Che cosa faremo nel “dopo” virus?

Oggi è il 24 marzo, sono passati dieci giorni dal mio ultimo post e il mondo è cambiato ancora una volta, profondamente.

La situazione attuale è caratterizzata da questi elementi:

– siamo in piena pandemia, oramai tutto il mondo è infettato;

– i Paesi più sofferenti per quantità di casi di contagio e morti sono la Cina, l'Italia, gli Stati Uniti; il luogo più infetto del mondo è l'Europa;

-gli infettati superano i 360.000, ma sono solo quelli sottoposti a tampone e trattati medicalmente; si stima che gli ulteriori infettati siano 10 volte quelli riconosciuti, ossia 3,6 milioni; 

– le persone bloccate in casa per tentare di "spalmare" gli effetti del virus su di un orizzonte temporale più ampio sono oltre 1 miliardo; 

– tutti i Paesi, con l'eccezione dell'Olanda, ha preso misure drastiche di "separazione sociale" ossia "io resto a casa", detto anche "lockdown".

Il mondo sta reagendo con disposizoni restrittive delle libertà personali; ma sta anche mantenendo e difendendo la capacità di due filiere chiave: quella medica, quella logistica del cibo. Per farlo davvero deve mantenere una struttura produttiva e distributiva complessa che va oltre il medicale e la logistica del cibo; ad esempio è necessario tenere aperte e funzionanti alcune funzioni pubbliche e private, come le istituzioni di governo (il Governo, il parlamento, gli uffici regionali e comunali), le attività di supporto tecnico come le aziende che riparano e manutengono gli impianti, le aziende che producono e assistono i prodotti digitali, che sono diventati indispensabili per tenere viva la struttura economica. Si stima che il 30% delle attività produttive siano attive. Insomma una "riduzione" enorme delle attività umane, la maggior parte delle quali ora si svolge nelle abitazioni, spesso in isolamento individuale o familiare.

Lo scenario è apocalittico, ma la società è ancora attiva e produttiva, ora con due scopi chiari: sostenere la sopravvivenza e lottare per vincere il virus, perlomeno nei suoi effetti di breve termine (i prossimi 6 mesi). 

Che cosa sta succedendo alle persone? La consapevolezza del nuovo "status" umano sta crescendo, anche se una larga fetta della popolazione, dominata da paura e angoscia, sembra rifiutare la situazione attuale: così abbiamo visto 100.000 milanesi scappare verso il Sud Italia per tornare alle famiglie di origine o per isolarsi in un territorio a più basso tasso di contagio e vediamo ancora migliaia di persone che sembrano non accorgersi delle disposizioni del Governo e si muovono a lunga distanza dal proprio domicilio o si assembrano in riunione e feste. Le sanzioni sinora cumuilate per comportamenti scorretti sta raggiungendo la quantità 100.000, dimostrando che il fenomeno è significativo.

Ci dobbiamo chiedere se qualcosa stia cambiando nel "sistema comportamentale" delle persone che rispettano le nuove regole di distanza sociale. I cambiamenti che queste vivono oramai da due-quattro settimane sono tanti ma possiamo ricondurli a  questi tre:

– riduzione dello spazio entro cui muoversi, ossia la propria casa e lo spazio esterno per una passeggiata o per attività pseudo sportiva; 

– misure di sicurezza diffuse: dall'uso della mascherina protettiva alle code per l'acquisto di beni di prima necessità; 

– un bombardamento continuo 24/24 ore da parte dei media televisivi e "social" con dati, bollettini, istruzioni.

Il cervello di queste persone (il 70% della popolazione; ipotizzo un 30% insensibile o auto diretto su altri temi e stili di vita) è in corso di trasformazione; con "cervello" intendo l'hardware, la fisicità.

La mente (il processo del pensare) è anche in trasformazione, nel senso che le condizioni esterne e le riflessioni interne producono pensieri diversi, emozioni diverse, percorsi mentali diversi. 

Le relazioni con gli altri sono cambiate e cambiano: ora sono molto più focalizzate sul sè e sulle persone con cui conviviamo, ossia la famiglia; e poi si stanno aprendo nuove esigenze, come quella di connettersi con "gli altri", come gli amici e le persone con cui scambiare qualcosa, dalla sicurezza al come impiegare il tempo, al "dopo" pandemia.

Possiamo ora porci questa domanda: come sarà la nuova normalità nel "dopo" virus? Gli umani hanno una grande energia di resilienza e vivono anche per il proprio futuro. 

Mi faccio aiutare da Mc Kinsey, accedendo ad un metodo che viene esposto in questo articolo intitolato " Beyond corona virus: the path to the next normal": https://www.mckinsey.com/industries/healthcare-systems-and-services/our-insights/beyond-coronavirus-the-path-to-the-next-normal?cid=other-eml-alt-mip-mck&hlkid=57493764e69749faa0353eee4776292f&hctky=2324759&hdpid=b431aa82-3d5c-40f5-b141-ffe9ad89e4d7 

Ci sono questi cinque passi, che ora elenco e che poi sviluppo:

  1. risolvere,
  2. "resilienziare" (usare la resilienza)
  3. ritornare,
  4. re-immaginare,
  5. riformare.

RISOLVERE: che cosa abbiamo fatto o stiamo facendo per far fronte al cambiamento in atto?

Le azioni immediate sono avvenute in tre settori dell'economia e delle relazioni sociali:

– la SANITA': aumento delle infrastrutture (terapia intensiva in primis), aumento della capacità di assistenza ai malati (più medici, più ore di lavoro, più infermier*), aumento della sicurezza per gli operatori sanitari;

– la SCUOLA: insegnamento ed apprendimento da remoto; sospensione delle "classi", tutti a casa, studenti e maestr*/professor*; 

– il BUSINESS: lavoro da remoto, diradamento e poi annullamento di incontri in presenza; selezione della attività per la sopravvivenza e la cura.

Che cosa ci porteremo nel "dopo"? sicuramente la remotizzazione di studio e lavoro, grazie alla digitalizzazione della video-conferenza. E poi una ristrutturazione di capacità produttiva nel settore della Sanità…avremo altre sfide biologiche; maggiori investimenti nella prevenzione e cura delle sindromi conosciute e sconosciute?

 

"RESILIENZIARE": come ci adattiamo e come affrontiamo la crisi finanziaria per vivere l'emergenza di oggi e prepararci al "dopo"?

La crisi finanziaria, dietro l'angolo, è la maggiore minaccia. Il PIL e la occupazione sono sotto attacco, già oggi. Anche se le istituzioni finanziarie mondiali si sono già mosse (BCE europea, FED americana, Banca Mondiale) non è ancora chiara la strategia di intervento sui mercati. La resilienza, cioè la capacità di adattamento al contesto, è la risorsa che ci permetterà di agire nella direzione giusta, sul breve termine: sopravvivenza, relazioni sociali, gestione dell'economia dipendono dalla resilienza.

E' il "ponte" verso il "dopo": disponiamo di una grande resilienza che ci traghetterà quindi nel "dopo".

 

RITORNARE: quale percorso faremo per "ritornare" ad una situazione normale, ad una operatività che permetta un equilibrio tra costi e ricavi? e questo vale per gli individui e per le organizzazioni.

E' la sfida che viene facilitata da un'alta resilienza, oggi disponibile; è la riprogettazione dell'economia del "dopo". E' il viaggio che dobbiamo fare per raggiungere un nuovo equilibrio economico globale e locale. Essendo un viaggio è un "processo", non ancora un risultato. Come sarà questo viaggio? Sraà un viaggio che NON potrà contare su esperienze simili e vicine al nostro tempo, quindi sarà segnato da un'alta incertezza, da prove-prototipi, alcune false ripartenze, e un lento consolidamento di nuove pratiche, sia di comportamenti individuali, sia di comportamenti e strategie delle organizzazioni.

Non sarà certo una "replica", ossia NON sarà un ritorno al passato, come se nulla fosse successo. Un esempio per farmi capire: il lavoro e lo studio da remoto rimarranno e si consolideranno, come base per cambiare i sistemi produttivi e quelli scolastici.

RE-IMMAGINARE: quale situazione vorremo ricreare nel "dopo" virus? immaginiamoci come la vorremmo e come la perseguiremmo.

Vedremo una nuova domanda del mercato, perchè ci sarà stata una modifica dello stesso "cervello" degli umani, visto che il confinamento in casa per settimane, la paura del contagio, la modifica dei ricavi individuali e aziendali, avranno creato nuove connessioni, accelerato e rallentato i pensieri, modificato i processi mentali di moltissime persone. Che cosa ci serve per descrivere ciò che vogliamo sia la "situzione futura"? Desideri o esigenze concrete di breve termine ? Sarò soprattutto, amio avviso, la capcità di immaginarci questo prossimo futuro, questo futuro possibile e fattibile. Qualche esempio di futuro possibile? Maggiore e migliore uso della comunicazione da remoto e migliori servizi web e comunità social; minore globalizzazione e maggiore localizzazione o, come s'usa dire, sviluppo di soluzioni "glocal", bilanciate per ridurre i rischi e gli effetti di un collasso della globalizzazione, come stiamo sperimentando oggi nel "durante virus". 

 

RIFORMARE: l'economia del mondo, nel "dopo", cambierà e ci saranno riforme sostanziali. Quali saranno le riforme possibili e probabili?

La parola "riforma" significa mettere mano al "sistema", alle grandi regole e strutture,siano esse pubbliche o private. Stiamo sperimentando gli egoismi individuali e  delle Nazioni, come le generosità. Non potremo però nel futuro accettare le condizioni di elevato rischio individuale e nazionale che viviamo oggi; qualche esempio: la mancanza delle mascherine per proteggerci dal virus, perchè non c'è produzione locale in Italia;  blocchi e sequestri di mascherine medicali, attuate da nazioni attraversate dal flusso di materiale in export/import. 

C'è la possibilità che l'intero modello di sviluppo economico possa essere soggetto a profonde riforme, perchè la domanda sarà diversa da "ieri". Nessuno sa oggi, però, se e come cambierà! Quale sarà l'evoluzione, il punto di arrivo è davvero imprevedibile: questo significa per tutti una grande opportunità, quella di "costruire" il futuro. Che sia, questo futuro possibile, sostenibile per l'ambiente, per l'ambiente, la società e l'economia!!! Vedi anche questo articolo sull'inquinamento ai tempi del corona virus: https://www.ilpost.it/2020/03/17/coronavirus-inquinamento-emissioni/

 

 

 

 

 

 

 

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