Cambiare si può. Pensare ed agire per sistemi.

Questo articolo è stato pubblicato nel web LTeconomy: http://www.lteconomy.it/blog/2020/01/25/change-is-possible-how-to-perform-thinking-and-acting-in-a-systemic-way/

L'attuazione di nuovi comportamenti, che possano essere considerati "sostenibili", può significare, spesso, cambiamento: qualcosa che viene cambiato in modo definitivo (sino al prossimo cambiamento!). Nascono alcune domande: è necessario che questo cambiamento sia radicale e totale o può avvenire per passi graduali e successivi? quale "modalità di pensiero" è la più efficace per generare il cambiamento? Possiamo trovare qualcuno che ci aiuti in questo processo di trasformazione? Ci sono ostacoli da superare?

Possiamo affrontare questo tema da diverse prospettive: personale, da imprenditori o da funzionario di una istituzione. La difficoltà e la risposta alla difficoltà hanno un origine chiara: la tua intenzione. Il grado di difficoltà è variabile: sembra più facile cambiare se decidi per te o per un gruppo di persone intorno a te (esempio: la famiglia); è molto più complesso e difficile se ti senti responsabile di una grande organizzazione o istituzione.

Questo tema del cambiamento può essere affrontato con tanti approcci diversi: razionale, empatico, sistemico, scientifico, umanistico, ecc.

Ti dirò quale sia la mia preferenza. Essa include due titoli:

– il pensiero che usi,

– il processo (il percorso) che segui per trovare la soluzione.

Inizio dal "pensiero che usi". La prima cosa da fare è di prendere una decisione , che certamente può essere influenzata dalla tipologia di problema: continuerai a pensare in modo lineare, cioè "causa-effetto" o sceglierai alcune forze in campo? E' meglio scegliere un pensiero sistemico, cercando di includere più fattori, capaci di rappresentare l'intero "quadro"? La mia scelta è SISTEMICA: voglio esplorare lo spazio intorno al problema e identificare le parti, gli attori portatori d'interessi (stakeholder), gli scopi, le interazioni, i paradigmi, perchè, così facendo, genero più idee, sentimenti e prospettive. Questo approccio amplia le mie "viste".

Poi c'è il "processo" (il percorso). Devo rispondere ad una semplice domanda: da dove parto, su che cosa focalizzzo la mia attenzione?

La mia risposta è: il problema. La definizione del problema sarà la mia prima azione. Il problema potrà essere definito attraverso un racconto (story telling), all'inizio, trovando le parti che lo compongono, gli attori chiave, i sentimenti più rilevanti. Il "pensare per sistemi" è la mia scelta, per esplorare l'intero scenario, possibilmente. Si dice che "un problema ben definito è per metà risolto".

Il secondo passo sarà "l'analisi di soluzioni già provate". Voglio usare l'esperienza, imparare dall'esperienza.

Il terzo passo sarà la generazione della visione della "situazione di arrivo, quella "desiderata" per il futuro. Il futuro e la mia intenzione per il futuro sono i due fattori chiave da cui partire. E' bene allargare la percezione e la visione del futuro attraverso il coinvolgimento della comunità cui mi sento di appartenere per lo specifico problema che sto valutando: la comunità sarà coinvolta, altrimenti potrei restare col mio unico compagno, il mio ego, che potrebbe prevalere. Ancora una volta devo pensare in modo allargato, per sistemi.

Il quarto passo è "passare all'azione" e controllarne lo sviluppo. Qui devi far agire la tua flessibilità per valutare lo scopo e devi far agire la tua capacità di "aggiustare" lo stesso scopo, come e quando lo riterrai necessario. 

Se mi hai seguito sinora, è tempo di trarre una breve conclusione. Usa il "pensiero sistemico", coinvolgendo la comunità cui appartieni, con la finalità di raccogliere diverse prospettive sul problema e sul futuro; ciò significa passare da "ego" ad "eco", per evitare viste troppo ristrette e per gestire il rischio. Poi adotta un approccio strutturato per creare il percorso, partendo da una identificazione del problema (problem setting) e includendo le esperienze dei casi di fallimento. Successivamente cerca di portare alla luce la tua spinta interna, il tuo "Sè del futuro", ossia dove vuoi arrivare, ancora una volta beneficiando della comunità di appartenenza, per non essere soli. La scelta di "agire", e di seguire l'evoluzione delle azioni, sarà l'ultimo impegno per cambiare.

La materia del "cambiamento" è piuttosto complessa e ha un esigenza primaria, quella di disporre di diverse prospettive, esperienze epensieri. Hai voglia di aiutarmi?

English version

The performing of new behaviours, to be considered “sustainable”, means, very often, a change: something from current behaviour has to be changed permanently. Some questions arise: is it necessary to make disruptive change in a  very short time ? What kind of thinking is the best? Might we find someone who help us to change? Is there any obstacles to overcome?

We can argue about it from an individual point of view or from an “enterprise”, or from an institutional responsibility. The difficulty and the “answer” have a clear origin: your intention. The degree of difficulty can vary: it seems easier if you decide for yourself and/or for a small group of persons (e.g. a family); it is much more complex and difficult if you feel to be responsible of a large organization or institution.

This topic can be dealt with so many approches: rational, empathic, systemic, scientific, humanistic, ….

I would simply tell you what is my favorite choice. It include two issues: the way of “thinking”, the process to find the “solution”.

Let’s start from “thinking”. The first to do is to make a choice, of course depending on the problem: shall we continue to think in a “linear way: from cause to effect”, choosing some of the driving forces? Or, better, choosing a “systemic thinking” trying to include more factors, able to design a “whole picture” of the problem? My choice is “systemic”: I want to explore the space around and identify parts, stakeholders, scopes, interactions, paradigms if any, because it gives me more ideas, feelings and perspectives. It enlarges my views.

Then there is the “process”. I need to answer to simple questions: what is the starting point, what should I focus first? My answer is: the problem. The setting of the problem should be my first action. The problem shall be defined as a “story telling”, at the beginning, finding the key parts, the key actors, the main feelings. The “systematic” thinking shall be used, exploring the whole scenario, possibly. One says “a problem well stated is a problem half solved”.

The second step is “analyses of solutions already tested”: I want to use the experience, learn from experience.

The third step is the vision of the “desired situation” in the future. The future and my intention are the key factors to start from. It is advisable to enlarge the perception and vision of the future involving the community I belong: it could be involved in the future desirable situation, otherwise my “ego” will prevail. Once again I should think in a systemic way.

The fourth point is “go to action”! and control the development. Here you might find the flexibility to evaluate the goal and the capability to “adjust” it, modifiying the goal itself.

If you have followed me up to now, it’s time to get a conclusion, shortly. Let’s use a systemic approach, possibly engaging the community to which we belong, to get more perspectives; it means a relevant change: “from ego to eco”, to avoid narrow and risky views. Then adopt a structured approach starting from a wide and effective “problem setting”, including past experience of failed solutions. And last but not least, be inspired and visionnaire to shape a “desidered situation”, one again engaging your community, you are not alone. The “go to action”, with its controls and adjustings, will be your last effort to change, possibly.

The whole matter is rather complex and needs some perspectives, experiences and thinking. Will you help ?

 

 

Face

SACCHETTI DI PLASTICA BIODEGRADABILI. SONDAGGIO NIELSEN

NIELSEN pubblica i risultati di un sondaggio con i consumatori. Una parte dei consumatori è molto contrariata per il costo addizionale che deve sostenere. Una parte plaude all'iniziativa. Puoi leggere QUI una recensione giornalistica del sondaggio. 

Il consumatore NON è mai stato coinvolto su questi sacchetti e quindi NON può essere considerato un consum-attore. Nielsen si chiede se il consumatore abbia cambiato i suoi comportamenti, così almeno appare dall’articolo…."A un anno di distanza i sacchetti biodegradabili per l’acquisto di prodotti sfusi nei supermercati non hanno inciso sui comportamenti dei consumatori”.

La domanda, nell'articolo del giornalista, è mal posta! Quale dovrebbe o potrebbe essere il nuovo comportamento del consumatore? Non dovrebbe comperare la frutta confezionata con plastica NON degradabile?…ma è tuttora fornita dalla GDO con un uso di plastica inquinante e ridondante come peso ! 

E poi, come prosegue l'articolo, c'è una norma …. "Insomma, una vera e propria tassa nonostante la direttiva Ue 2015/720, recepita dalla norma italiana, non prevede questo costo aggiuntivo.

Proviamoa “resettare”, allora i problemi appaiono più chiaramente:

  1. manca una strategia rispettosa del consumatore: la possibilità di utilizzare sacchetti RIUSABILI, acquistati magari dalla GDO, o portati da casa, annullando il costo di 2-10 cent di euro; 
  2. manca qualsiasi strategia di settore (le GDO) per ELIMINARE la PLASTICA, che sta devastando la fauna dei PESCI nei mari e Oceani.

Che cosa ne pensate?

Raccontare i 17 goal dell’AGENDA ONU 2030 con 17 testimonial

CARLO PETRINI

Al Salone della CSR (Corporte Social Responsibility) organizzato dalla BOCCONI il 3 e 4 ottobre …c'ero anch'io ! 

Ho fotografato 17 cartelloni che vi propongo. Ogni cartellone è un goal dell'ONU. Ogni cartellone ha l'immagine, il volto, di un testimonial.

La reputazione passa attraverso il passaparola. Il passaparola è sostenuto da un personaggio che ha tanta visibilità e tanta buona reputazione nel mondo. E' una modalità di comunicazione contemporanea che mi piace. 

Sono le persone che trasmettono valori, che creano reti tra persone, che infuenzano e che accolgono.

I 17 goal sono anche SFIDE. Creo un ponte con le 21 sfide che SOSLOG (l'associazione italiana per la Logistica sostenibile) ha messo alla base del marchio di Logistica sostenibile, che viene validato da Lloyd di Londra. Puoi vedere l'articolo qui.

Puoi trovare le 17 immagini qui.

 

INTELLIGENZA ARTIFICIALE. QUALE RELAZIONE CON GLI UMANI?

David Orban

Elio Occhipinti ha intervistato DAVID ORBAN sull'intelligenza artificiale e il suo impatto suglli umani

Il tema è rilevante: possono le "tecnologie esponenziali", come AI, robotica, Internet delle cose, consentire a singoli individui e organizzazioni complesse di apprendere, fare rete e innovare utilizzando soluzioni acceleranti?  e …come saranno le relazioni tra AI e persone in un prossimo futuro? QUI trovate l'intervista a David Orban. 

C'è una affermazione di Orban che è davvero intrigante e riguarda l'intelligenza artificiale (AI). E' questa: "Le Intelligenze Artificiali avranno, invece, una capacità che noi potremmo un domani interpretare come cinicamente manipolatrice, poiché saranno capaci di esprimere e covare emozioni qualora dovesse servire, ma anche, semplicemente, di non farlo, qualora non lo considerassero “necessario”".

AI potrebbe scegliere, secondo Orban, se usare le emozioni o non usarle. A differenza degli umani l'emozionalità sarebbe discrezionale e soggetta ad un algoritmo…che analizzerebbe la complessità del contesto con un modello molto più analitico e completo di quanto gli umani possano fare. E' una prospettiva che può inquietare e porre diversi problemi per lo sviluppo di AI. Orban però prosegue col suo ragionamento su AI e risponde con queste affermazioni: 

– potremo intervenire e influenzare l’Intelligenza Artificiale, anche se in gran parte il suo percorso evolutivo sarà definito da decisioni esclusivamente dell’AI e  indipendenti dalla nostra volontà;

– è probabile, invece, che sia l’Intelligenza Artificiale a influenzare la vita umana: così come oggi si bonifica un luogo insalubre, allo stesso modo l’Intelligenza Artificiale potrà intervenire – si spera in modo morbido – per modificare il comportamento della civiltà umana. 

Il dibattito è aperto! E per alzare ancora di più la "sfida" ci sono, nel mondo,  diversi progetti per la creazione di DNA sintetico.

Vedasi:

– Wyss Institute for Biologically Inspired Engineering presso la Harvard University: hanno progettato sequenze di DNA sintetiche in grado di crescere in modo autonomo e di auto-assemblarsi: https://oggiscienza.it/2017/11/16/dna-sintetico-robot-molecolari/;

– genoma sintetico del lievito: http://www.datamanager.it/2017/03/dna-sintetico-vicini-alla-ricostruzione-del-genoma-artificiale/)

– JCVI-syn3.0” – la cellula “sintetica: https://www.avvenire.it/agora/pagine/batterio-venter-vita-sintetica-dna

PONTE MORANDI e MANUTENZIONE PREDITTIVA

Come si può monitorare un ponte e prevederne l'eventuale criticità o collasso? Esistono metodologie adeguate? La tecnologia ci può aiutare? 

Ho lavorato per quasi dieci anni nel mondo della siderurgia (ILVA, 1989-1997) e ho imparato, già a fine anni ottanta, che era stata sviluppata da tecnici e tecnologi una metodologia chiamata "manutenzione predittiva" che permetteva di prevedere guasti e fermi macchina. Come? Si misuravano alcune variabili fisiche come le vibrazioni, o variabili materiali come la presenza di particelle di decomposizione dei materiali, per calcolare quanto tempo sarebbe trascorso prima del "disastro". L'ente di unificazione UNI emise la sua norma (UNI 1047) nell'anno 1993.

Sono passati dunque oltre quarant'anni, da quando la manutenzione predittiva ha iniziato ad operare e diffondersi nel mondo industriale. 

Trascrivo dalla pubblicità di un'azienda su web: "Oggigiorno, grazie all’ampia disponibilità di tecnologie per la raccolta, l’archiviazione e l’analisi di dati (sensori smart, sistemi portatili ed embedded, communication networks, cloud technology, data analytics, data mining, big data…), è più semplice realizzare una manutenzione su condizione e/o una manutenzione predittiva, tendendo così, sempre più, alla realizzazione della cosiddetta prognostica manutentiva."

La relazione tra il traffico e le infrastrutture è noto da decine di anni. I danni che i veicoli che trasportano merci inducono sui ponti sono stati oggetto di studi, ricerche ed evidenze sperimentali tanto che non si possono ignorare sia durante la progettazione delle infrastrutture sia durante la loro gestione. 

Uno studio giapponese del 2011 rivela una situazione di degrado e di potenziali rischi proprio come in Italia perchè le infrastrutture giapponesi risalgono agli anni 60 e 70, come nel caso del ponte Morandi. Nel testo è scritto: "About 70 percent of a total of nearly 670,000 bridges in Japan were constructed in the 1960s and 1970s, and these bridges have been playing an important role as part of Japan's infrastructure for about 40 to 50 years. Many of the bridges constructed during those 20 or so years, however, are reaching the end of their service lives concurrently.1),2),3) Therefore, it is necessary, before that point, to identify the state of deterioration (incubation stage, propagation stage, acceleration stage, or deterioration stage) and decide on actions to take. In order to ensure a minimum level of safety, it is important to monitor each bridge on a daily basis to determine whether the bridge has entered the acceleration or deterioration stage, and to take necessary actions on a priority basis."

Viene cioè detto a chiare lettere che "molti dei ponti costruiti in quegli anni …stanno raggiungendo la fine del loro ciclo di servizio" e che "è importante monitorare ogni ponte giornalmente per determinare se il ponte è entrato nello stadio di accelerazione del degrado, e quindi prendere le necessarie azioni".

La situazione è chiara per chi opera nel mondo tecnico e tecnologico: la relazione tra traffico ed infrastruttura accelera il processo di deterioramento della infrastruttura, il monitoraggio deve essere costante ed almeno giornaliero, si deve intervenire perchè l'infrastruttura ha un tempo determinato di vita. 

Ed aggiungo: abbiamo tutte le tecnologie e tutti i modelli di calcolo per fare una prevenzione che impedisca al 100% l'accadimento di eventi di collasso.

Fonti

– Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Manutenzione_predittiva

– Patton J. D., Maintanability and Maintenance Management, Instrument Society of America, Research Triangle Park, North Carolina,1988

– Ayaho Miyamoto and Akito Yabe, Bridge Condition Assessment based on Vibration Responses of Passenger Vehicle, 2011

– J. MÁCA , M.VALÁŠEK VIBRATION CONTROL OF BRIDGES UNDER MOVING LOADS, 2016; https://www.svf.stuba.sk/buxus/docs/sjce/2006/2006_3/file9.pdf

 

Mappiamo l’OPEN INNOVATION: radar a 10 variabili, così faccio il check-up

Foto di opera d'arte a "setup" Bologna 2018

L'esperienza con le aziende e con la committenza pubblica mi ha condotto a "mappare" l'OPEN INNOVATION con la tecnica del radar in 10 variabili. Ogni variabile è una caratteristica di OI che deve essere considerata perchè crea valore e permette all'utente, all'impresa ad esempio, di includerla come "leva" per cambiare il "gioco" aziendale dell'innovazione. Vediamole dunque, in questa rapida carrellata, una per una, attraverso una domanda, la cui risposta dirà il posizionamento del rispondente e/o dell'azienda, OGGI. Usiamo una scala che va da 1 a 3. Lo stesso esercizio si può fare per il futuro, creando così una mappa "desiderata" per l'anno 20xx.

1. COLLABORAZIONE

Qual è lo stato dell'arte del "networking " con i principali attori dell'eco-sistema dell'innovazione? 1= non ho relazioni, se non quelli con la mia rete "captive"; 3=accordi "win-win" con gli stakeholder chiave; 

2. GEOGRAFIA

Dove cerchi nuovi partner e solutori per innovare? 1=localmente; 3=nel mondo

3. NON CONFIDENZIALITA'

Quanto vuoi proteggere la confidenzialità dell'azienda e del progetto d'innovazione? 1=trasparenza zero, 3=trasparenza totale

4. TRASVERSALITA' (CROSSING)

Qual è la tua convinzione sulla trasversalità settoriale e geografica delle competenze  e del know how esterno? 1=non c'è trasversalità; 3=tutti possono contribuire (crowd-sourcing)

5. APERTURA ORGANIZZATIVA

Quanto ascolti da clienti e stakehoder dell'eco-sistema per innovare? 1=nulla; 3=coinvolgo clienti e stakeholder nella innovazione;

6. INNOVAZIONE INCREMENTALE O RADICALE

Pratichi innovazione incrementale o radicale? 1=solo incrementale; 3=solo radicale;

7.ANALISI DELLE ESIGENZE

Qual è la tua priorità? l'analisi delle esigenze dei Clienti potenziali e attuali o la tua offerta ai Clienti? 1=priorità all'offerta; 3= priorità alle "PERSONAs"; 

8. VALUTAZIONE DEL RISCHIO

Decidi gli investimenti per l'innovazione con grande prudenza o grande coraggio? 1=minimizzo il rischio; 3=valuto il rischio, lo accolgo e lo gestisco;

9. SOLUZIONI DI BT O DI LT

Acquisti know how solo se disponibile a scaffale o fai progetti di LT con il partner innovatore? 1=scaffale; 3=progetti di R&S con il partner

10. PARTNER OI

Applichi OI da solo o acquisti guida e supporto all'esterno da aziende/persone che operano nel mercato OI?

1= tutto da solo; 3= utilizzo i broker di OI

Ti mostro qui di seguito due grafici che ho costruito dopo aver rilevato la situazione in Italia, su committenza della Regione Lombardia, che ha in seguito generato e attuato una "policy per l'open innovation". 

Le PMI 

Il radar ci restituisce una fotografia con due punti di forza delle PMI italiane: cercano il know how dappertutto, in tutti i settori; sono orientate sia all'innovazione incrementale sia a quella "radicale". Sulle altre variabili si notano gradi debolezze se non mancanza di sensibilità, come nel caso del ricorso a guide e aiuti esterni, come dai broker di OI. Le PMI preferiscono comperare know how …a scaffale, già bello e pronto.

Le grandi multinazionali operanti in Italia

Il profilo mostra un buon equilibrio generale ed una certa debolezza sulla capacità di rischio che è medio bassa. 

Le PA italiane (Regioni)

Le Regioni richiedono, attraverso i bandi, quasi sempre innovazioni radicali. Il profilo è piuttosto basso specie per l'ascolto e il coinvolgimento dei Clienti. La ricerca si rivolge quasi sempre alle soluzioni a scaffale; poco spazio a investimenti di LT.

Il RADAR ti permette un check up veloce del tuo stato dell'arte dei processi d'innovazione. Non farti prendere però dal "faccio tutto io" ! L'esperienza di altri attori, esterni, ti toglie dall'isolamento !

 

 

Open Innovation: parliamo di clienti

OPEN INNOVATION: oggi è una delle parole più gettonate dai manager aziendali, dai consulenti, da chi racconta il futuro dietro l'angolo. E il racconto contiene sempre la storia di una startup che sembra materializzare l'open innovation. Stiamo andando nella direzione giusta PARLANDO SEMPRE E SOLO DI STARTUP? Questo articolo è rivolto agli attori della filiera industriale e dei servizi ed anche ai "consumatori", sempre più citati come potenziali "attori" del cambiamento. 

In questo articolo intendo inaugurare una "nuova stagione": voglio dare cioè una risposta fuori dal coro. Come? Inizio con qualche domanda per poi darti uno schema con cui puoi analizzare i tuoi casi, quelli più vicini alle tue esigenze quotidiane e con cui passare all'AZIONE.

Inizio con una domanda di "reset": vogliamo lavorare con e per il CLIENTE ? SI?. Vogliamo capire se e come OPEN INNOVATION ci serve per individuare meglio il cliente, per dialogare sulle sue esigenze e desideri, per dargli prodotti e servizi che lo ingaggino e gli facciano fare una esperienza davvero nuova, indimenticabile che potrebbe trasformare la sua vita? SI, ancora sì.

Inizio il ragionamento presentandoti un "circuito virtuoso" in cinque fasi che ti aprirà la finestra sul futuro e che ti permetterà di guardare all'OPEN INNOVATION dalla prospettiva nuova di strumento INDISPENSABILE nel tuo piano d'azione dei prossimi 6 mesi. Sì ho scritto 6 mesi e non orizzonti triennali o ancora più lontani.

Questo circuito virtuoso è uno schema che ha, da parte mia, un "background" di almeno 10 anni, perchè è da almeno 10 anni che opero nel mercato OI (open innovation) nel quale  ho contribuito alla diffusione e applicazione dei suoi principi e dei suoi  strumenti; e da almeno 15 anni produco innovazione e strategie per aziende grandi e medie. Lo schema ha padri illustri. Angus Jenkinson pubblica nel 1994 "Beyond Segmentation"e suggerisce la creazione di "caratteri" per rappresentare i diversi profili di Cliente per aiutare il Marketing ad "empatizzare" i dati: nascono le PERSONAs. Steve Jobs all'Università di Stanford, anno 2005, conclude la sua narrazione con "Stay hungry, stay foolish", che rimarrà come un'icona nella sua storia personale. Nel 1776 Adam Smith col suo libro "La ricchezza delle nazioni" fa nascere il capitalismo e Paul Mason scrive nel 2015 il suo "post capitalismo". L'innovazione "responsabile" viene promossa e diffusa dalla Unione Europea per la prima volta nel 2009 in un progetto di nanotecnologie e scienze della vita. 

Ho dato un nome allo schema virtuoso, d'ora in avanti lo citerò come "FUTURO CHE EMERGE". E' il primo passo di una prospettiva di un cambiamento radicale: passare dalla relazione che abbiamo con i  prodotti-servizi, tipicamente da "utenti "di un servizio; a una vista di "percorsi di vita" nei quali interagiamo con prodotti- servizi che diventano "responsabili".

Ci facciamo accompagnare, in questo breve "viaggio" nel futuro, da un prodotto di largo uso e cioè dal frigorifero, con lo scopo di trasformare il ragionamento in una applicazione nel mondo "reale" a cui siamo abituati da qualche …millennio. Il frigorifero ha oggi una funzione percepita molto chiara: conserva il cibo più a lungo di qualsiasi altro macchinario; ma se diventasse, nel futuro, un prodotto "responsabile" come interagirebbe con noi? quale "percorso di vita" ci renderebbe meno solitario o ci cambierebbe radicalmente?

Per capirlo devo raccontare lo schema "FUTURO CHE EMERGE", che ha quattro componenti che interagiscono:

la PERSONA, o, detto meglio, il nuovo profilo del CLIENTE, descritto attraverso i suoi comportamenti, che ci permette di capire le sue esigenze ed i suoi desideri. Questa è la novità che il Marketing ha avviato da qualche anno e che chiama "PERSONAs"; non più "segmentazione del mercato" per reddito, censo, localizzazione, età ma per tipologia di comportamento, incluso le sue convinzioni, la sua emozionalità, le sue relazioni. C' è anche la sua relazione col mondo digitale. Ora al cliente possiamo anche associare una immagine! Chi compra il frigorifero? Inventiamoci un profilo: è un maschio di 30-40 anni, che vuole un elettrodomestico a basso consumo energetico, che conservi più a lungo le verdure rispetto alle date di scadenza; lo vuole silenzioso, grande anche più del necessario perchè la famiglia crescerà; è sensibile  a qualche nuovo servizio come il dispenser dell'acqua, "così si risparmia", e allo schermo digitale di controllo che fa assomigliare il frigorifero al suo tablet.

la NARRAZIONE del prodotto-servizio che la persona acquista. C'è una spinta enorme oggi per creare racconti che parlino della contemporaneità e non si affidino ai soliti stereotipi. Se ricordiamo la pubblicità televisiva del "biscotto" ora ci viene raccontato come viene fabbricato, con quali ingredienti, mostrandoci l'aia e le galline e non più attraverso le scatole di latta che li contenevano e le improbabili belle ragazze che li vendevano. La narrazione crea un legame di contestualizzazione tra l'acquirente e il prodotto con lo scopo di toccare qualche corda sensibile del Cliente.

IL NUOVO MODELLO DI SVILUPPO… forse possiamo cominciare a parlare di neo o post capitalismo per indicare che il modello attuale del consumo crescente potrebbe essere al traguardo! la novità è che stiamo integrando e connettendo i diversi attori della catena logistica e che nuovi operatori imprenditoriali, spesso inattesi, stanno comparendo per giocare da protagonisti e soppiantare aziende con una importante storia alle spalle. Nel caso del frigorifero qualche azienda produttrice ci potrebbe proporre (e lo faranno a breve) un frigo che registra gli oggetti in ingresso ed uscita e che sia in grado di trasmettere un ordine al fornitore GDO con cui tu, proprietario del frigo, hai fatto un qualche accordo di consegna porta a porta.

LA SOSTENIBILITA', la tripletta di esigenze ambientali, sociali ed economiche che oramai si trova in cima alle agende dei Paesi, della Unione Euopea, dell'ONU per "salvare il Pianeta", in realtà per salvare gli abitanti del pianeta! Qui nasce la parola "prodotto responsabile", cioè prodotto che può dimostrare la sua conformità agli standard di sostenibilità ambientale, sociale ed economica: riduce i consumi energetici e non crea gas serra, è stato costruito da manodopera in regola con le leggi sul lavoro e può dimostrare che ti fa risparmiare il 50% della bolletta elettrica.

– L’OFFERTA di PRODOTTI RESPONSABILI. Il sistema produttivo crea una quantità enorme di prodotti materiali ed immateriali che hanno due effetti sulla tripletta – ambientale, sociale, economiac: il primo effetto è il peggioramento di indicatori di “qualità della vita” come il clima o la purezza delle acque dolci; il secondo effetto è l’aumento di danni alla persona, peggiorandone la salute e quindi qualità della vita e invecchiamento. Abbiamo assoluto bisogno di prodotti che siano “circolari”, ossia riciclabili, ri-usabili. E che siano ad impatto zero su ambiente e società; non possiamo tollerare la distruzione della bio-diversità marina a causa delle plastiche disperse nei mari. EU e scienziati hanno coniato per i prodotti un termine piuttosto interessante, quello di PRODOTTI RESPONSABILI, cioè capaci di dare una RISPOSTA adatta alla conservazione delle specie, al rispetto del lavoro, alla crescita dell’Economia senza effetti deleteri su ambiente e società. Se esaminiamo i prodotti-servizi attuali ci rendiamo conto subito che essi NON sono responsabili perchè non sono stati progettati per dare risposte alla conservazione della natura e alla qualità della vita: sono troppo pesanti, utilizzano materiali che possono essere nocivi alla salute umana, non sono facilmente riparabili, sono destinati ad un ciclo di vita breve, hanno tempi di bio-degrabilità di millenni. La mia ispirazione è questa: tutti i prodotti possono diventare responsabili, ma si devono RI-PROGETTARE, ri-RACCONTARE.

Nel circuito "FUTURO CHE EMERGE" è accaduto qualcosa che può cambiare radicalmente il tuo rapporto col frigorifero. L'oggetto frigo ora può far parte di un nuovo circuito per te vitale, quello del cibo che entra in alcuni percorsi individuali di grande valore; ne cito alcuni:

dieta, controllo che tu abbia disponibile il mix giusto per gestire il corretto apporto calorico, di carboidrati, proteine e grassi; 

qualità del cibo, perchè le date di produzioe, scadenza, le origini dei prodotti e lo stato di conservazione possono essere tenuti sotto controllo; 

l'approvvigionamento tempestivo tale da garantire la disponibilità ma anche di ridurre/azzerare lo scarto.

Tutto quello che ho scritto è fattibile perchè le tecnologie ci sono. Può avvenire grazie alle sole tecnologie o serve qualcos'altro? Ecco che ora lo schema FUTURO CHE EMERGE esprime la sua forza: solo se i quattro fattori diventano attivi ed interagiscono il processo diventa quello che ho espresso. Verifichiamo insieme:

– parto dalla NARRAZIONE: qualcuno, come il produttore o la GDO o qualche altro attore della filiera, ti racconta che il frigorifero diventa il tuo magazzino "intelligente" in grado di guidare e controllare, sotto la tua supervisione, la tua corretta alimentazione, magari a tal punto da mitigare i farmaci o da contribuire alla stabilizzazione di indicatori di qualche sindrome (diabete II, ipertensione?); 

– poi c'è la relazione tra il nuovo "attore" della catena logistica che riceve i dati e ri-approvvigiona il tuo frigorifero-magazzino intelligente; ciò è possibile solo in un sistema post-capitalista dove le catene logistiche diventano assi portanti dello sviluppo e consentono l'uso flessibile del lavoro e una certa "invasione " della privacy, pur sempre sotto il tuo controllo; in questo nuovo scenario anche la "governance" della PA è importante perchè garantisce il rispetto di alcune regole del gioco, assicurando gli standard medici e il tracking della catena alimentare con appositi marker e regole; 

– ed infine qual è la relazione tra la PERSONA, tu nella fattispecie, e la sostenibilità del processo logistico che integra il fornitore GDO del cibo e casa tua, perchè di fatto è la GDO che ti rifornisce sino alla porta di casa o sino a quella del frigorifero! hai una mentalità "aperta" che ti faccia vedere i vantaggi e ti faccia mitigare l'intrusione nella tua sfera privata? Qual è la tua percezione di ruolo sulla sostenibilità?

Possiamo trarre qualche conclusione da questa "simulazione" fatta insieme ad un compagno di viaggio "intelligente" ma per ora ancora "macchina" e cioè il frigorifero?

Le mie conclusioni sono:

  1. le imprese hanno una sfida che possono raccogliere già oggi: trasformare i prodotti attuali, NON sostenibili, in prodotti "responsabili" che soddisfino i criteri di sostenibilità creando VALORE per i Clienti e non semplicemente inseguendo qualche criterio di sostenibilità; il VALORE nasce da una comprensione ed accoglienza di esigenze e desideri  del Cliente  in grado di creare una significativa e desiderabile "esperienza di VITA" ad alto valore aggiunto; è un cambiamento radicale: dal prodotto-servizio al processo di vita del Cliente-Persona di cui abbiamo scritto; dal servizio fatto in casa alla partnership in filiera; dallo stereotipo sul prodotto al RACCONTO che dia luce e prospettiva al nuovo valore per il Cliente-Persona;
  2. i Clienti hanno profili diversi e quindi entreranno nel "radar" delle imprese solo se adotteranno una apertura mentale che faccia loro percepire ed accogliere la nuova esperienza che l'offerta gli sta proponendo; l'offerta è perciò selettiva, non è rivolta indistintamente a tutti ma ai clienti-PERSONAs che l'azienda ha identificato;
  3. entrambi i soggetti possono beneficiare del paradigma di OPEN INNOVATION perchè OI offre:     
  • strumenti per capire e analizzare le esigenze/desideri del mercato, anche nei processi di VITA; 
  • gamma di soluzioni ampia, internazionale, in diversi contesti culturali e geografici; 
  • trasversalità tale da far partecipare attori inusuali; 
  • costi contenuti di sviluppo perchè si mettono a fattor comune sperimentazioni e successi/insuccessi. 

Nei prossimi blog approfondirò il paradigma OPEN INNOVATION con una "mappa" che ne riveli il "territorio" e con storie di casi.

Società ipertecnologica? Servono ibridi, non tecnici.

Il titolo è ispirato da un articolo di Piero Dominici, docente di comunicazione e intelligence all'Università di Perugia. Puoi leggere qui il suo articolo: http://www.vita.it/it/article/2018/02/16/la-societa-ipertecnologica-non-ha-bisogno-di-tecnici-ma-di-ibridi/145990/.

Il tema mi appassiona perchè la sfida che vedo oggi è quella di noi "umani" che dobbiamo includere ed integrare la tecnologia e NON farci guidare dalla tecnica e dalla tecnologia. Le persone dovrebbero essere formate ed educate alla "complessità" che è il sapere che ci permette di "vedere" le relazioni e gli effetti della interazione tra saperi, tra persone, tra persone e tecnologie. Edgar Morin dice che la prima riforma da attuare nel mondo attuale è quella delle menti perchè il nostro "pensare" è ancora lineare (ad una causa segue un effetto diretto), mentre è dalla conoscenza e consapevolezza del funzionamento dell'intero sistema che possiamo intuire, capire, misurare gli effetti. 

Quando progetto formati per un evento o per un percorso formativo mi faccio sempre una domanda: da dove comincio? E sempre mi dò una risposta: segui la tua intuizione ma fai sempre una esplorazione "circolare" di tutti i fattori che costituiscono il sistema. Infatti la comprensione di ciò che è utile fare deriva dalla capacità di vedere ogni singolo elemento nella sua correlazione con gli altri, altrimenti ci sfuggono gli "anelli di connessione" (negativi che stabilizzano e positivi che amplificano). Il comportamento di un sistema è sempre "controintuitivo" proprio per le connessioni (anelli negativi e positivi). Questo è uno dei principi di complessità per cui è importante imparare la "iteratività" del pensiero: ogni volta che esamino una relazione sono nelle condizioni di capire qualcosa in più e quindi di modificare la rappresentazione del sistema stesso. Detto in altre parole: costruisco sempre la mappa del territorio, perchè il territorio è complesso e la rappresentazione, la mappa, cerca di catturarne i fattori e le relazioni essenziali che mi permettano di capire il territorio stesso. 

Donella Meadows, co-autrice del memorabile libro "i limiti dello sviluppo" (1974, Jay Forrester, MIT) ha scritto un articolo di grande valore intitolato "le 12 leve" per spiegare quali siano i fattori del sistema che posso variare per produrre grandi effetti. Leggendo l'articolo possiamo capire che i fattori più influenti sono il paradigma del sistema, l'obiettivo primario del sistema, gli anelli di connessione (positivi e negativi), mentre spesso puntiamo la nostra attenzione sugli indicatori di funzionamento del sistema. Se penso ad un lago e ne voglio preservare la qualità dell'acqua non dovrò preoccuparmi tanto della sua acidità o del suo livello ma piuttosto dell'uso sociale che ne voglio fare, delle regole che stabilisco per la sua sostenibilità ambientale, dei suoi emissari che portano acqua e che ne variano la composizione.

Piero Dominici scrive con chiarezza che il sistema educativo attuale è impreparato a gestire la complessità e che i principi su cui dovremmo riscrivere i processi educativi dovrebbero includere: "immaginazione e razionalità, creatività e rigore metodologico, inclusione e iteratività dei processi mentali, integrazione tra emozionalità e pensiero cognitivo".

Voglio ricordare un pensiero di Karl Popper che nella sua visione del mondo parte sempre dal concreto, cioè dalla descrizione del problema, si applica per generare soluzioni, le verifica e solo allora formula la "teoria" cioè il tentativo di rappresentazione della realtà, per trovare inevitabilmente altri problemi, da cui far ripartire il circuito del pensiero appena descritto. Questo approccio è molto stimolante perchè ci fa entrare nel mondo della complessità e dell'instancabile ricerca di una rappresentazione sempre più vicina alla realtà ma che non riesce mai a raggiungerla totalmente. 

Donella Meadows, le 12 leve

Karl Popper, principio di falsificabilità

 

 

Ogni problema ha una soluzione.

Potete guardare questo videoclip, girato al TEDx di Montebelluna, nel quale racconto alcune esperienze che mi hanno cambiato la vita!  

Racconto di due esperienze di ASCOLTO e del mio incontro con l'INNOVAZIONE APERTA.

Vedrete anche una brevissima sessione di "mindulfness" usando i palloncini.