza sulla Terra.

Breve visita al Museo Miraikan

MAST è molto di più di un complesso architettonico per fare attività: è un'iniziativa che crea una connessione concreta con il territorio circostante, Bologna, per esempio offrendo un asilo nido ai dipendenti dell'azienda, la COESIA, e al quartiere; che crea uno spazio di apprendimento strutturato per i dipendenti dell'azienda; che offre uno spazio culturale per eventi attraverso un auditorium di 400 posti a sedere. E' una bella sorpresa vedere che una donna imprenditrice italiana si prende cura, con una visione di lungo termine, aperta e costruttiva, dello sviluppo delle persone e del territorio in cui la sua fabbrica produce. La sua azienda è leader mondiale nel settore degli impianti per il packaging e fattura circa 1,5 miliardi di euro, quasi tutto verso l'estero!

Formazione continua, cambia il gioco per cambiare i giocatori

La formazione continua sta entrando nel sistema Italia. I liberi professionisti architetti ed ingegneri hanno raggiunto il gruppo quest'anno, e sono oltre 170.000. Siamo, come Paese, in ritardo rispetto ad altri europei come la Danimarca dove già dal 2012 ben il 31,6% delle aziende era attivo nella formazione continua, rispetto al 6,6% dell'Italia. Ci sono anche segnali contraddittori come la "distrazione" di centinaia di milioni di € dai Fondi Interprofessionali per la Formazione verso la cassa integrazione in deroga. La sfida è la capacità di imparare nuove competenze perchè le professioni cambiano a gran velocità e la trasversalità delle conoscenza è talmente alta da costituire un vantaggio ma anche una "concorrenza" da parte di outsider, provenienti da altri percorsi professionali.

Il gioco sta cambiando e il manifesto per la formazione continua dell'AIDP (associazione italiana per la direzione del Personale) spiega molto bene i principi su cui il nuovo gioco si fonda nei paesi occidentali. Sono otto principi che qui elenco, ma potete esaminarli leggendo il manifesto:

  1. LA FORMAZIONE E' UN DIRITTO
  2. LA FORMAZIONE E' IL FITNESS PER LA MENTE
  3. LA FORMAZIONE E' ABILITANTE
  4. LA FORMAZIONE RESPONSABILIZZA
  5. LA FORMAZIONE CREA IL TEAM
  6. LA FORMAZIONE E' ATTRAENTE
  7. LA FORMAZIONE PORTA RISULTATI
  8. LA FORMAZIONE CREA CULTURA PER IL TERRITORIO

A questo punto mi sento di aggiungere la mia proposta !

     9. GLI ADULTI IMPARANO ATTRAVERSO l'ESPERIENZAPer consolidare le proprie capacità è necessario RIFLETTERE e CONDIVIDERE la propria esperienza e quindi l'esperienza va raccontata. Chi racconta impara, chi ascolta è stimolato ad accogliere quanto lo colpisce, è stimolato a migliorare i propri comportamenti durante l'AZIONE. Ecco un buon motivo per condividere sempre più con gli altri la propria esperienza.

Troverete nuove parole che sottendono nuove possibilità, come "resilenza", definita come "struttura mentale resiliente, cioè in grado di adattarsi alle continue solecitazioni del mercato"; e come "smart learning" che evoca le nuove applicazioni per apprendere in mobilità attraverso i propri tablet e smart phone, oppure apprendere dai pari in modalità "peer to peer". 

E i nuovi attori chi sono? Siamo sempre noi ! che possiamo trasformarci, cioè acquisire nuove competenze, nuovi orientamenti mentali che ci abilitino a produrre idee e a generare attività facendo percorsi diversi. La sfida è la padronanza di sè per esplorare e generare nuovi mondi!