HITV: un concept per cambiare il lavoro dei Team viaggianti sui veicoli speciali

Uno straordinario gruppo di innovatori italiani ha dato vita ad una iniziativa d'internazionalizzazione con target il Brasile. Qui le loro immagini e profili. L'iniziativa si chiama BRIT. Il primo progetto si chiama FÉBUS (FÉ in brasiliano vuol dire fiducia). L'offerta si esprime attraverso diverse innovazioni che si materializzano in un veicolo speciale , con equipaggio a bordo, che funziona come un "laboratorio mobile di diagnostica di edifici e di aree urbane". Ecco il visual di FÉBUS

La domanda che i progettisti si sono posti è stata: come possiamo trasformare l'equipaggio, localizzato in Brasile nell'area da rilevare, in un equipaggio con tutte le competenze necessarie di post-processing, come l'elaborazione 3D degli edifici e delle aree urbane attraverso droni e laser scanner; e la capacità diagnostiche sui materiali con le migliori conoscenze del made in italy del restauro?

La risposta è stata il design di una piattaforma digitale, installata sul veicolo, con queste quattro capacità:

  • connesssione always on con il back office in Italia e Brasile e con i partner ovunque localizzati
  • web cam indossabili e connessione video ad alta definizione
  • voce aumentata, ossia soppressione del rumore
  • applicazioni collaborative locali e remote.

E' nato HITV che significa: High Integrated TEAM & Vehicle. Lo schema a blocchi che segue ne dà una mappa concettuale. 

Sarà la bellezza a salvare il mondo

La reggia di Caserta vista da un drone.

"Sarà la bellezza a a salvare il mondo": è la profezia di Dostoevskij. Ed è anche la chiusura di un libro intitolato " La cultura si mangia ! ", scritto da Bruno Arpaia (scrittore) e Pietro Greco (giornalista e conduttore radiofonico). Edizione Guanda, 2013.

Il libro popone una tesi ed avanza alcune proposte strategiche per l'Italia, sul tema della "cultura".

La tesi è che l'Italia deve cambiare strategia di specializzazione produttiva, dagli attuali prodotti e servizi a tecnologia medio-bassa verso prodotti/servizi ad alto contenuto di conoscenza (socialmente ed ecologicamente sostenibili), abbracciando il passaggio storico delle economie moderne verso la società della conoscenza. Dicono gli autori che l'Italia non lo sta facendo e che invece taglia gli investimenti pubblici e privati per la cultura.

Ma che cosa significa "industria della cultura e della creatività" e quanto conta nel PIL italiano. I dati riportati (anno 2011) dicono che vale circa 4,5 milioni di occupati e il 15% del PIL nazionale (fonte: ricerca di Unioncamere e Symbola); è creato da 1,535 milioni d'imprese, il 25% della base imprenditoriale italiana; 38 miliardi di export, pari al 10% del totale italiano.

Nell'industria della cultura troviamo sia  le attività umanistiche, sia quelle scientifiche e quindi:  Ricerca e Sviluppo (1,2% del PIL circa), artigianato di alta qualità, produzione artistica, istruzione e formazione, editoria, produzioni radio, televisive e cinematografiche, cura e gestione di beni culturali (edifici storici, musei, opere d'arte, ecc. ), opere degli architetti e  ingegneri liberi professionisti, sviluppo di software e di videogiochi, autori di opere dell'ingegno (scrittori, musicisti, ecc.), giornalisti e giornali, design.

Manca il ruolo dello Stato che ha invece prodotto vere e proprie rivoluzioni culturali ed economiche come a Bilbao e nella valle della Ruhr in Germania, ove l'intervento pubblico si è manifestato con una strategia e con forti investimenti (miliardi di €).

Che cosa propongono gli autori? Quattro interventi strategici:

  1. aumentare il numero di persone creative; 
  2. aumentare il numero di imprenditori hi-tech; 
  3. aumentare e focalizzare la domanda pubblica di beni e servizi comuni (non per il consumo individuale) verso:
    1. l'energia: cambiare il paradigma energetico nazionale da consumo di energie fossili a energie rinnovabili e all'efficienza energetica; la Germania col progetto DESERTEC vuole produrre energia dal sole nel Sahara e in Arabia; 
    2. la tutela del territorio, riducendone la fragilità: mitigare i rischi idrogeologici e sismici; il rischio di inquinanti tossici; contrastare e ridurre l'abusivismo edilizio; mitigare i disastri da calamità naturali; 
    3. tutela dei beni culturali: dalla mera conservazione alla produzione culturale,  al dialogo interculturale, alla promozione della lettura; 
    4. il rilancio dell'industria della cultura e della creatività: riforma degli istituti di cultura italiana nel mondo, traduzione dei libri italiani, sostegno alle discipline musicali e artistiche; rimozione dei vincoli alle produzioni autoriali; 
  4. sviluppare città intelligenti che creino habitat creativi: creare le condizioni nelle grandi città per la collaborazione e "contaminazione reciproca" tra talenti, tecnologi e committenti; creazione di luoghi comuni e condivisi di produzione; incubatori.

Che cosa ci ispira? il futuro si può prevedere  ma la mia ispirazione è che "il futuro si può costruire" e che l'innovazione è il motore della costruzione !

 

Disruptive innovations: sguardi sul futuro di Umberto Bertelè

Lectio magistralis di Umberto Bertelè QUI al Politecnico di Milano, marzo 2015. Potete anche leggervi le tantissime slide e guardare lo streaming in video.

Il titolo è davvero appropriato: "sguardi", cioè tante immagini che forniscono numeri (che parlano da soli) e ispirazioni. Documentario di grandissima UTILITA', tempo ben speso per ascoltarlo, necessario metabolizzare i messaggi che più ci colpiscono perchè possono farci capire in quale momento storico (di business) stiamo vivendo. Oggi NON è davvero facile capire in quale direzione si stiano muovendo i consumatori, i grandi attori, gli Stati. 

La parola "disruption" introdotta da Christensen ha un illustre predecessore, Schumpeter, che usò la parola "destruction". Disruption è attibuito a tecnologie/imprese digitali che spiazzano e sostituiscono prodotti/imprese e che generano nuovi mercato; il busines case del secolo è lo smart phone: nel 2014 sono stati venduti 1,2 miliardi di pezzi !

Qualcuno ha detto che oggi "ogni business è digitale": è indubbio che gli sfidanti sono imprese digitali, come Google, Apple, Microsoft, Ali baba in Cina.

Il Wall Street Journal dice che "oggi ogni business è un technology business".

Whats up è un caso esemplare. 

Oggi ha 700 milioni di utenti e sta distruggendo il business degli SMS; è stato recentemente acquisito per 19 miliardi di $.

Possiamo distinguere tra Internet delle cose (IoT) e Internet delle persone. Nel seguito di questo post si parlerà solo di Internet delle persone. Oggi nel mondo ci sono 2 miliardi di persone sempre connesse.

Passo all'elenco dei 33 messaggi che ho catturato:

  1. lo smart phone è un generatore di iniziative disruptive non intenzionali; esempi? orologio digitale (vedi apple watch), macchina fotografica;
  2. lo smart phone è un generatore di iniziative INTENZIONALI; esempi? vedi Whats-up;
  3. l'orologio non serve più per leggere l'ora ! gli svizzeri sono preoccupati; infatti Apple ha venduto in pochi mesi 30 milioni di smart watch e la Svizzera, in totale, 30 milioni di pezzi in un anno !;
  4. le vendite delle macchine fotografiche compatte sono crollate da 108 milioni nel 2010 a 26 milioni nel 2014; a causa della concorrenza delle macchine fotografiche integrate negli smart phone;
  5. sta nascendo il mercato delle macchine fotografiche out of focus;
  6. il navigatore portatile è "morto"; ogni smart phone è in grado di fare le stesse funzioni; 
  7. nel mondo dei giochi le playstation stanno crollando;
  8. la convergenza tra televisione, Internet e cinematografi sta facendo decadere la ESCLUSIVITA' della televisione come unico canale alternativo al cinematografo; oggi vediamo tre settori che competono: televisione, telecomunicazioni, OTT (come Amazon, Netflix, Google). Netflix ha finanziato il serial televisivo "house of cards";

9. c'è un ritorno al "vintage" di alcuni prodotti: orologi svizzeri di alta gamma; penne Mont Blanc; DISCHI DI VINILE (in USA incremento del 100% dei volumi nell'ultimo anno); LEICA uguale nella forma al modello 1954 e costa 15.000 dollari; 

10. difficile convivenza carta-digitale nel mondo dei giornali; aumenta la richiesta di informazione digitale, ma i ricavi dei giornali si riducono; 

11. i Giornali sono in crisi; New York Time è in crisi; Washington post comperato da AMAZON; 

12. chiudono le edicole di giornali; -33% a MILANO; si aprono contenziosi tra OTT (Google) e giornali; 

13. lieve inversione di tendenza nella vendita di libri, grazie ai giovani; si tende al 60% carta e 40% e-book

14. e-commerce: due tendenze di modelli di business:

        i. fatturato sul transato (e-bay); 

        ii.fatturato sul venduto (amazon).

​15. nei paesi sviluppati l'e-commerce fa uscire dal mercato aziende tradizionali; 

16. nei paesi non sviluppati l'e-commerce è il primo ed unico canale distributivo; 

17. gli acquisti via smart phone crescono; è una minaccia per Google che ha reagito immettendo sul mercato ANDROID; 

18. anche nella moda c'è un grande sviluppo di app per smart phone; caso Vitton;

19. e-commerce in Cina; in un giorno è stato raggiunto un picco assoluto di 5,7 miliardi di € di vendite; 

20. sharing economy; è sempre esistita ma oggi è disruptive; si vedano i casi Airbnb e Uber;

21. Uber e Airbnb hanno scelto un modello di intermediazione e quindi hanno investito pochissimo; stanno creando IRRITAZIONE, IRA e INVIDIA;  Airbnb offre già oggi oltre 1 milione di soluzioni in 190 paesi; 

22. pagamenti; gli OTT stanno soppiantando le banche; lo sta facendo Facebook; 

23. Ali Baba, cina, ha 81 milioni di clienti come Banca; 

24. Obama ha creato una grande spinta all'innovazione nel settore Sanità;

25. il modello di business delle Università è rimasto fermo …al Medio EVO; 

26. anche il modello di business della prostituzione è cambiato col digitale; 

27. i consumatori scelgono ristoranti e pizzerie soprattutto con lo smart phone; 

28. gli scenari per l'auto sono tre:

      I. auto tradizionali (Audi); 

      ii. auto elettriche (Tesla); 

      iii. auto senza guidatore (Google).

29. anche la Chiesa sta utilizzano Internet; 

30. oggi la componente elettronica di un'auto è circa il 40% dei costi; 

31. i grandi disrupter sono ai primi posti mondiali per capitalizzazione di Borsa; 

32. al WEF (world economic forum di Davos) la maggiore preoccupazione è il tempo di ricostituzione dell'occupazione dopo il taglio di posti di lavoro causato dalla digitalizzazione; la classe media subisce la maggiore compressione;

33. ITALIA, quali sono i principali problemi?

  1. il ricambio generazionale delle imprese;
  2. gli effetti postumi della crisi economica 2008; 
  3. gli effetti della disruptive economy.

 

 

Protocollo di Milano per “Food & Nutrition”: proposte per agire

Fonte della foto: Barilla Center for Food & Nutrition

Il Centro "Food & Nutrition" di Barilla ha lanciato un'azione sul fronte dell'alimentazione per vincere i tre paradossi del mondo, oggi, e vuole presentare un Protocollo di azioni per Expo 2015, lavorando con quanti vorranno contribuire ed impegnarsi.

I tre paradossi sono:

  1. Spreco di alimenti: un terzo della produzione è sprecato e potrebbe nutrire i 900 milioni di persone malnutrite nel mondo. Che cosa dobbiamo fare?
  2. Agricoltura sostenibile: nonostante fame, malnutrizione e mancanza di accesso all'acqua dedichiamo un terzo del territorio agricolo per nutrire il bestiame (1kg di carne di manzo vale 15.000 litri di acqua), e una percentuale abnorme di raccolti serve a produrre biocarburanti. Che cosa dobbiamo fare?
  3. Stili di vita sani (leggasi obesità): per ogni persona malnutrita ci sono due obesi; 36 milioni di morti per mancanza di cibo e 29 milioni per eccesso di cibo. Che cosa dobbiamo fare?

Il documento che potete leggere qui, esplora queste contraddizioni e propone degli "impegni" per i sottoscrittori:

A. ridurre gli sprechi attraverso prevenzione, riuso per consumo umano, produzione di energia

B. promuovere una agricoltura sostenibile attraverso una produzione efficiente, la riduzione dei terreni per biocarburanti (max 5% dei raccolti), eliminare l'acquisto di strumenti finanziari speculativi sulle materie prime alimentari

C. migliorare i modelli/stili di vita promuovendo l'attività fisica, modelli alimentari sani (come la dieta mediterranea)

L'idea e lo schema sono molto interessanti, anche perchè saranno una specie di "testimone" a fine Expo 2015, da passare agli stakeholder del mondo che vogliano impegnarsi a render sostenibile l'alimentazione e la nutrizione.

Sui singoli contenuti, peraltro non definitivi, anzi aperti al contributo di tutti (ma non è ancora chiaro come sarà socializzata la produzione di questo documento!), ci sarebbe già oggi molto da dire.

Un esempio: combattere lo spreco è altamente raccomandabile, ma non si dovrebbe dimenticare che nei 20 o 30 anni necessari per raggiungere risultati misurabili e importanti, dovremmo agire per azioni di solidarietà, con banche alimentari, che redistribuiscano gratuitamente beni di prima necessità alimentare: di questo non c'è alcun cenno nel protocollo. 

Sarà molto importante che la società civile, i cittadini, agiscano pro-attivamente, non lasciando il campo ai soli produttori e distributori.

Infomobilità 1: un potente driver dell’innovazione. Adasis, la realtà aumentata.

POSSIAMO AIUTARE il guidatore di un mezzo (auto, camion) ad essere più prudente, accorto e tempestivo ? e quindi ad aumentare la sicurezza per sè e per gli altri ? Sì, se riuscissimo a fargli conoscere in anticipo le "situazioni" intorno a lui: condizioni del traffico, come gli ingorghi; condizioni atmosferiche nei prossimi chilometri; presenza di curve pericolose e di limiti di velocità; stato della strada, e così via.

E' ciò che si propone un programma europeo chiamato ADASIS: Advancing map-enhanced driver assistance systems. E' l'infomobilità, un potentissimo driver di innovazione. 

Innovare la politica: si può

Una giornalista della TV pubblica svedese intervista, a fine gennaio 2013, Beppe Grillo.

Emergono i nuovi valori del terzo millennio: la sostenibilità, la partecipazione attiva dei cittadini al governo del bene comune, i requisiti di onestà e di competenza di chi vuole fare la vita politica…per soli due mandati !

10 + 1 innovazioni, il manifesto di SGI: “qui si fà l’Italia”

Il video che apre questo post spiega bene come e perchè sia nata questa iniziativa: Stati Generali dell'Innovazione con la prima Consulta nazionale sull'innovazione ha facilitato la formazione e la condivisione della Carta d'intenti dell'innovazione.

Il sottotitolo della giornata, ben spesa,  al Convegno organizzato da Stati Generali dell’Innovazione (SGI) potrebbe essere: incontro ravvicinato con i candidati alle elezioni. 

Roma, 4 febbraio, sala del CNR. SGI presenta la Carta d’intenti dell’Innovazione coinvolgendo i candidati alle prossime elezioni politiche.

Il documento esordisce con una affermazione che va oltre il solito schema innovazione=tecnologia: “l’innovazione è spesso concepita come un ambito circoscritto, strettamente tecnologico. Nulla di più sbagliato. Si tratta del futuro sociale ed economico del nostro Paese. Si tratta della qualità della vita di tutti noi”

Possiamo progettare e realizzare uno sviluppo economico e sociale diverso dall’attuale e quindi sostenibile e orientato a migliorare la qualità della vita perché abbiamo, in Italia, le competenze per innovare. Ci si può chiedere perché non ci siamo già incamminati da anni su questa strada. La risposta è semplice: ci sono tanti ostacoli sulla strada dell’innovazione e quinci occorrono consapevolezze e politiche che  riducano e  mitighino questi ostacoli.

Le politiche dell’innovazione sono state così espresse:

1.     politica della sostenibilità, ossia dell’uso e riuso delle risorse non rinnovabili attraverso nuovi modelli di inverse manufacturing e lo sfruttamento diffuso di energie rinnovabili reso possibile dalle tecnologie ICT

2.     politica dell’apertura a modelli collaborativi tra persone, organizzazioni, tra pubblico e privato

3.     politica delle smart city, cioè del territorio come attore che promuove e realizza l’innovazione sociale

Nella tavola rotonda di apertura il messaggio più importante, largamente condiviso, ed espresso con proposte e volontà di “fare” da Agostino Ragosa, Agenzia per l'Italia digitale e da Antonella Galdi, Anci, è stato il seguente: “ è necessario costruire un piano strategico dell’innovazione per l’Italia, deve essere fatto con la partecipazione dal basso di tutti gli stakehoder, portatori di competenze e di volontà realizzative, e deve includere le vocazioni e le espressioni dei territori…non solo Smart City, e quindi tante iniziative che usino il capitale locale di conoscenze e capacità “

I candidati alle prossime elezioni, oltre 70, di tutte le provenienze, hanno sottoscritto la carta d’intenti. I presenti all’evento hanno reso evidente la fase di transizione che stiamo vivendo, dalla delega alla partecipazione. Lo hanno reso chiaro nel linguaggio, che da “io” è diventato “noi, insieme” ; lo hanno espresso nell’orientamento che va dal “il partito dice e sostiene” al “ i cittadini chiedono e vogliono”. 

Il pubblico è stato coinvolto con la modalità “Open Talk”, organizzata da Carlo Infante, in quattro temi: sviluppo, open, inclusione, creatività. Questi termini sono stati anche gli hash tag di twitter per raccogliere in tempo reale i pensieri del pubblico e per costruire poi i rapporti finali, sempre in tempo reale. L’hash tag “#sginnovazione” è stato il secondo più twittato , in Italia, il 4 di febbraio !

Ne ricordo alcuni che spiegano ed  enfatizzano quattro punti cruciali, della proposta di SGI: facciamo la strategia dell’innovazione (punto 1), apriamo i dati pubblici ai cittadini (punto 3:open data& open government), alfabetizziamo la società azione digitale (punto2), includiamo  le differenze, a partire da quelle di genere (punto undici):

·      nel rapporto istituzioni-cittadini vogliamo trasparenza, trasparenza, trasparenza

·      l’innovazione è anche donna !

·      più sappiamo più navighiamo

·      alfabetizzazione RAI non deve essere slogan

·      l’innovazione è lo sviluppo

·      i giovani capaci urlano…e il merito !!!! ?????

·      strategico includere le donne nello sviluppo per le loro competenze e per lo sguardo femminile

·      sviluppo se le PMI si aggregano in rete ed imparano a collaborare

·      Open Data: è la rivoluzione perché struttura la trasparenza degli atti pubblici e dei dati pubblici

Leggete anche che cosa ne pensa Carlo Infante.

L’orto in tasca: il chilometro zero attraverso i-phone

Eva  de Marco, ingegnera civile, è l'autrice di questa idea innovativa che adesso è in una fase di "crowdfunding". L'idea sfrutta alcuni strumenti digitali potentissimi come la georeferenziazione, i-phone e il social network. Inoltre si appoggia ad un web, Ulule, per il finanziamento in rete da parte di chiunque (crowd). 

Come funziona ? Uso le parole dell'autrice:

"Il problema  Come molti cerco di comprare ortaggi e frutta dai produttori locali, ma il problema è sapere quando ci sono i mercati aggregatori dei produttori agricoli, se troverò le verdure che cerco, che prezzo pagherò i prodotti…

La soluzione: L'Orto in Tasca!  Un giorno, ad un mercato a Km 0 molto piccolo e che era presente vicino a casa mia solamente una volta al mese, ho pensato che sarebbe stato utile avere a portata di mano un’applicazione che mi dicesse nel posto in cui mi trovo quali sono le aziende agricole che vendono prodotti di propria produzione ed a quali prezzi.  Sarebbe una cosa fantastica: unire una tecnologia attuale a una realtà che fa parte del passato! I vantaggi sarebbero molti: innanzitutto quello già detto dei prezzi dei prodotti aggiornati, capire quanto sono vicine le aziende, sapere se producono bio, se è presente un’azienda didattica che organizza eventi per i bambini. L’idea c’è, il nome anche: “L’orto in tasca”. Manca solo il finanziamento! Per realizzare tutto il progetto mi occorrono 7000 euro che mi serviranno per pagare chi mi farà il sito web e l’applicazione e poi farla conoscere! Mancate solo voi!!

Come funzionerà  Dall'applicazione smartphone e con la geolocalizzazione sarà possibile individuare le aziende agricole più vicine che vendono prodotti agricoli, inoltre il download dell'applicazione sarà gratuito. In ogni scheda dell'azienda sarà possibile trovare il prezzo aggiornato dei prodotti e le informazioni sui servizi offerti. Dalla piattaforma web le aziende potranno semplicemente inserire i propri dati e aggiornarli a piacere. 

Sviluppi futuri  Questo coinvolgerebbe le aziende agricole che avrebbero una marcia in più nella loro attività. Diventerà inoltre uno strumento di incentivazione di prodotti autoctoni poco conosciuti e diffusi come la Rosa di Gorizia, l'aglio di Resia, le cipolle di Cavasso …. Io l’ho ideata pensando al posto in cui vivo ma sarà possibile poi farla anche per la Francia, per la Germania, per l’Austria, la Spagna…

 

Il manifesto delle 10 innovazioni per (ri)-costruire il nostro futuro in Italia

Ecco l'iniziativa di Stati Generali dell'Innovazione, la più attiva associazione italiana che vuole FARE.

A Roma, il 4 febbraio, presso il CNR, Piazza Aldo Moro, verrà presentato un manifesto di 10 + una innovazioni che, prendendo l'avvio dalla "Agenda digitale italiana", tradotta in legge per la crescita, sviluppa 10 azioni strategiche che il nuovo governo dovrebbe perseguire con determinazione e sufficenti investimenti.

La sfida, come oramai tutti o quasi sappiamo, è darci un progetto, una speranza, una volontà di azione che faccia ripartire la voglia di FARE; che dia consapevolezza delle nostre competenze; che strutturi azioni pubbliche e private nella direzione dell'innovazione, sorgente di energia e di nuovi ricavi per l'economia italiana, di nuova occupazione e di capacità di far restare in Italia i giovani; che dia spazio alle donne, risorsa fondamentale per rilanciare  il nostro Paese

Il manifesto completo è qui. La lista delle 10 + una azioni è qui di seguito:

1) Definire e mettere in atto un Piano strategico per l'innovazione. Senza un Piano complessivo i provvedimenti, pur positivi, rischiano di non produrre reali ed efficaci cambiamenti. Nella legge “Crescita 2.0” (Decreto 179/2012 convertito nella Legge 17 Dicembre 2012 N. 221), grazie ad un emendamento basato su una nostra proposta, è previsto che il piano sia realizzato nei primi mesi del 2013. Quindi come uno dei primi atti del nuovo Governo. Ma non è importante soltanto la tempistica. Sono fondamentali la qualità e l'accuratezza del piano, che devono consentire di identificare azioni concrete ed obiettivi misurabili

2) Realizzare un programma nazionale per l'alfabetizzazione digitale sul quale focalizzare il sistema educativo nella sua interezza. Lo sviluppo delle competenze digitali è fondamentale per il nostro Paese, che soffre su questo campo di uno svantaggio molto grave nei confronti della gran parte dei Paesi Europei, come anche rilevato dal recente rapporto PISA. Ne paghiamo i danni sul fronte dello sviluppo economico-sociale, ma anche dell'inclusione e dell'esercizio dei diritti democratici. ll programma di alfabetizzazione digitale dovrà partire dalla centralità della Scuola, non solo come ambito di sviluppo delle competenze degli studenti, ma anche come luogo di raccordo e di costruzione dello sviluppo culturale del territorio, evidenziando il ruolo delle università e delle biblioteche come luoghi aperti di incontro e di scambio fisico e virtuale. Inoltre, dovrà prevedere la disseminazione sul territorio di “telecentri” e piazze telematiche dove possano incontrarsi coworking e formazione, attività ICT assistite e iniziative sociali. Il coinvolgimento, in particolare, di attori in grado di agire come moltiplicatori sul territorio (quali centri di quartiere, associazioni di volontariato, ecc.) diventa di cruciale importanze per raggiungere capillarmente contesti e cittadini a maggior rischio di esclusione, e per dar vita a processi di sperimentazione di innovazione sociale. Il contratto di servizio e la missione RAI devono includere l'impegno pubblico per l'alfabetizzazione digitale con una programmazione dedicata;

3) Porre la Scuola al centro come luogo di investimento e di creazione di valore. Rilanciare il ruolo della Scuola, dell’Università, della formazione continua e di tutte le agenzie formative per scandire un’evoluzione dei modelli d’apprendimento in relazione agli scenari del cambiamento, secondo nuovi principi educativi come il social learning (le piattaforme Web che declinano in ambito educativo le potenzialità dei social network).

4) Attuare l'Open Government nei processi decisionali. Per avviare le pratiche di Open Government, dopo il passo necessario (e obbligatorio ai sensi della legge sopra citata) dell'apertura dei Dati, è importante andare oltre le consultazioni estemporanee e definire modalità sistematiche di partecipazione nei processi legislativi, in modo che i portatori di interesse possano contribuire in modo efficace. Le modalità potranno andare dalla pubblicazione delle bozze delle iniziative legislative governative di maggiore importanza, ad un percorso consultivo strutturato, all'apertura di piattaforme online per la proposta di idee legislative (legislazione diffusa), come di recente avviato in Finlandia;

5) Promuovere il commercio elettronico e lo sviluppo della cultura digitale delle piccole e medie imprese, in termini di riorganizzazione dei loro processi produttivi e di marketing, per massimizzare i benefici offerti dalle nuove tecnologie digitali (e non), attraverso anche l’introduzione di meccanismi di incentivazione. Incentivare la nascita di Reti di imprese.

6) Riconoscere l'accesso in banda larga come servizio universale. Il livello di qualità e la larghezza della banda devono essere definiti in modo da raggiungere l'obiettivo primario dello sviluppo sociale ed economico, e quindi anche rispetto alle evoluzioni tecnologiche e alle situazioni presenti nei paesi UE, partendo da un livello minimo di banda e avendo un graduale obiettivo di garantire la banda larga di terza generazione a tutta la popolazione. L'approccio deve essere tecnologicamente neutrale e gli operatori che forniscono questo servizio universale devono rispettare i principi della “net neutrality”, come ribaditi anche nell'Agenda Digitale Europea.

7) Ridurre le barriere all'ingresso del mercato delle telecomunicazioni e Realizzare il modello della “fibra dei cittadini”. Ridurre le barriere all'ingresso del mercato delle telecomunicazioni, per stimolare la partecipazione al mercato della infrastrutturazione in fibra da parte della piu' ampia pluralita' di soggetti, nel rispetto del quadro comunitario, anche di cittadini associati con formule che permettano di realizzare di fatto il modello della “fibra dei cittadini". La proposta è di prevedere che la parte di fibra dell'ultimo miglio (FTTH – fiber to the home) sia considerata come pertinenza degli edifici, consentendo la realizzazione di cablaggio in banda larga con un costo molto basso e con utilizzo ampio della banda (non solo per Internet e voce).

8) Cambiare il modello del lavoro, con un riconoscimento esplicito dell'Economia della Conoscenza e di conseguenza un adeguamento delle politiche del lavoro rivolte alle nuove forme di produzione del valore cognitivo (con modalità di lavoro in mobilità, smart working). Definire di conseguenza le politiche di tutela del lavoro precario, intercettando tutte le espressioni informali d’impresa creativa, per ridisegnare un sistema di welfare e di sostegno alla flessibilità. In ottica più generale, anche con meccanismi come il reddito minimo di cittadinanza.

9) Sviluppare il mercato dell’open innovation, usando con attenzione le risorse che le Regioni possono mettere a disposizione delle imprese e curando la crescita della loro capacità di innovazione secondo un modello che valorizzi le specificità italiane.

10) Mettere in rete l’intera filiera dell’Innovazione – Università, Impresa, Credito, Territorio – per rendere possibile una politica economica centrata sull’ innovazione come motore della crescita e dello sviluppo del nostro paese, anche ridefinendo l'attuale concetto di “start-up” verso un'accezione sempre piu' imprenditoriale, anche in riferimento ai laboratori di ricerca. Prevedere e incentivare attività di trasferimento tecnologico.

11)Promuovere politiche dell'innovazione sensibili alle differenze, a partire da quelle di genere– Riconoscere ed integrare i bisogni, gli interessi e le competenze delle donne nella ricerca, nei progetti e nei dibattiti sull'innovazione, per un approccio pluralista e inclusivo delle differenze in generale; promuovere iniziative per colmare il digital divide di genere, per il supposto alle start up femminili, per aumentare la presenza di donne nei percorsi di studio e nelle carriere ICT, per una migliore sinergia tra innovazione sociale e innovazione strettamente tecnologica.

 

Correre, cambiare, innovare

Queste tre parole del titolo, correre, cambiare, innovare, possono costituire una ricetta per rendere più consapevole la nostra vita e per giocare un ruolo pro-attivo in azienda quando partecipiamo ad un processo di innovazione. Ce la propone Simone Virginio, un manager-coach, che ha pubblicato un libro "Running for change" con canale distributivo Amazon.

Che cosa ci dice Simone ? Ecco un breve estratto:

«Questo è un libro sul cambiamento e su come la corsa, il coaching e il contatto con le mie emozioni mi permettono di affrontarlo continuamente nelle diverse situazioni che si presentano nella mia vita. 

Il percorso è durato quasi 4 anni, durante i quali ho sperimentato personalmente diversi approcci al cambiamento, per trovarne uno mio, profondamente mio. Dopo aver giocato 25 anni a pallacanestro nel 2009 ho iniziato a praticare la corsa; per me è stata un’esperienza nuova, sconvolgente e che continua a darmi moltissimo. Nello stesso periodo ho frequentato un Master in Coaching di due anni. Ho scoperto strada facendo che ero alla ricerca di un mio stile, che mi permettesse di scoprire il mio lato emotivo, esplorare i miei bisogni e portare nuovi comportamenti nelle azioni quotidiane. 

Se devo sintetizzare in un concetto il coaching lo definisco come il passaggio all’azione, meditato e consapevole.
Il legante tra tutte queste cose apparentemente distanti è stato comunque la corsa, vera e propria palestra per allenare l’ascolto verso me e per testare la mia resilienza: con il tempo è diventata la mia forma di meditazione dinamica.
Chilometro dopo chilometro racconto cosa significa per me il cambiamento, le emozioni collegate, come provo ad affrontarlo negli aspetti più intimi, personali e professionali; esattamente come nella maratona affronto il “muro”, cioè quel particolare momento in cui non si riesce più ad andare avanti e bisogna sfidare i limiti della propria resistenza, per arrivare al traguardo»