Il cambiamento è una opzione. La sopravvivenza NON è obbligatoria.

L’immagine è quella del libro più famoso di Antoine Saint-Exupery, il Principe; e il titolo è uno dei motti di W.E. Deming, il padre della Qualità. Sono i personaggi più citati in questo fantastico articolo di Giuseppe de Simone, che di mestiere fa il Coach di progetti in Ericsson. In questo articolo l’autore passa in rassegna le sfide dell’agire, ossia quando “si vogliono far accadere le cose” o detto con altre parole quando si vogliono realizzare le condizioni affinchè i cambiamenti abbiano concrete possibilità di avvenire. Il tema è affascinante e le risposte che l’autore dà sono più che interessanti, sono delle “consapevolezze” che possiamo aver avuto nei nostri progetti.

Passo in rassegna quattro messaggi chiave, che ci possono tornare utili nei nostri progetti, quando abbiamo davvero la volontà di realizzarli !

I Perché

Viene citata una famosa affermazione di Antoine de Saint-Exupery: “Se vuoi costruire una nave, non stimolare le persone a raccogliere il legno e non assegnare loro dei compiti, ma piuttosto insegna loro a desiderare l’immensità senza confini del mare”.

I nostri perché (ossia perché siamo motivati, che cosa ci spinge a fare) sono stimoli per aprire le menti, per farci ascoltare, per dare ispirazioni, per far scattare desideri e volontà.

I “perché” possono rendere visibili i significati del cambiamento e correlare i nostri problemi quotidiani alle ragioni del cambiamento: dall’invisibile, dal NON consapevole, al visibile, a ciò che ci motiva intimamente.

Comunicare i propri “perché” è efficace e ci mette in contatto empatico con gli altri.

Guarda e agisci sul sistema

De Simone ci spinge a osservare l’organizzazione, le persone, la rete come un “sistema”, cioè nella sua totalità; potremmo anche usare la parola “olistico”. E la sua proposta è : “preferisci le azioni che influenzano l’ambiente o il processo del fare, piuttosto che quelle indirizzate ad uno specifico problema: esse avranno un impatto di maggiore durata”.

Coinvolgi le persone

Questo è un “mantra” oggi e sembra superfluo parlarne. Ma una frase di J. Le Carrè ci riporta alla concretezza del ragionamento e del comportamento: “ Una scrivania è un posto pericoloso dal quale osservare il mondo”. Con le persone dobbiamo parlare, scambiare, scoprire l’invisibile, trovare chi influenza chi e farlo in luoghi e tempi che NON sono compatibili…con la scrivania ! Le proposte di De Simone vanno oltre e ci ispirano comportamenti che sono perle di saggezza: impara da chi oggi fa il lavoro, coinvolgi le persone per condividere una strategia, trova gli sponsor che ti possano aiutare nei momenti di difficoltà, raccogli quanto più feedback puoi, non spendere il tuo tempo per convincere i cinici e i possibili sabotatori.

Sempre Deming ci dice: “Il più grosso spreco è l’incapacità di usare le abilità delle persone, di  conoscere le loro frustrazioni e il  contributo che sono desiderosi di dare”

Premia i comportamenti e non i risultati

L’affermazione sembra un po’ strana rispetto alla pubblicità che i media trasmettono, centrata sui risultati (di un prodotto, di una medicina, di un viaggio). Qui viene posto in primo piano il processo; ad esempio si deve incoraggiare la sperimentazione e accogliere l’errore (da cui si può imparare moltissimo), narrare storie di successo, rendendo visibili i risultati.

La celebrazione delle storie di successo sono “virali” perché il cambiamento diventa visibile e si capisce all’istante che esso è possibile, perché già avvenuto! La trasparenza diventa un valore ed anche un approccio comportamentale efficace: essa porta alla luce che cosa stia accadendo qui ed ora e ciascuno può regolarsi, adattarsi, agire la propria resilienza.

Cooperative learning

Un recente convegno sui nativi digitali e sulle frontiere dell’apprendimento ha acceso i riflettori sul “nuovo mondo” dell’istruzione mettendo in luce quanto ci sia ancora da fare per definire concept e strategia. L’aspetto cruciale è il coinvolgimento delle persone nel processo di apprendimento. Lo stato attuale dell’editoria scolastica sembra oggi essere, in Italia, molto tradizionale: libri stampati su carta e mezzi a audiovisivi di supporto. Sembra mancare un progetto strategico per indirizzare la Scuola, la “macchina” educativa , e quindi gli insegnanti, verso nuovi approcci e metodologie. La tecnologia è ancora vista come supporto tecnico in termini di “tablet”,  di lavagne elettroniche e di una mitica classe “2.0”.

Carlo Infante dice in un suo post su questo tema:

” L’apprendimento è più importante dell’insegnamento, avrebbe detto John Dewey che già nei primi del Novecento aveva centrato la necessità di privilegiare le attitudini collaborative degli studenti piuttosto che la trasmissione strutturata di conoscenze. Il concetto di cooperative learning è in campo pedagogico da decenni ma trova difficilmente sviluppo. Oggi con il web è tutto più semplice, l’utilizzo delle reti in ambiente educativo può sollecitare quell’intelligenza connettiva che è insita nella natura umana, anche se l’impianto didattico tradizionalmente impostato sull’istruzionismo la inibisce. Dobbiamo prender atto che i “nativi digitali” vivono naturalmente in un mondo pervaso da sollecitazioni multimediali e non fanno altro che captare i segnali che li circondano, perché l’apprendimento è dappertutto. Non stanno cambiando i loro modi di apprendere. Sono così, ne sono pervasi. Siamo noi, quelli che si sono strutturati culturalmente dentro le cornici del pensiero lineare, che dobbiamo cambiare (e alla svelta) per non farli crescere da soli.

Il punto chiave è quello di riconfigurare gli assetti di trasmissione dei saperi in modo adeguato per intercettare queste nuove attitudini e fare in modo che si evolvano in competenze e conoscenza.
Per farlo c’è un altro concetto che ci viene in aiuto, è l’edutainment che rivela la chiave di volta di tutto il sistema educativo cooperativo.
Per apprendere bisogna “tirar fuori” (educare, dal latino educere, significa questo).
Ancor prima della didattica che struttura la trasmissione dei saperi e la formalizzazione delle competenze, deve esserci il coinvolgimento attivo dei ragazzi.
Mixare educational ed entertainment nella parola edutainment significa coniugare la dimensione ludica della partecipazione con quella educativa che comporta, prima di tutto, disponibilità ed elaborazione attiva.
Si deve porre molto più attenzione alla “porosità”cognitiva dei ragazzi. L’errore più grave è infatti è quando si crea nello studente quella soglia impermeabile per cui tutto scivola via. Si deve sempre trovare il modo perché ci si metta in gioco, studenti e docenti, possibilmente insieme. In questo senso le dinamiche connettive del web sono un’occasione fondamentale per liberare le migliori potenzialità della cooperazione educativa.