Mappiamo l’OPEN INNOVATION: radar a 10 variabili, così faccio il check-up

Foto di opera d'arte a "setup" Bologna 2018

L'esperienza con le aziende e con la committenza pubblica mi ha condotto a "mappare" l'OPEN INNOVATION con la tecnica del radar in 10 variabili. Ogni variabile è una caratteristica di OI che deve essere considerata perchè crea valore e permette all'utente, all'impresa ad esempio, di includerla come "leva" per cambiare il "gioco" aziendale dell'innovazione. Vediamole dunque, in questa rapida carrellata, una per una, attraverso una domanda, la cui risposta dirà il posizionamento del rispondente e/o dell'azienda, OGGI. Usiamo una scala che va da 1 a 3. Lo stesso esercizio si può fare per il futuro, creando così una mappa "desiderata" per l'anno 20xx.

1. COLLABORAZIONE

Qual è lo stato dell'arte del "networking " con i principali attori dell'eco-sistema dell'innovazione? 1= non ho relazioni, se non quelli con la mia rete "captive"; 3=accordi "win-win" con gli stakeholder chiave; 

2. GEOGRAFIA

Dove cerchi nuovi partner e solutori per innovare? 1=localmente; 3=nel mondo

3. NON CONFIDENZIALITA'

Quanto vuoi proteggere la confidenzialità dell'azienda e del progetto d'innovazione? 1=trasparenza zero, 3=trasparenza totale

4. TRASVERSALITA' (CROSSING)

Qual è la tua convinzione sulla trasversalità settoriale e geografica delle competenze  e del know how esterno? 1=non c'è trasversalità; 3=tutti possono contribuire (crowd-sourcing)

5. APERTURA ORGANIZZATIVA

Quanto ascolti da clienti e stakehoder dell'eco-sistema per innovare? 1=nulla; 3=coinvolgo clienti e stakeholder nella innovazione;

6. INNOVAZIONE INCREMENTALE O RADICALE

Pratichi innovazione incrementale o radicale? 1=solo incrementale; 3=solo radicale;

7.ANALISI DELLE ESIGENZE

Qual è la tua priorità? l'analisi delle esigenze dei Clienti potenziali e attuali o la tua offerta ai Clienti? 1=priorità all'offerta; 3= priorità alle "PERSONAs"; 

8. VALUTAZIONE DEL RISCHIO

Decidi gli investimenti per l'innovazione con grande prudenza o grande coraggio? 1=minimizzo il rischio; 3=valuto il rischio, lo accolgo e lo gestisco;

9. SOLUZIONI DI BT O DI LT

Acquisti know how solo se disponibile a scaffale o fai progetti di LT con il partner innovatore? 1=scaffale; 3=progetti di R&S con il partner

10. PARTNER OI

Applichi OI da solo o acquisti guida e supporto all'esterno da aziende/persone che operano nel mercato OI?

1= tutto da solo; 3= utilizzo i broker di OI

Ti mostro qui di seguito due grafici che ho costruito dopo aver rilevato la situazione in Italia, su committenza della Regione Lombardia, che ha in seguito generato e attuato una "policy per l'open innovation". 

Le PMI 

Il radar ci restituisce una fotografia con due punti di forza delle PMI italiane: cercano il know how dappertutto, in tutti i settori; sono orientate sia all'innovazione incrementale sia a quella "radicale". Sulle altre variabili si notano gradi debolezze se non mancanza di sensibilità, come nel caso del ricorso a guide e aiuti esterni, come dai broker di OI. Le PMI preferiscono comperare know how …a scaffale, già bello e pronto.

Le grandi multinazionali operanti in Italia

Il profilo mostra un buon equilibrio generale ed una certa debolezza sulla capacità di rischio che è medio bassa. 

Le PA italiane (Regioni)

Le Regioni richiedono, attraverso i bandi, quasi sempre innovazioni radicali. Il profilo è piuttosto basso specie per l'ascolto e il coinvolgimento dei Clienti. La ricerca si rivolge quasi sempre alle soluzioni a scaffale; poco spazio a investimenti di LT.

Il RADAR ti permette un check up veloce del tuo stato dell'arte dei processi d'innovazione. Non farti prendere però dal "faccio tutto io" ! L'esperienza di altri attori, esterni, ti toglie dall'isolamento !

 

 

Open Innovation: parliamo di clienti

OPEN INNOVATION: oggi è una delle parole più gettonate dai manager aziendali, dai consulenti, da chi racconta il futuro dietro l'angolo. E il racconto contiene sempre la storia di una startup che sembra materializzare l'open innovation. Stiamo andando nella direzione giusta PARLANDO SEMPRE E SOLO DI STARTUP? Questo articolo è rivolto agli attori della filiera industriale e dei servizi ed anche ai "consumatori", sempre più citati come potenziali "attori" del cambiamento. 

In questo articolo intendo inaugurare una "nuova stagione": voglio dare cioè una risposta fuori dal coro. Come? Inizio con qualche domanda per poi darti uno schema con cui puoi analizzare i tuoi casi, quelli più vicini alle tue esigenze quotidiane e con cui passare all'AZIONE.

Inizio con una domanda di "reset": vogliamo lavorare con e per il CLIENTE ? SI?. Vogliamo capire se e come OPEN INNOVATION ci serve per individuare meglio il cliente, per dialogare sulle sue esigenze e desideri, per dargli prodotti e servizi che lo ingaggino e gli facciano fare una esperienza davvero nuova, indimenticabile che potrebbe trasformare la sua vita? SI, ancora sì.

Inizio il ragionamento presentandoti un "circuito virtuoso" in cinque fasi che ti aprirà la finestra sul futuro e che ti permetterà di guardare all'OPEN INNOVATION dalla prospettiva nuova di strumento INDISPENSABILE nel tuo piano d'azione dei prossimi 6 mesi. Sì ho scritto 6 mesi e non orizzonti triennali o ancora più lontani.

Questo circuito virtuoso è uno schema che ha, da parte mia, un "background" di almeno 10 anni, perchè è da almeno 10 anni che opero nel mercato OI (open innovation) nel quale  ho contribuito alla diffusione e applicazione dei suoi principi e dei suoi  strumenti; e da almeno 15 anni produco innovazione e strategie per aziende grandi e medie. Lo schema ha padri illustri. Angus Jenkinson pubblica nel 1994 "Beyond Segmentation"e suggerisce la creazione di "caratteri" per rappresentare i diversi profili di Cliente per aiutare il Marketing ad "empatizzare" i dati: nascono le PERSONAs. Steve Jobs all'Università di Stanford, anno 2005, conclude la sua narrazione con "Stay hungry, stay foolish", che rimarrà come un'icona nella sua storia personale. Nel 1776 Adam Smith col suo libro "La ricchezza delle nazioni" fa nascere il capitalismo e Paul Mason scrive nel 2015 il suo "post capitalismo". L'innovazione "responsabile" viene promossa e diffusa dalla Unione Europea per la prima volta nel 2009 in un progetto di nanotecnologie e scienze della vita. 

Ho dato un nome allo schema virtuoso, d'ora in avanti lo citerò come "FUTURO CHE EMERGE". E' il primo passo di una prospettiva di un cambiamento radicale: passare dalla relazione che abbiamo con i  prodotti-servizi, tipicamente da "utenti "di un servizio; a una vista di "percorsi di vita" nei quali interagiamo con prodotti- servizi che diventano "responsabili".

Ci facciamo accompagnare, in questo breve "viaggio" nel futuro, da un prodotto di largo uso e cioè dal frigorifero, con lo scopo di trasformare il ragionamento in una applicazione nel mondo "reale" a cui siamo abituati da qualche …millennio. Il frigorifero ha oggi una funzione percepita molto chiara: conserva il cibo più a lungo di qualsiasi altro macchinario; ma se diventasse, nel futuro, un prodotto "responsabile" come interagirebbe con noi? quale "percorso di vita" ci renderebbe meno solitario o ci cambierebbe radicalmente?

Per capirlo devo raccontare lo schema "FUTURO CHE EMERGE", che ha quattro componenti che interagiscono:

la PERSONA, o, detto meglio, il nuovo profilo del CLIENTE, descritto attraverso i suoi comportamenti, che ci permette di capire le sue esigenze ed i suoi desideri. Questa è la novità che il Marketing ha avviato da qualche anno e che chiama "PERSONAs"; non più "segmentazione del mercato" per reddito, censo, localizzazione, età ma per tipologia di comportamento, incluso le sue convinzioni, la sua emozionalità, le sue relazioni. C' è anche la sua relazione col mondo digitale. Ora al cliente possiamo anche associare una immagine! Chi compra il frigorifero? Inventiamoci un profilo: è un maschio di 30-40 anni, che vuole un elettrodomestico a basso consumo energetico, che conservi più a lungo le verdure rispetto alle date di scadenza; lo vuole silenzioso, grande anche più del necessario perchè la famiglia crescerà; è sensibile  a qualche nuovo servizio come il dispenser dell'acqua, "così si risparmia", e allo schermo digitale di controllo che fa assomigliare il frigorifero al suo tablet.

la NARRAZIONE del prodotto-servizio che la persona acquista. C'è una spinta enorme oggi per creare racconti che parlino della contemporaneità e non si affidino ai soliti stereotipi. Se ricordiamo la pubblicità televisiva del "biscotto" ora ci viene raccontato come viene fabbricato, con quali ingredienti, mostrandoci l'aia e le galline e non più attraverso le scatole di latta che li contenevano e le improbabili belle ragazze che li vendevano. La narrazione crea un legame di contestualizzazione tra l'acquirente e il prodotto con lo scopo di toccare qualche corda sensibile del Cliente.

IL NUOVO MODELLO DI SVILUPPO… forse possiamo cominciare a parlare di neo o post capitalismo per indicare che il modello attuale del consumo crescente potrebbe essere al traguardo! la novità è che stiamo integrando e connettendo i diversi attori della catena logistica e che nuovi operatori imprenditoriali, spesso inattesi, stanno comparendo per giocare da protagonisti e soppiantare aziende con una importante storia alle spalle. Nel caso del frigorifero qualche azienda produttrice ci potrebbe proporre (e lo faranno a breve) un frigo che registra gli oggetti in ingresso ed uscita e che sia in grado di trasmettere un ordine al fornitore GDO con cui tu, proprietario del frigo, hai fatto un qualche accordo di consegna porta a porta.

LA SOSTENIBILITA', la tripletta di esigenze ambientali, sociali ed economiche che oramai si trova in cima alle agende dei Paesi, della Unione Euopea, dell'ONU per "salvare il Pianeta", in realtà per salvare gli abitanti del pianeta! Qui nasce la parola "prodotto responsabile", cioè prodotto che può dimostrare la sua conformità agli standard di sostenibilità ambientale, sociale ed economica: riduce i consumi energetici e non crea gas serra, è stato costruito da manodopera in regola con le leggi sul lavoro e può dimostrare che ti fa risparmiare il 50% della bolletta elettrica.

– L’OFFERTA di PRODOTTI RESPONSABILI. Il sistema produttivo crea una quantità enorme di prodotti materiali ed immateriali che hanno due effetti sulla tripletta – ambientale, sociale, economiac: il primo effetto è il peggioramento di indicatori di “qualità della vita” come il clima o la purezza delle acque dolci; il secondo effetto è l’aumento di danni alla persona, peggiorandone la salute e quindi qualità della vita e invecchiamento. Abbiamo assoluto bisogno di prodotti che siano “circolari”, ossia riciclabili, ri-usabili. E che siano ad impatto zero su ambiente e società; non possiamo tollerare la distruzione della bio-diversità marina a causa delle plastiche disperse nei mari. EU e scienziati hanno coniato per i prodotti un termine piuttosto interessante, quello di PRODOTTI RESPONSABILI, cioè capaci di dare una RISPOSTA adatta alla conservazione delle specie, al rispetto del lavoro, alla crescita dell’Economia senza effetti deleteri su ambiente e società. Se esaminiamo i prodotti-servizi attuali ci rendiamo conto subito che essi NON sono responsabili perchè non sono stati progettati per dare risposte alla conservazione della natura e alla qualità della vita: sono troppo pesanti, utilizzano materiali che possono essere nocivi alla salute umana, non sono facilmente riparabili, sono destinati ad un ciclo di vita breve, hanno tempi di bio-degrabilità di millenni. La mia ispirazione è questa: tutti i prodotti possono diventare responsabili, ma si devono RI-PROGETTARE, ri-RACCONTARE.

Nel circuito "FUTURO CHE EMERGE" è accaduto qualcosa che può cambiare radicalmente il tuo rapporto col frigorifero. L'oggetto frigo ora può far parte di un nuovo circuito per te vitale, quello del cibo che entra in alcuni percorsi individuali di grande valore; ne cito alcuni:

dieta, controllo che tu abbia disponibile il mix giusto per gestire il corretto apporto calorico, di carboidrati, proteine e grassi; 

qualità del cibo, perchè le date di produzioe, scadenza, le origini dei prodotti e lo stato di conservazione possono essere tenuti sotto controllo; 

l'approvvigionamento tempestivo tale da garantire la disponibilità ma anche di ridurre/azzerare lo scarto.

Tutto quello che ho scritto è fattibile perchè le tecnologie ci sono. Può avvenire grazie alle sole tecnologie o serve qualcos'altro? Ecco che ora lo schema FUTURO CHE EMERGE esprime la sua forza: solo se i quattro fattori diventano attivi ed interagiscono il processo diventa quello che ho espresso. Verifichiamo insieme:

– parto dalla NARRAZIONE: qualcuno, come il produttore o la GDO o qualche altro attore della filiera, ti racconta che il frigorifero diventa il tuo magazzino "intelligente" in grado di guidare e controllare, sotto la tua supervisione, la tua corretta alimentazione, magari a tal punto da mitigare i farmaci o da contribuire alla stabilizzazione di indicatori di qualche sindrome (diabete II, ipertensione?); 

– poi c'è la relazione tra il nuovo "attore" della catena logistica che riceve i dati e ri-approvvigiona il tuo frigorifero-magazzino intelligente; ciò è possibile solo in un sistema post-capitalista dove le catene logistiche diventano assi portanti dello sviluppo e consentono l'uso flessibile del lavoro e una certa "invasione " della privacy, pur sempre sotto il tuo controllo; in questo nuovo scenario anche la "governance" della PA è importante perchè garantisce il rispetto di alcune regole del gioco, assicurando gli standard medici e il tracking della catena alimentare con appositi marker e regole; 

– ed infine qual è la relazione tra la PERSONA, tu nella fattispecie, e la sostenibilità del processo logistico che integra il fornitore GDO del cibo e casa tua, perchè di fatto è la GDO che ti rifornisce sino alla porta di casa o sino a quella del frigorifero! hai una mentalità "aperta" che ti faccia vedere i vantaggi e ti faccia mitigare l'intrusione nella tua sfera privata? Qual è la tua percezione di ruolo sulla sostenibilità?

Possiamo trarre qualche conclusione da questa "simulazione" fatta insieme ad un compagno di viaggio "intelligente" ma per ora ancora "macchina" e cioè il frigorifero?

Le mie conclusioni sono:

  1. le imprese hanno una sfida che possono raccogliere già oggi: trasformare i prodotti attuali, NON sostenibili, in prodotti "responsabili" che soddisfino i criteri di sostenibilità creando VALORE per i Clienti e non semplicemente inseguendo qualche criterio di sostenibilità; il VALORE nasce da una comprensione ed accoglienza di esigenze e desideri  del Cliente  in grado di creare una significativa e desiderabile "esperienza di VITA" ad alto valore aggiunto; è un cambiamento radicale: dal prodotto-servizio al processo di vita del Cliente-Persona di cui abbiamo scritto; dal servizio fatto in casa alla partnership in filiera; dallo stereotipo sul prodotto al RACCONTO che dia luce e prospettiva al nuovo valore per il Cliente-Persona;
  2. i Clienti hanno profili diversi e quindi entreranno nel "radar" delle imprese solo se adotteranno una apertura mentale che faccia loro percepire ed accogliere la nuova esperienza che l'offerta gli sta proponendo; l'offerta è perciò selettiva, non è rivolta indistintamente a tutti ma ai clienti-PERSONAs che l'azienda ha identificato;
  3. entrambi i soggetti possono beneficiare del paradigma di OPEN INNOVATION perchè OI offre:     
  • strumenti per capire e analizzare le esigenze/desideri del mercato, anche nei processi di VITA; 
  • gamma di soluzioni ampia, internazionale, in diversi contesti culturali e geografici; 
  • trasversalità tale da far partecipare attori inusuali; 
  • costi contenuti di sviluppo perchè si mettono a fattor comune sperimentazioni e successi/insuccessi. 

Nei prossimi blog approfondirò il paradigma OPEN INNOVATION con una "mappa" che ne riveli il "territorio" e con storie di casi.

Ogni problema ha una soluzione.

Potete guardare questo videoclip, girato al TEDx di Montebelluna, nel quale racconto alcune esperienze che mi hanno cambiato la vita!  

Racconto di due esperienze di ASCOLTO e del mio incontro con l'INNOVAZIONE APERTA.

Vedrete anche una brevissima sessione di "mindulfness" usando i palloncini.

Blockchain. La prima applicazione sul mercato. E’ un servizio di assicurazione.

AXA, società di servizi assicurativi, lancia la prima applicazione che gira su "blockchain". Axa fattura oltre 1,6 miliardi di euro/anno ed opera globalmente. 

Il gruppo francese lancia la polizza che rimborsa i clienti automaticamente in caso di ritardo dei voli, senza bisogno di denuncia. Questo perché viene registrata su un circuito immutabile basato su Ethereum, che gestisce autonomamente anche i pagamenti. La polizza si chiama Fizzy. E' acquistabile su web e da mobile ed indennizza in automatico in caso di ritardo del volo aereo. In altre parole, se il volo ha più di due ore di ritardo, il cliente viene risarcito in maniera immediata e automatica.

Non è necessario compilare nessun modulo per accedere al rimborso, dato che l’operazione di accredito viene effettuata non appena l’aereo atterra. Il processo è garantito dalla tecnologia blockchain, che assicura l’inviolabilità di dati e contratti, oltre a sapere in anteprima l’entità del rimborso.

In questi ultimi 12 mesi si sono presentate sul mercato moltissime aziende che affermano di apprezzare la tecnologia blockchain e che vogliono applicarla ai propri processi commerciali e ai contratti. Il mercato sembra essere pieno di attese  e vorrebbe capire in concreto i vantaggi. AXA ha "rotto il ghiaccio".

Molti lettori si faranno una domanda: che cosè la blockchain per essere diventato il "best seller" dei seminari, libri e discussioni tra esperti ICT?

Potete approfondire QUI.

La tavola che segue rappresenta in sintesi quattro prospettive dalle quali guardare la blockchain:

 

VEICOLI A GUIDA AUTONOMA. LA GERMANIA LEGIFERA.

La Germania si occupa e si preoccupa, con anticipo sui tempi di immissione sul mercato, di questo nuovo prodotto-servizio, cioè dell'AUTO A GUIDA AUTONOMA (driverless car). 

E' interessante estrarre la sintesi, cioè i principi a cui si devono ispirare le leggi che regoleranno questa mobilità, che a tendere, sarà "LA" mobilità consentita su strade aperte al pubblico. Quando? La domanda sui tempi è complessa perchè su questa innovazione radicale incombono molti interessi economici. E poi ci sono le INFRASTRUTTURE che fanno parte del "gioco" e che sono rilevanti per definire le  sperimentazioni e le date di avvio generalizzato.

Dieci anni or sono, avevo fatto le mie previsioni, per un progetto europeo sulla "infomobilità, così se ne parlava allora. La mia previsione era che per il 2030 si potessero vedere applicazioni reali di vasta dimensione territoriale. Le tecnologie c'erano quasi tutte, forse solo le comunicazioni 5G erano assenti.

Quali sono dunque i criteri per legiferare? Ecco quelli tedeschi che sono stati presentati dal Governo tedesco e ratificati dal Parlamento:

  • la guida autonoma sarà un "imperativo etico" se i sistemi automatici ridurranno gli incidenti rispetto alla guida umana;
  • la sicurezza delle persone deve essere prioritaria rispetto ai danni ad animali e beni materiali;
  • nel caso di incidenti inevitabili non si potranno applicare discriminazioni basate su età, genere, razza, attributi fisici e ogni altro fattore distintivo; 
  • in ogni situazione di guida, la responsabilità, sia essa attribuibile ad una persona o a un computer, deve essere chiaramente espressa e regolata;  
  • per la determinazione della responsabilità ("liability") deve esserci una "scatola nera", che registri e documenti ciò che è successo; 
  • sono i guidatori a detenere la responsabilità di ciò che avviene, qualunque sia la proprietà del veicolo; 
  • i veicoli possono agire autonomamente in situazioni di emergenza, ma gli umani devono poter riprendere il controllo nelle situazioni moralmente più ambigue. 

"Federal transport minister, Alexander Dobrindt, presented a report to Germany’s cabinet seeking to establish guidelines for the future programming of ethical standards into automated driving software. The cabinet ratified the guidelines, making Germany the first government in the world to put such measures in place." (fonte 8 maggio 2018, Andy King, leggi qui)

Leggi anche Sole 24 ore.

 

 

CHI SIAMO VERAMENTE ? Tra umanesimo e scienza.

CHI SIAMO VERAMENTE ? è una delle domande di questa poesia che ora trascrivo, di Zahra, pubblicata sul blog "nel futuro", il 14 maggio 2018. Potete leggere la poesia e poi, di seguito, la mai riflessione, scientifica, che dice, in sostanza, che possiamo "MODELLARE" il mondo ed avvicinarci a capire, ma CAPIRE DAVVERO, per ora, nel nostro millennio, è uno scopo irraggiungibile.

La poesia di Zahra:

 

 

René Magritte (Lessines, 1898 – Bruxelles, 1967) – Doppio Segreto (1927)

 

Poesie inedite: la maschera del volto

di Iman Zahra Favretto

 

LA MASCHERA DEL VOLTO

 

Sfugge alla mia comprensione

Sul volto i sentimenti,

Nell’anima i rimpianti

Sfugge questa realtà

Sfugge ai miei occhi

Un susseguirsi di verità contrastanti

Cos’è il vero?

Nel camminare sulle lande

Desolate di quel deserto

Mi accorsi della finzione

Dei nostri sentimenti

Cos’è il falso?

La verità non è nel nostro inconscio

Conosciamo la verità?

O conosciamo la conoscenza?

Sfugge alla mia comprensione

Siamo alla ricerca di risposte,

Nelle lande desolate

Ne trovai molte

Non pronunciabili a voi

La ricerca di sé stessi

E’ un’arte dimenticata

Un’arte passata

Noi siamo maschere ormai

Mascheriamo noi stessi

Le nostre anime

Chi siamo veramente?

Perché mascheriamo ciò che veramente siamo?

Maschere sui volti

Corpi nascosti

Anime celate anche a noi stessi

Non comprendo queste bugie

Perché mentire a se stessi?

Queste maschere diventano realtà

Queste maschere sono finte verità

La mia riflessione: Umanesimo, scientificità: possiamo chiederci “Chi siamo” ?

C'è una canzone di Gaber, credo intitolata "Tutto è falso, il tutto è falso". Parto da questa dichiarazione di Gaber che parla della difficoltà umana di cercare e trovare la verità. La tua poesia è il tuo tentativo di superare o risolvere la complessità della domanda sulla "verità" esterna ed interna. Quella che tu esprimi con la domanda "Chi siamo veramente". Lasciami una rappresentazione "scientifica" per rispondere al tuo quesito "umanistico": piuttosto che farci una domanda così impegnativa,  con nessuna e tante risposte, mi chiederei "Che cosa possiamo capire del mondo esterno a noi?" Qui la scienza ha dato una risposta interlocutoria ma adottabile e in una certa misura rasserenante: non possiamo, nè potremo rappresentare compiutamente e integralmente il mondo esterno a noi (tra l'altro c'è anche uno scienziato, Godel, che ne dà una dimostrazione formale e matematica), ma possiamo avvicinarci attraverso "modelli" che rappresentino la "realtà" e che siao espressione della nostra cultura contemporanea. La modellazione deve includere anche la possibilità di "falsificazione" come spiega Karl Popper.

La tua domanda è un po' come chiederci "Dio esiste?" o che cosa c'era prima del big bang? Non ci sono risposte ma atti di pensiero "fuori degli schemi". Ad esempio: il tempo esiste? No, è una convenzione degli umani, l'Universo, per ora, non ce lo chiede !

 

600 anni per uscire dalla Terra ed esplorare lo spazio. Lo afferma Stephen Hawking.

Stephen Hawking in assenza di gravità

Stephen Hawking ci avvisa, parlando ad una conferenza sulle tecnologie in Portogallo:

  • l'intelligenza artificiale deve essere messa sotto stretto controllo perchè pericolosa; ma potrà essere "dominata" e ben diretta se usata nella esplorazione spaziale;
  • il riscaldamento globale e la perdita di bio diversità renderanno la Terra meno abitabile, per cui la sopravvivenza umana sarà assicurata solo "uscendo" dalla Terra, andando nello "spazio" e cercando altri pianeti abitabili.

Intelligenza artificiale (AI) ed esplorazione spaziale sono dunque le due sfide, oggi.

Ciò che impressiona nelle sue affermazioni è  il tempo che ci viene concesso: 600 anni.

Ci sono altre tendenze che ci vengono svelate, anche se le abbiamo sotto gli occhi!

La prima è che l'esplorazione spaziale sta passando di mano: dalle istituzioni pubbliche, come la NASA, alle aziende private, come Space X di Musk e le molte iniziative delle grandi multinazionali digitali, come Amazon e Google, nella Intelligenza artificiale.

La seconda riguarda la nostra "resilienza", cioè la capacità umana di adattarsi ma conservando la capacità di sopravvivenza globale; detto in altri termini, ossia parlando di sostenibilità, non riusciamo a recuperare e a mettere dei freni efficaci alla distruzione della bio-diversità, all'aumento della temperatura sulla Terra (soprattutto la riduzione di CO2), all'uso predatorio del suolo.

La terza riguarda le tecnologie. Alcune di queste sono risorse fondamentali per lo sviluppo, ma, al contempo, creano sfide a cui la mente umana non è adeguatamente strutturata; cito solo quelle che sono e saranno dirompenti: l'intelligenza artificiale attraverso lo sviluppo di "macchine che apprendono" e di attuatori fisici come i robot; l'elaborazione quantistica con un aumento di capacità di calcolo di milioni di volte; l'editing genetico con macchine che possono sostituire un singolo elemento del DNA, come la CRISPR/cas9 (vedi articolo di Repubblica qui)

Vedi l'intero articolo di Michael K. Spencer su Stephen Hawking qui.

GOOGLE mette su strada l’auto senza conducente, nel 2018

Google rompe gli indugi e, forte del suo know how, sviluppato in almeno 8 anni, dice pubblicamente che metterà su strada le vetture autonome nel 2018 nella prima città, al mondo, che sarà Phoenix in Arizona.

Questa la notizia. Wow! Notiamo che l'azienda che ha fornito a "Waymo", la società controllata da Alphabet (Google!), le vetture è FCA, ossia Fiat-Chrysler.

Dopo la sorpresa ed una certa incredulità vogliamo dare atto a Google di grande coraggio! Il dibattito internazionale su molto temi, aperti e ancora nemmeno condivisi, è ai primi passi. Cito tre tematiche complesse e sulle quali si concentreranno le legislazioni e le associazioni di consumatori:

A. in caso d'incidente a chi va attribuita la responsabilità: al titolare dell'auto? alla società che ha venduto l'auto automatizzata? al produttore del sistema di guida autonoma? al fabbricante dell'auto a guida autonoma?

B. in caso di incidente come si svolgerà la rilevazione dei fatti? scatola nera dell'auto? video camera a bordo che abbia registrato l'evento? dichiarazione delle persone coinvolte?

C. omologazione e quindi autorizzazione a circolare di una vettura a guida autonoma? con quali criteri, standard e verifiche operazionali ?

Vedi l'articolo qui.

Quali sono le sfide? Al tavolo di Trump solo tecnologia digitale?

Non sappiamo che cosa davvero abbiano detto i maggiori CEO delle aziende USA a Trump. Dal video clip diffuso e dalle agenzie di stampa deduciamo che due siano stati i temi sul tavolo:

  1. la tecnologia digitale, disponibile e futuribile, con i suoi impatti sul lavoro; 
  2. le analisi e le raccomandazioni dei CEO a Trump per l'economia USA.

Potete leggere qui uno dei resoconti: https://www.ilsoftware.it/articoli.asp?tag=I-big-dell-IT-a-colloquio-con-il-presidente-USA-Trump_15692

Non tutti i "grandi" imprenditori e top manager hanno partecipato: Musk, Zuckerberg, Sanders (FB) non sono andati all'incontro. Significative le presenze, significative le assenze. Si comunica con entrambe le scelte, a mio avviso. 

Ho ascoltato le brevissime presentazioni dei partecipanti. Le parole più evocate sono state: innovazione, cyber-security, cittadini. L'intervento di Tim Cook di Apple è stato interessante perchè ha dato peso a due fattori,  i servizi ai cittadini e l'istruzione di base che mostra "deficit" oggi, e ha dato ruolo al Governo perchè responsabile dei processi che li possono attuare. 

Noto due aspetti di questo incontro: focalizzazione sulla trasformazione digitale, quindi sulla tecnologia e sul know-how sottesi, che sono un punto di forza del sistema economico USA,  e sulla espressione sistemica dell'incontro perchè erano presenti il Governo, l'Accademia, le imprese. Non stupiamoci se i cittadini non erano rappresentati perchè il sistema di governance USA è per delega.

Le SFIDE del mondo, che sono tante e complesse, non erano visibile ed esplicite. Anche questo è un messaggio.  

ROBOT: le sfide nei prossimi 10 anni

Alphabet, ossia Google, è proprietaria di Boston Dynamics che mostra in questo video che cosa sia capace di fare il suo robot "HANDLE": si muove a 9 km/ora, salta 1,5 metri in altezza, ha un'autonomia di una trentina di chilometri prima di ricaricare le batterie, scende le scale, si muove su terreno in terra ed erba, solleva carichi sino a 50 kg. 

I robots sono al centro dell'attenzione dell'economia e presto dela politica; Bill Gates propone di tassarli e di finanziare un "reddito di cittadinanza" o similare per contrastare ed equilibrare la perdita di posti di lavoro. 

Che cosa possiamo aspettarci? La mia personale opinione è che stiamo entrando in una finestra temporale di 10 anni durante la quale si porranno e si affronteranno questi cinque problemi, ma anche si otterranno grandi benefici:

  1. OCCUPAZIONE: aumento esponenziale di robots, fissi e mobili, nel manifatturiero con una riduzione dei fabbisogni di operai ed impiegati: crisi occupazionale internazionale, specie nel mondo occidentale industrializzato; riduzione dei fabbisogni di manopera a due cifre; 
  2. SPECIALIZZAZIONE: specializzazione industriale del settore "robot": apertura di mercati verticali per la salute, per la persona, per il turismo: sicurezza, servizi per anziani, servizi informativi e così via; 
  3. DRIVERLESS: appariranno i primi mercati specializzati per auto senza guidatore e un'automazione dei servizi forniti dall'auto tale da richiedere una rivisitazione radicale di componenti fondamentali dell'economia: responsabilità in caso di malfunzionamento e di incidenti stradali, innovazione tecnologica radicale delle comunicazioni tra veicoli e tra "umani" nelle aree urbanizzate e/o ad  alta intensità di mobilità; 
  4. REGOLAMENTAZIONE: riconoscimento, attraverso leggi, dello status del robot, includendovi la definizione e la condivisione di una "carta" delle responsabilità e una "carta" della sicurezza perchè l'intelligenza artificiale dei robot sarà sempre più interconnessa con l'intelligenza umana e le regoli sociali, sinora riguardanti solo gli esseri senzienti; 
  5. CYBER SECURITY: anche per i robot varrà l'Internet delle cose (IoT) e il controllo, manutenzione, guida saranno realizzati attraverso la rete; si pone dunque il problema della sicurezza per evitare che il controllo venga preso da persone/organizzazioni malevole.

Vedi anche questo video clip:

e questo articolo in rete.