Cambiare si può. Pensare ed agire per sistemi.

Questo articolo è stato pubblicato nel web LTeconomy: http://www.lteconomy.it/blog/2020/01/25/change-is-possible-how-to-perform-thinking-and-acting-in-a-systemic-way/

L'attuazione di nuovi comportamenti, che possano essere considerati "sostenibili", può significare, spesso, cambiamento: qualcosa che viene cambiato in modo definitivo (sino al prossimo cambiamento!). Nascono alcune domande: è necessario che questo cambiamento sia radicale e totale o può avvenire per passi graduali e successivi? quale "modalità di pensiero" è la più efficace per generare il cambiamento? Possiamo trovare qualcuno che ci aiuti in questo processo di trasformazione? Ci sono ostacoli da superare?

Possiamo affrontare questo tema da diverse prospettive: personale, da imprenditori o da funzionario di una istituzione. La difficoltà e la risposta alla difficoltà hanno un origine chiara: la tua intenzione. Il grado di difficoltà è variabile: sembra più facile cambiare se decidi per te o per un gruppo di persone intorno a te (esempio: la famiglia); è molto più complesso e difficile se ti senti responsabile di una grande organizzazione o istituzione.

Questo tema del cambiamento può essere affrontato con tanti approcci diversi: razionale, empatico, sistemico, scientifico, umanistico, ecc.

Ti dirò quale sia la mia preferenza. Essa include due titoli:

– il pensiero che usi,

– il processo (il percorso) che segui per trovare la soluzione.

Inizio dal "pensiero che usi". La prima cosa da fare è di prendere una decisione , che certamente può essere influenzata dalla tipologia di problema: continuerai a pensare in modo lineare, cioè "causa-effetto" o sceglierai alcune forze in campo? E' meglio scegliere un pensiero sistemico, cercando di includere più fattori, capaci di rappresentare l'intero "quadro"? La mia scelta è SISTEMICA: voglio esplorare lo spazio intorno al problema e identificare le parti, gli attori portatori d'interessi (stakeholder), gli scopi, le interazioni, i paradigmi, perchè, così facendo, genero più idee, sentimenti e prospettive. Questo approccio amplia le mie "viste".

Poi c'è il "processo" (il percorso). Devo rispondere ad una semplice domanda: da dove parto, su che cosa focalizzzo la mia attenzione?

La mia risposta è: il problema. La definizione del problema sarà la mia prima azione. Il problema potrà essere definito attraverso un racconto (story telling), all'inizio, trovando le parti che lo compongono, gli attori chiave, i sentimenti più rilevanti. Il "pensare per sistemi" è la mia scelta, per esplorare l'intero scenario, possibilmente. Si dice che "un problema ben definito è per metà risolto".

Il secondo passo sarà "l'analisi di soluzioni già provate". Voglio usare l'esperienza, imparare dall'esperienza.

Il terzo passo sarà la generazione della visione della "situazione di arrivo, quella "desiderata" per il futuro. Il futuro e la mia intenzione per il futuro sono i due fattori chiave da cui partire. E' bene allargare la percezione e la visione del futuro attraverso il coinvolgimento della comunità cui mi sento di appartenere per lo specifico problema che sto valutando: la comunità sarà coinvolta, altrimenti potrei restare col mio unico compagno, il mio ego, che potrebbe prevalere. Ancora una volta devo pensare in modo allargato, per sistemi.

Il quarto passo è "passare all'azione" e controllarne lo sviluppo. Qui devi far agire la tua flessibilità per valutare lo scopo e devi far agire la tua capacità di "aggiustare" lo stesso scopo, come e quando lo riterrai necessario. 

Se mi hai seguito sinora, è tempo di trarre una breve conclusione. Usa il "pensiero sistemico", coinvolgendo la comunità cui appartieni, con la finalità di raccogliere diverse prospettive sul problema e sul futuro; ciò significa passare da "ego" ad "eco", per evitare viste troppo ristrette e per gestire il rischio. Poi adotta un approccio strutturato per creare il percorso, partendo da una identificazione del problema (problem setting) e includendo le esperienze dei casi di fallimento. Successivamente cerca di portare alla luce la tua spinta interna, il tuo "Sè del futuro", ossia dove vuoi arrivare, ancora una volta beneficiando della comunità di appartenenza, per non essere soli. La scelta di "agire", e di seguire l'evoluzione delle azioni, sarà l'ultimo impegno per cambiare.

La materia del "cambiamento" è piuttosto complessa e ha un esigenza primaria, quella di disporre di diverse prospettive, esperienze epensieri. Hai voglia di aiutarmi?

English version

The performing of new behaviours, to be considered “sustainable”, means, very often, a change: something from current behaviour has to be changed permanently. Some questions arise: is it necessary to make disruptive change in a  very short time ? What kind of thinking is the best? Might we find someone who help us to change? Is there any obstacles to overcome?

We can argue about it from an individual point of view or from an “enterprise”, or from an institutional responsibility. The difficulty and the “answer” have a clear origin: your intention. The degree of difficulty can vary: it seems easier if you decide for yourself and/or for a small group of persons (e.g. a family); it is much more complex and difficult if you feel to be responsible of a large organization or institution.

This topic can be dealt with so many approches: rational, empathic, systemic, scientific, humanistic, ….

I would simply tell you what is my favorite choice. It include two issues: the way of “thinking”, the process to find the “solution”.

Let’s start from “thinking”. The first to do is to make a choice, of course depending on the problem: shall we continue to think in a “linear way: from cause to effect”, choosing some of the driving forces? Or, better, choosing a “systemic thinking” trying to include more factors, able to design a “whole picture” of the problem? My choice is “systemic”: I want to explore the space around and identify parts, stakeholders, scopes, interactions, paradigms if any, because it gives me more ideas, feelings and perspectives. It enlarges my views.

Then there is the “process”. I need to answer to simple questions: what is the starting point, what should I focus first? My answer is: the problem. The setting of the problem should be my first action. The problem shall be defined as a “story telling”, at the beginning, finding the key parts, the key actors, the main feelings. The “systematic” thinking shall be used, exploring the whole scenario, possibly. One says “a problem well stated is a problem half solved”.

The second step is “analyses of solutions already tested”: I want to use the experience, learn from experience.

The third step is the vision of the “desired situation” in the future. The future and my intention are the key factors to start from. It is advisable to enlarge the perception and vision of the future involving the community I belong: it could be involved in the future desirable situation, otherwise my “ego” will prevail. Once again I should think in a systemic way.

The fourth point is “go to action”! and control the development. Here you might find the flexibility to evaluate the goal and the capability to “adjust” it, modifiying the goal itself.

If you have followed me up to now, it’s time to get a conclusion, shortly. Let’s use a systemic approach, possibly engaging the community to which we belong, to get more perspectives; it means a relevant change: “from ego to eco”, to avoid narrow and risky views. Then adopt a structured approach starting from a wide and effective “problem setting”, including past experience of failed solutions. And last but not least, be inspired and visionnaire to shape a “desidered situation”, one again engaging your community, you are not alone. The “go to action”, with its controls and adjustings, will be your last effort to change, possibly.

The whole matter is rather complex and needs some perspectives, experiences and thinking. Will you help ?

 

 

Face

Ogni problema ha una soluzione.

Potete guardare questo videoclip, girato al TEDx di Montebelluna, nel quale racconto alcune esperienze che mi hanno cambiato la vita!  

Racconto di due esperienze di ASCOLTO e del mio incontro con l'INNOVAZIONE APERTA.

Vedrete anche una brevissima sessione di "mindulfness" usando i palloncini.

CHI SIAMO VERAMENTE ? Tra umanesimo e scienza.

CHI SIAMO VERAMENTE ? è una delle domande di questa poesia che ora trascrivo, di Zahra, pubblicata sul blog "nel futuro", il 14 maggio 2018. Potete leggere la poesia e poi, di seguito, la mai riflessione, scientifica, che dice, in sostanza, che possiamo "MODELLARE" il mondo ed avvicinarci a capire, ma CAPIRE DAVVERO, per ora, nel nostro millennio, è uno scopo irraggiungibile.

La poesia di Zahra:

 

 

René Magritte (Lessines, 1898 – Bruxelles, 1967) – Doppio Segreto (1927)

 

Poesie inedite: la maschera del volto

di Iman Zahra Favretto

 

LA MASCHERA DEL VOLTO

 

Sfugge alla mia comprensione

Sul volto i sentimenti,

Nell’anima i rimpianti

Sfugge questa realtà

Sfugge ai miei occhi

Un susseguirsi di verità contrastanti

Cos’è il vero?

Nel camminare sulle lande

Desolate di quel deserto

Mi accorsi della finzione

Dei nostri sentimenti

Cos’è il falso?

La verità non è nel nostro inconscio

Conosciamo la verità?

O conosciamo la conoscenza?

Sfugge alla mia comprensione

Siamo alla ricerca di risposte,

Nelle lande desolate

Ne trovai molte

Non pronunciabili a voi

La ricerca di sé stessi

E’ un’arte dimenticata

Un’arte passata

Noi siamo maschere ormai

Mascheriamo noi stessi

Le nostre anime

Chi siamo veramente?

Perché mascheriamo ciò che veramente siamo?

Maschere sui volti

Corpi nascosti

Anime celate anche a noi stessi

Non comprendo queste bugie

Perché mentire a se stessi?

Queste maschere diventano realtà

Queste maschere sono finte verità

La mia riflessione: Umanesimo, scientificità: possiamo chiederci “Chi siamo” ?

C'è una canzone di Gaber, credo intitolata "Tutto è falso, il tutto è falso". Parto da questa dichiarazione di Gaber che parla della difficoltà umana di cercare e trovare la verità. La tua poesia è il tuo tentativo di superare o risolvere la complessità della domanda sulla "verità" esterna ed interna. Quella che tu esprimi con la domanda "Chi siamo veramente". Lasciami una rappresentazione "scientifica" per rispondere al tuo quesito "umanistico": piuttosto che farci una domanda così impegnativa,  con nessuna e tante risposte, mi chiederei "Che cosa possiamo capire del mondo esterno a noi?" Qui la scienza ha dato una risposta interlocutoria ma adottabile e in una certa misura rasserenante: non possiamo, nè potremo rappresentare compiutamente e integralmente il mondo esterno a noi (tra l'altro c'è anche uno scienziato, Godel, che ne dà una dimostrazione formale e matematica), ma possiamo avvicinarci attraverso "modelli" che rappresentino la "realtà" e che siao espressione della nostra cultura contemporanea. La modellazione deve includere anche la possibilità di "falsificazione" come spiega Karl Popper.

La tua domanda è un po' come chiederci "Dio esiste?" o che cosa c'era prima del big bang? Non ci sono risposte ma atti di pensiero "fuori degli schemi". Ad esempio: il tempo esiste? No, è una convenzione degli umani, l'Universo, per ora, non ce lo chiede !

 

MIT facilita la creazione del futuro: U Lab “leading from the emerging future”

MIT, IL MASSACHUSSET INSTITUTE OF TECHNOLOGY, di Boston ha lanciato nel 2015 un programma per formare milioni di persone che vogliano raggiungere il proprio profondo e nascosto "sè", trovarvi il proprio futuro e realizzarlo! Sintetizzare un inaspettato e grandioso programma di potenziamento individuale per migliorare la società e darci una speranza di sopravvivenza e sviluppo è impresa "impossibile" ! ci proverò lo stesso perchè questo percorso può cambaire la vostra vita. Sto frequentando questo corso ormai da quattro settimane (è iniziato il giorno 8 settembre) e sento già molti benefici che riguardano le mie capacità di ascolto, di empatia e di generazione di idee in ambienti collaborativi, come le sessioni di coaching che sono programmate nel corso. 

Lo schema che ci spiega il percorso ha la forma di U:

Andiamo per ordine e cominciamo con questo videoclip in cui Otto Scharmer, il leader, facilitatore e designer del corso,  ci illustra i perchè e il percorso.

Ora possiamo esaminare il grafico ad U. La parte a sinistra di questo modello ad U ci guida nella trasformazione dell'ascolto e della relazione con gli altri, con lo scopo di farci arrivare al nostro "sè" (self), che è profondo e nascosto in un punto cieco (blind spot).

Qui scopriremo che ci sono almeno due "sè": il primo è quello che usiamo, spesso in modo automatico, e che contiene le nostre convinzioni, i nostri comportamenti automatici, spontanei. Da questo "sè" noi scarichiamo (downloading) la nostra quotidianità, che spesso contiene pre-giudizi ed un ego smisurato. Poi c'è un "Sè" (per distinguerlo ho usato la iniziale maiuscola) che è diverso, che contiene sensazioni, informazioni, immagini che delineano i possibili nostri futuri, è il Sè del futuro, inespresso, che vorrebbe emergere e realizzarsi ma che trova molti ostacoli, soprattutto interni. 

Ecco, il percorso U ci guida verso questo Sè del futuro, come se questi fosse una grandiosa energia imprigionata che aspetta di essere liberata! SE ci arriviamo, e U LAB ci aiuta in questo, allora parte la seconda parte del metodo U, quello d'AZIONE, o meglio dell'ACTION LEARNING, perchè non possiamo subito realizzare tutto quanto il Sè del futuro vorrebbe: dobbiamo imparare. Come? Il metodo U ce lo propone: ci propone di cristallizzare la INTENZIONE, cioè la nostra volontà e di sperimentare attraverso un PROTOTIPO, per passare poi all'azione vera e propria, alla "performance". 

Il percorso è fatto di attività individuali, come la visione di videoclip e la lettura, e di azioni di gruppo, in presenza o miste da remote, come i CIRCOLI di COACHING, dove 6 persone – numero massimo- si incontrano tutte le settimane per 6 settimane con lo scopo di affinare e aumentare le proprie capacità di ascolto e di aiuto, ma con una modalità rispettosa dell'altro.

Fantastica esperienza. 

L’innovatore Branson ci racconta i suoi “credo”

Ho ricevuto da Citrix questo documento in cui Richard Branson ci racconta la sua visione, da innovatore, dei comportamenti che ci facilitano l'ottenimento di risultati.

Ho provato, e vi propongo, una traduzione dei 10 "tips" nel mio linguaggio e nella mia esperienza:

#1 Segui la tua passione

#2 Crea valore per gli utilizzatori quando progetti un'offerta

#3 Esprimi i tuoi "credo" ossia i tuoi "perchè"

#4 Divertiti quando lavori e sviluppa la squadra

#5 Sii determinato, non mollare !

#6 Prendi nota delle idee che generi

#7 Passa all'azione, sperimenta attraverso l'azione

#8 Delega e controlla

#9 Dimostra con l'azione che i tuoi detrattori sbagliano, non controbattere uno ad uno

#10 Fai attività che ti diano piacere

 

 

Il cambiamento è una opzione. La sopravvivenza NON è obbligatoria.

L’immagine è quella del libro più famoso di Antoine Saint-Exupery, il Principe; e il titolo è uno dei motti di W.E. Deming, il padre della Qualità. Sono i personaggi più citati in questo fantastico articolo di Giuseppe de Simone, che di mestiere fa il Coach di progetti in Ericsson. In questo articolo l’autore passa in rassegna le sfide dell’agire, ossia quando “si vogliono far accadere le cose” o detto con altre parole quando si vogliono realizzare le condizioni affinchè i cambiamenti abbiano concrete possibilità di avvenire. Il tema è affascinante e le risposte che l’autore dà sono più che interessanti, sono delle “consapevolezze” che possiamo aver avuto nei nostri progetti.

Passo in rassegna quattro messaggi chiave, che ci possono tornare utili nei nostri progetti, quando abbiamo davvero la volontà di realizzarli !

I Perché

Viene citata una famosa affermazione di Antoine de Saint-Exupery: “Se vuoi costruire una nave, non stimolare le persone a raccogliere il legno e non assegnare loro dei compiti, ma piuttosto insegna loro a desiderare l’immensità senza confini del mare”.

I nostri perché (ossia perché siamo motivati, che cosa ci spinge a fare) sono stimoli per aprire le menti, per farci ascoltare, per dare ispirazioni, per far scattare desideri e volontà.

I “perché” possono rendere visibili i significati del cambiamento e correlare i nostri problemi quotidiani alle ragioni del cambiamento: dall’invisibile, dal NON consapevole, al visibile, a ciò che ci motiva intimamente.

Comunicare i propri “perché” è efficace e ci mette in contatto empatico con gli altri.

Guarda e agisci sul sistema

De Simone ci spinge a osservare l’organizzazione, le persone, la rete come un “sistema”, cioè nella sua totalità; potremmo anche usare la parola “olistico”. E la sua proposta è : “preferisci le azioni che influenzano l’ambiente o il processo del fare, piuttosto che quelle indirizzate ad uno specifico problema: esse avranno un impatto di maggiore durata”.

Coinvolgi le persone

Questo è un “mantra” oggi e sembra superfluo parlarne. Ma una frase di J. Le Carrè ci riporta alla concretezza del ragionamento e del comportamento: “ Una scrivania è un posto pericoloso dal quale osservare il mondo”. Con le persone dobbiamo parlare, scambiare, scoprire l’invisibile, trovare chi influenza chi e farlo in luoghi e tempi che NON sono compatibili…con la scrivania ! Le proposte di De Simone vanno oltre e ci ispirano comportamenti che sono perle di saggezza: impara da chi oggi fa il lavoro, coinvolgi le persone per condividere una strategia, trova gli sponsor che ti possano aiutare nei momenti di difficoltà, raccogli quanto più feedback puoi, non spendere il tuo tempo per convincere i cinici e i possibili sabotatori.

Sempre Deming ci dice: “Il più grosso spreco è l’incapacità di usare le abilità delle persone, di  conoscere le loro frustrazioni e il  contributo che sono desiderosi di dare”

Premia i comportamenti e non i risultati

L’affermazione sembra un po’ strana rispetto alla pubblicità che i media trasmettono, centrata sui risultati (di un prodotto, di una medicina, di un viaggio). Qui viene posto in primo piano il processo; ad esempio si deve incoraggiare la sperimentazione e accogliere l’errore (da cui si può imparare moltissimo), narrare storie di successo, rendendo visibili i risultati.

La celebrazione delle storie di successo sono “virali” perché il cambiamento diventa visibile e si capisce all’istante che esso è possibile, perché già avvenuto! La trasparenza diventa un valore ed anche un approccio comportamentale efficace: essa porta alla luce che cosa stia accadendo qui ed ora e ciascuno può regolarsi, adattarsi, agire la propria resilienza.

Conoscere per cambiare: partiamo dalla obesità

Per una persona che soffre per denutrizione ci sono due persone obese; 868 milioni di denutriti e oltre 1,5 miliardi di obesi.

Guida la classifica degli obesi l'USA (35 bambini sovrappeso o obesi su 100). Seguono: Italia (30) e UK (25).
Nel 1990 il primo fattore di rischio di mortalità era la denutrizione infantile; nel 2010 è l'ipertensione. Una persona obesa crea un costo sanitario maggiore del 25% di una persona normopeso.
Barilla ha creato un osservatorio e centro di ricerca specializzato sulla "nutrizione", il "Center for food and nutrition".
Perchè e che cosa fare sono spiegati nel videoclip.
Mi ha colpito molto il fatto che l'Italia, considerata la patria della dieta mediterranea (che non crea obesità), è al secondo posto mondiale per obesità ! 
Guardate questo sito web e scaricate questo documento

Innovare la vendita. Che cosa compera il cliente ? il prodotto/servizio o il vostro “credo” ?

Si può cambiare il processo di vendita perchè sia di successo? Sì.

Si può fare attraverso un cambiamento radicale di prospettiva. La prospettiva abituale è "presentare il prodotto ed esaltarne la qualità, le prestazioni, il carattere distintivo dalla concorrenza". La prospettiva nuova è "esprimere il motivo per cui noi fabbrichiamo e vendiamo il nostro prodotto/servizio", ossia esprimere il nostro credo. Il cliente cerca subito il vostro credo e se lo accoglie passa poi alle fasi successive e cioè al "come" ed al "che cosa". "Come " significa  che vuole capire come realizzate il prodotto/servizio che proponete; ed il "che cosa" che è il prodotto/servizio. 

«La gente compera il motivo per cui voi lo fate».

Nel videoclip Simon Sinek illustra questa idea attraverso casi di successo (Apple, Martin Luther King, fratelli Wright) e di insuccesso (TiVo, Dell). Il suo modello inizia con una domanda: "perchè". La leadership significa ispirare, indurre gli altri ad attivare la parte emozionale della propria mente, far vedere l'invisibile che crea valore per chi ascolta; una intuizione delle esigenze profonde a cui si associa una risposta, una soluzione. Dopo aver parlato alla parte emozionale si dovrà dare evidenza di una capacità di offerta sia essa tecnica, organizzativa, di servizio. Ma non si dovrebbe fare il viceversa.

Innovare il sistema educativo: si può fare se…

Il videoclip mi è stato segnalato da Marina Mele, grazie. Il tema è la scuola, il sistema educativo. L'emergenza planetaria è l'obsolescenza dell'attuale modalità di insegnare e di imparare. La scuola pubblica è nata con l'Illuminismo ed è ancora oggi funzionale a due carriere, quella accademica e quella del lavoro nel sistema industriale ed economico. Che cosa si è perso, secondo l'autore del video clip, Ken Robinson? Si è perso il pensiero divergente e il significato profondo della collaborazione. E' necessario ripensare e ristrutturare, ovvero innovare il sistema educativo per favorire una espressione diversa dell'intelligenza umana, che all'inizio del nostro percorso di vita, cioè quando siamo bimbi è "divergente", ma poi viene compressa e indirizzata verso forme più anguste e determinate per essere funzionale al sistema economico. Una ricerca fatta su una popolazione di bambini e ripetuta in diverse età dimostra che il 98% dei bimbi ha un orientamento mentale iniziale verso la "divergenza" e che, col passare degli anni, all'interno della scuola, questa capacità viene ridotta  e spesso persa.

Il videoclip dà molte significative interpretazioni dello sviluppo (o "inviluppo" ?) del sistema educativo dal 1700 ad oggi. Il cambiamento auspicato del paradigma educativo si muove lungo due assi: pensiero divergente e collaborazione. Stimolante e suggestivo.

Diseguaglianze: innovazione sociale e politica per cambiare

Il videoclip racconta quanto valgono (i numeri cioè) le diseguaglianze negli USA. La realtà supera l'immaginazione ed il desiderio. Si può continuare così ?

In Italia non abbiamo un videoclip simile, ma probabilmente la situazione è anche peggiore. Dobbiamo agire per riequilibrare. Il programma e l'energia del M5S vanno nella direzione di un riequilibrio, ma, ad oggi, nè i partiti nè i media hanno capito. Che cosa possiamo e dobbiamo fare ? Questo blog è in questo sito perchè….c'è una risposta, tra le tante ed è "innovazione sociale, innovazione politica". Le metto insieme perchè il sociale significa che "molti cittadini" possono riuscire, innovando e quindi anche cambiando,  trovare soluzioni di equità e solidarietà; ma forse non basta. Sono necessarie diverse innovazioni radicali nello stile di vita, nella produzione dei beni, nel consumo.E poi c'è linnovazione politica che oggi può essere una sola: includere la "partecipazione" dei cittadini ai processi decisionali.

Buon lavoro e buon impegno a tutti !