150 grandi aziende si alleano per una società sostenibile a “zero carbon”

ho letto ed analizzato l’articolo ”over 150 global corporations urge leaders for net zero recovery from COVID-19”. Il titolo spiega bene il senso che l’articolo vuole promuovere: il corona virus segna l’avvio di una forte “spinta” sui leader del mondo  per una società che allinei aziende e governi ad una economia “zero carbon”. Quando abbiamo fondato SOSLOG, era il 2005, la consapevolezza delle aziende e delle grandi multinazionali, su questo obiettivo, era vicina allo zero. L’articolo esprime un possibile pensiero condiviso e mi richiama alla mente la “carta di Padova” promossa da SOSLOG, che vuole essere l’espressione condivisa delle associazioni italiane che sono orientate alla “sostenibilità”.

Ho letto le dichiarazioni di 27 CEO di aziende: estrarrò, qui di seguito, le parole chiave, giusto per capire le intenzioni professate in questa iniziativa denominata “Science based Target”. Il motto dichiarato nel logo è: "driving ambitious corporate climate action”. Il nome dell’iniziativa richiama la scienza , e la sua funzione di “credibilità”.

Vediamo dunque che cosa ho estratto dalla lettura delle intenzioni:

– EDF: “develop a better model”,

– DANFOSS: “emission reduction through energy efficiency in buildings, manufacturing, electrification of transport”,

– NESTLE’: "net zero greenhouse emission by 2050”

– Grupo Rede Electrica: “decarbonizing the economy carry plenty of opportunities for job creation and economic development and they are indeed sustanaible in the long term”,

– SCANIA: “ sustanability as a center piece…taken by government”, “we can decarbonize heavy transport and we are determined to do our part”,

– ENEL: “align all our efforts for recovery with SDG 13”,

– PERNOD: “every one running their business in an environmentally sustainable way”,

– ELECTROLUX: “addressing climate change is as urgent as ever”,

– ADOBE: “a unique opportunity to make climate action a central part of rebuilding the global economy”,

– SCIENCE BASED TARGET initiative: “offers resources and guidance to reduce barriers to adoption and indipendently assesses and approves companies targets”.

Parole chiave che ho estratto, in quanto numerose e in quanto affermazioni di voler fare delle aziende e di voler "vedere fatte" dai Governi:

SOSTENIBILITA’,  CLIMA,  EFFICIENZA, DECARBONIZZAZIONE, ELETTRIFICAZIONE TRASPORTI, OCCUPAZIONE, NUOVO MODELLO DI SVILUPPO ECONOMICO, ONU AGENDA 2030, URGENZA, ALLINEARE, EFFICIENZA ENERGETICA EDIFICI, GAS SERRA, LUNGO TERMINE.

Conclusione

In positivo vedo 150 aziende che “ci mettono la faccia” adottando affermazioni che abbracciano e sostengono i 17 SDG (sustanaible development targets) della agenda ONU 2030, e le azioni per ridurre i gas serra e, in generale, le emissioni nocive in atmosfera. Non ci sono dati verificabili di questi impegni, ma le affermazioni dei CEO dovrebbero indicare la strada che si sta percorrendo o che si vuole percorrere per agire sui cambiamenti climatici. E’ un primo passo.

Le azioni indirizzate alla sostenibilità si fanno su di un orizzonte di lungo termine, tanto che ora viene indicato come anno target, per lo "zero carbon emission”, il 2050…ricordate che si è passati dal 2000, al 2020, poi al 2030 ed ora al 2050: le parole non si trasformano in azioni e in risultati misurabili, rispettando gli impegni presi nelle sedi istituzionali.

C’è però un silenzio che si riconosce facilmente, anzi diversi silenzi. In primis non si legge l’impegno per cambiare radicalmente il sistema economico, indirizzandolo verso stili di consumo orientati all’immateriale, ossia al non tangibile, con effetti positivi sulle emissioni ambientali. Poi non vedo impegni per ridurre le diseguaglianze sociali ed economiche…la ricchezza e il reddito continuano a raccontare una società altamente diseguale, con concentrazione di potere decisionale in poche mani.

Insomma, c’è tanto da fare!

Corona virus: opportunità per cambiare rotta?

Ho pubblicato sul Pannunzio Magazine l'articolo che segue per offrire una "vista" sul corona virus, la vista delle opportunità per gli umani. Eccolo. 

Vorrei riassumere ciò che vedo e sento intorno a me, in questi primi mesi del 2020, con un motto: “il corona virus è la più grande opportunità, mai ricevuta dagli umani, per cambiare rotta”. Cercherò di raccontare questo fenomeno e di farmi capire! Incomincio dai “numeri” dell’epidemia.

I numeri dichiarati ufficialmente

Parto dai media, includendo Internet, che ci mandono, a tutte le ore del giorno, messaggi ricchi di numeri e di racconti, tratti dalla cronaca o da interviste a virologi, scienziati e politici.

Possiamo credere ai numeri che seguono, datati 6 maggio 2020, ora 22:00?         

  • totale contagiati[1] mondo: 3.798.341,
  • totale contagiati Italia: 214.457 (siamo al posto numero 3 per contagiati),
  • totale morti mondo: 262.991,
  • totale morti Italia: 29.684 (siamo al posto numero 4 per morti).

Questi dati aggregati sono raccolti e diffusi da organizzazioni pubbliche e private, che li ottengono, di solito, da istituzioni pubbliche; in Italia è la “protezione civile” che fornisce i dati giornalmente alle ore 18.

Questi dati hanno una credibilità alta perchè provengono da rilevazioni sistematiche e proceduralizzate da parte, soprattutto degli ospedali, che sono regolati dai singoli Stati, siano essi pubblici o privati.

Dobbiamo porci questa domanda: i dati di cui sopra rappresentano e sono la realtà oggettiva dei fatti? La risposta è un chiaro NO, ma questo non deve portarci a pensare che siano una vista distorta o errata: questi dati sono “il meglio” che la società, nel suo complesso, genera e diffonde oggi attraverso i media. E poi c’è ancora un punto molto importante: i numeri ci “parlano” e ci dicono molto solo se li lasciamo parlare! Cioè se li mettiamo in un contesto che dia significato. Analizzerò questo aspetto a breve con una tabella.

Per ora la mia prima riflessione, già solo da questi primi dati, è che:

– ci sono fonti private ed istituzionali che offrono dati; la fonte più seguita è privata;

i dati diffusi NON sono la rappresentazione completa di ciò che è successo e che sta succedendo.

Se andate sul sito della OMS[2] (organizzazione mondiale della sanità, ente dell’ONU) troverete dati molto vicini a quelli che ho segnalato sopra, insieme a valutazioni sui rischi: scoprirete anche che il “mondo” è sotto attacco da parte di agenti patogeni più aggressivi e dannosi del corona virus, anche se i numeri per singola patologia sono minori e la diffusione è contenuta ad aree specifiche.

Che fare allora? Per cercare di capire che cosa stia succedendo ho selezionato alcuni dati e costruito una tabella, essenziale e sintetica, che espongo qui di seguito:

Area

Contagiati

Morti

Popolazione

Contagiati per 100.000 abitanti

Morti per 100.000 abitanti

Mondo

3.798.341

262.991

7.800 mio

50

33

USA

1.252.430

73.711

329 milioni

300

22

UK

201.101

30.076

68 milioni

296

44

Spagna

253.682

25.851

47 milioni

540

55

Italia

214.457

29.684

60 milioni

357

50

Germania

167.575

7.190

84 milioni

200

9

Olanda

41.319

5.204

17 milioni

243

31

Corea del Sud

10.806

255

51 milioni

21

0,5

Tabella 1- stralcio dai dati[3] ufficiali

La situazione attuale nel mondo (vedasi tabella 1), misurata negli ospedali, si può sintetizzare con due numeri: 3,8 milioni di contagiati e 262.000 morti. Tutti i Paesi ne sono colpiti tanto che la OMS ha sancito ufficialmente che si tratta di “pandemia”.   Ci sono luci e ombre sul fronte del trattamento sanitario in concreto; c’è un grande “affanno” sul fronte della sanità pubblica, perchè quasi tutti i Paesi erano impreparati ad affrontare une epidemia così veloce. Il primo sistema ad essere messo in crisi è stato quello della Salute. Gli ospedali, con la sola eccezione della Germania, non erano dotati di sufficienti posti letto di terapia intensiva, cioè quelli con i sistemi meccanici per la respirazione assistita (dal “casco” con ossigenazione forzata, alla “intubazione” del paziente).

Per capire i numeri della tabella 1 è necessario conoscere le strategie dei Paesi, in particolare il “lockdown” (chiusura delle attività produttive e commerciali) e la capacità di operare efficacemente e rapidamente sui focolai d’infezione.

Le informazioni che seguono completano il quadro della tabella 1:

  • Corea del SUD: eccellente la strategia d’individuazione e azione sui focolai d’infezione; i numeri dicono che l’infezione è stata contenuta perchè il tasso di contagio e di morti per 100.000 abitanti è il più basso al mondo (ho escluso la Cina dall’analisi);
  • Germania: eccellente nell’efficienza verso una popolazione di ben 84 milioni di persone; il tasso di mortalità è tra i più bassi al mondo;
  • Spagna: tra i peggiori Paesi al mondo in quanto a controllo del contagio e mortalità;
  • Italia: è stata, dopo la Cina, la prima nazione occidentale ad affrontare, direi in “solitaria”, la sfida del corona virus; ha lanciato un lockdown lungo e “duro” ed è stata in cima alla classifica dei contagi e della mortalità sino a quando è stata superata da USA e Spagna; ha indicato una possibile “strada” a tutti gli altri Paesi del mondo ed è stata elogiata e criticata, al tempo stesso;
  • Olanda: il Governo ha scelto una politica di contrasto basata sul senso di responsabilità della popolazione, procedendo ad un “lockdown”[4] leggero; ha mostrato fiducia, inizialmente,  alla “immunità di gregge”;
  • UK: l’epidemia è ancora in sviluppo per la concomitanza di diversi fattori: decisioni del Governo in ritardo rispetto allo sviluppo dell’epidemia, lockdown morbido (almeno inizialmente), sistema ospedaliero in crisi per carenza di terapie intensive.

Quando sostengo che i dati diffusi ufficialmente non rappresentano la realtà significo che:

  • le metriche usate dai singoli Stati sono disomogenee; le ragioni concrete  sono molte, ma quella che incide di più sul numero dei “contagiati” è la diversa disponibilità di strumenti diagnostici: sono spesso mancati i reagenti per fare i “tamponi”, prima diagnosi dell’attacco del corona virus;
  • mancano all’appello i contagiati e i morti “in casa” e nelle RSA (enti e luoghi per le case dedicate agli anziani),
  • non si conosce, a livello statistico, la stratificazione dell’epidemia, poiché non è stato condotta una rilevazione sistematica dell’epidemia; detto in altre parole non sappiamo quanti siano:
    • i portatori asintomatici: possono essere contagiosi, a seconda dello stadio di avanzamento dell’infezione,  ma non dimostrano i tipici sintomi (rialzo della temperatura, tosse, difficoltà di respirazione) della patologia;
    • i contagiati: conosciamo solo quelli che vengono ricoverati in ospedale;
    • i guariti (sia asintomatici, sia usciti dagli ospedali): non c’è alcuna diagnostica sull’intera popolazione (fattibile con i test sugli anticorpi); conosciamo solo i “guariti” dimessi dagli ospedali.

Molti specialisti e istituti di ricerca chiedono che questa analisi epidemiologica (che sarebbe statistica, cioè condotta su di un campione rappresentativo della popolazione e per “area” geografica) venga fatta con una principale finalità: conoscere, a livello geografico, il rischio di contagio e la situazione “statistica” della epidemiologia

I numeri stimati

Se non possiamo credere al 100% ai numeri consegnatici dalle istituzioni e da enti privati, allora quali sono i numeri a cui riferirci?

La domanda è legittima. Le risposte sono diverse: si tratta di risposte “stimate” perchè si adottano dati e criteri di calcolo soggettivi.

Le mie scelte sono le seguenti e riguardano:

  • il numero di contagiati;
  • il numero dei morti.

Per quanto riguarda il numero di contagiati utilizzo le stime di specialisti del settore Salute, come virologi, direttori di istituti di ricerca, scienziati, ricercatori: il fattore moltiplicativo, da applicarsi al numero di contagiati contati dagli Ospedali, varia tra 10 e 30.

Scelgo il valore intermedio, cioè 20, per cui la stima che faccio è di circa 76 milioni di contagiati nel mondo.

Per quanto riguarda i morti posso usare la ricerca[5] fatta da Milena Gabanelli, apprezzata giornalista, che ha messo a confronto i numeri dei morti nei mesi di marzo e aprile 2019 con quelli del 2020; la differenza è stata attribuita al corona virus e può variare dal 30 al 100% rispetto ai numeri segnalati ufficialmente dagli Ospedali.

Ho scelto il parametro 49% (vedasi anche la tabella 2) per cui il numero di morti che stimo, a livello mondiale, è 392.000.

Tabella 2 – Fonte Corriere della sera, Milena Gabanelli

Questi dati “stimati” si riferiscono al 6 maggio 2020.

Si tratta di piccole o grandi differenze? A voi lettori la valutazione: ciò che volevo evidenziare è che non abbiamo oggi una “metrica” ufficiale che includa e rappresenti tutto il fenomeno. Ci sono spazi di miglioramento in un contesto che NON ci offre una lettura completa dei fenomeni. Ne possiamo tenere conto e chiedere alle attuali “governance” sistemi di misura omogenei, trasparenti e completi.

Nel futuro vedremo numeri più alti, in funzione dello sviluppo della pandemia.

La strategia di contrasto al corona virus

Come si sono comportati i diversi Paesi a fronte della sfida corona virus? Questa è la domanda.

Nonostante le grandi “unioni” di Paesi (es. Unione Europea e USA), i comportamenti sono stati i più diversi. C’è tanto da fare per far crescere la collaborazione e lo scambio d’informazioni, anche se dobbiamo considerare la complessità di sistema, a cui quasi nessun governo era preparato con l’idonea strumentazione, di pensiero e d’azione collaborativa.

Qui di seguito un “assaggio” di confronto tra Paesi.

La mia seconda riflessione riguarda la strategia di contrasto al virus:

– solo la Corea del Sud ha attuato la strategia vincente, quella della rapidissima ed efficace azione selettiva sui focolai d’infezione, mentre tutti i Paesi hanno adottato una strategia NON selettiva, ma estesa a tutto il territorio, con piccole differenze attuative a livello locale;

– la Germania è stato il Paese più rapido ed efficiente nel contrastare il contagio e nella cura delle persone contagiate.

Gli Stati hanno mostrato, in generale, due problemi:

– bassa velocità di risposta, come se il contagio non fosse stato intercettato in tempo (effetto “sorpresa” o incompetenza?),

– resilienza ridotta o impedita da politiche sanitarie di prevenzione fondate sui tagli di spesa e NON sui rischi, peraltro segnalati dalla comunità di ricercatori e medici (effetto “arriva il lupo” o incapacità della politica ?)

Il quadro non è però completo se non portiamo dentro alla lettura di sistema alcuni fattori che riguardano i “decisori”, quelli cioè a cui la popolazione ha delegato, attraverso le elezioni, la “governance”. Provo ad elencarli:

  • i comportamenti di governance della salute sono di breve termine, di solito un anno; il lungo termine, come 5-20 anni, non è stato mai pianificato, forse mai pensato, anche se gli stimoli esistono, come l’agenda ONU 2030 e i programmi della Unione Europea che si spingono al 2050 per alcuni temi (sostenibilità in primis),
  • i problemi tradizionali di deficit di bilancio, le regole della comunità di appartenenza (vedasi Unione Europea); la scarsa esperienza nelle scelte di “precauzione”; la grande incompetenza sui sistemi “biologici”: tutti questi fattori hanno concentrato l’attenzione soprattutto su fatti e problemi che vivono nella “attualità”, come la tassazione, gli incentivi, le politiche per l’occupazione.

Possiamo o dobbiamo “assolvere” la classe politica? Ognuno può pensarla a modo suo, ma abbiamo gli strumenti per valutare; ne ho scelti due:

  • capacità di relazionarsi con la comunità scientifica e di accogliere la loro “lettura” del problema, sia prima, sia durante l’epidemia; il Governo italiano attuale, a mio avviso, ha fatto la scelta giusta, quella di integrare gli scienziati e gli enti più autorevoli nel processo di analisi e di intervento sull’epidemia;
  • capacità di chiedere alla popolazione un impegno di “contrasto al corona virus” attraverso il “lockdown”: alcuni, come il governo italiano, ha adottato una strategia di alta intensità e durata; altri come il governo olandese di aperto contrasto alla scelta mondiale di lockdown, immaginando una impossibile “immunità di gregge”; altri ancora, come il governo USA hanno ignorato l’epidemia per poi ritrovarsi, in casa, un dramma di proporzioni enormi, e decidere di dare priorità all’economia, rispetto alla tutela della vita dei propri cittadini. 

La sfida del cambiamento di contesto

L’attuale “governance” dei Paesi è condizionata soprattutto dall’economia. Cito i fattori economici sui quali c’è più dibattito e più attenzione: l’occupazione (dovrei dire, oggi, la disoccupazione, che cresce nella maggior parte dei Paesi); il fabbisogno finanziario, espresso col parametro “deficit di bilancio”; l’impatto della tecnologia digitale sul lavoro e sul comportamento sociale.

In questo quadro economico ci sono due “sfide” alle quali viene dedicata un’attenzione che potrei definire “marginale”. Il termine marginale NON significa che la società e i Governi non se ne occupano, ma che questi NON ne riconoscono  consapevolmente gli impatti ed i rischi, e soprattutto, non hanno consapevolezza sul lungo termine; sembrano cioè delle sfide fuori controllo perchè vale, secondo me, il principio che “l’energia segue l’attenzione”. Detto in altre parole: se non dò attenzione alla sfida, allora NON agisco e non dò l’energia (competenze, scelte economiche, regole, ecc.) necessaria e congruente col rischio. Quale rischio? la sopravvivenza degli umani.

Le sfide, dicevo, sono due.

La prima è quella “biologica” che nasce dalla struttura organica della Terra. Gli umani, la fauna, la flora, i funghi vivono il processo detto di “evoluzione” da quasi un miliardo di anni e si replicano. L’aria, come la conosciamo oggi, col suo 21% di ossigeno, si è formata circa 2,4 miliardi di anni fa, grazie ai ciano-batteri.  Inoltre questi “replicanti” sono in interazione sempre e ovunque. Costituiscono sistemi complessi e pertanto una gran parte degli effetti delle loro interazioni sono imprevedibili.

Il corona virus è un ottimo esempio. Il corona virus faceva parte del sistema animale ed è passato all’uomo alla fine dell’anno 2019. La lista dei “patogeni” già agenti sul sistema biologico terrestre è piuttosto lunga e l’OMS può elencarli.

La seconda sfida è detta “sostenibilità” ed è oggi rappresentata da una tripletta di sfide: ambientale, sociale ed economica. Quella ambientale è la più nota e si esprime con termini quali: emergenza climatica, emissioni nocive nell’aria e nelle acque, contaminazione delle risorse naturali con elementi dannosi per la salute, raccolta differenziata dei materiali di scarto, efficienza energetica, energie rinnovabili.

Quella sociale si esprime come “la nuova schiavitù” delle persone (es. emigranti che lavorano senza diritti, lavori ad alto rischio senza precauzioni) e il diverso trattamento normativo, sociale ed economico dei generi.

Quello economico riguarda la mancanza di consapevolezza dell’allocazione delle risorse finanziarie sul lungo termine, per cui i Paesi agiscono soprattutto sui valori materiali, il PIL in primis, e NON pianificano su orizzonti temporali lunghi; infatti non esistono piani a 30-50 anni, né ricerche e analisi di lungo termine sui contesti, sulle tecnologie, sui sistemi di governance.

La mia terza riflessione riguarda perciò il cambiamento di contesto. I decisori hanno dato poca attenzione alla sfida “biologica”, come se essa si trovasse fuori dal perimetro di osservazione e d’interesse; come se un rischio, appunto quello “bio”, fosse stato ignorato e trascurato.

E’ urgente, direi vitale, che la biologia venga posta al centro dell’attenzione dei Paesi, della governance, della società umana. Il corona virus ci dovrebbe aver “svegliato”: ecco perchè lo considero “l’opportunità” contemporanea più rilevante.

La sfida dell’Economia

Oltre alle due sfide connesse alla natura della Terra, e cioè biologia e sostenibilità, dobbiamo aggiungere una sfida che nasce dalle convenzioni che gli umani si sono date per lo scambio di beni e di servizi: l’economia.

Ci vogliamo e dobbiamo porre la domanda chiave: cambierà l’economia per effetto del corona virus? E se la risposta è SI’, allora come cambierà? Sarà la resilienza a risolvere o servirà un cambiamento radicale del sistema economico? Come potrà cambiare la vita degli umani?

Qualunque fosse la risposta, dovremmo essere davvero prudenti nell’accoglierla! Il sistema nel quale viviamo è complesso per diversi motivi: non conosciamo la “natura” della Terra a sufficienza; non pensiamo per sistemi ma ancora ragioniamo in modo lineare quando, invece, i sistemi dentro ai quali viviamo sono NON lineari (cioè con effetti imprevedibili).

La scelta che vi propongo è semplicemente quella di “vedere” le possibilità che si rivelano oggi a fronte di una perturbazione che tutti abbiamo sotto gli occhi: il corona virus. Le fonti a cui mi sono rivolto, per capire, dicono che:

  • dovremo convivere col corona virus per un periodo di almeno due anni, sino alla comprensione della sfida che ci ha posto e sino alla creazione dei presidi sanitari per contenerla o eliminarla (farmaci, vaccino, strumenti diagnostici e di monitoraggio);
  • l’impatto sulle economie del mondo sono le peggiori mai viste e sono paragonabili ai grandi eventi negativi del passato, come la grande depressione del 1929 in Usa, come le maggiori pestilenze (la peste, la spagnola, l’asiatica);
  • la dimensione globale della popolazione (circa 7,8 miliardi oggi, e in prospettiva 11 miliardi al 2100) entra nello scenario con una forza diversa rispetto al passato quando essa veniva misurata in milioni.

Vediamo qualche numero che ci dà il quadro della situazione attuale:

  • caduta del PIL annuo europeo intorno al – 7%;
  • caduta del PIL italiano nel 2020 intorno al -10%;
  • incremento della disoccupazione negli USA di circa 30 milioni di persone;
  • interventi economico-finanziari dei grandi Paesi per circa 1000-2000 miliardi di euro ciascuno,
  • scomparsa di molte aziende dallo scenario economico per due fattori, quello finanziario, quello operativo (diseconomie non gestibili per le misure di distanziamento sociale e per le precauzioni da adottare): la stima è di una perdita del 20-30% di soggetti economici attivi sul mercato.

Possiamo e vogliamo anche portare alla luce le risorse a nostra disposizione, oggi, per affrontare la sfida “bio” del e dei virus. Sono tante e potenti.

Ne ho selezionate tre che possono aiutarci:

  • la digitalizzazione: in questa attuale emergenza è utilizzata soprattutto per lavorare da remoto, in modalità che è detta “smart working”; ma essa è presente già in profondità nei sistemi operativi (logistica, produzione distribuzione dell’energia, comunicazione) e decisionali (simulazioni, ricerca, analisi di fenomeni);
  • l’intelligenza artificiale: la digitalizzazione è il fattore abilitante, ma l’intelligenza artificiale (IA) è soprattutto l’uso di algoritmi logici e matematici per definire e risolvere problemi con una prestazione superiore a quella degli umani, anche se per domini verticali ben definiti: ad esempio con l’IA si possono visualizzare gli spazi e riconoscere i soggetti/oggetti ivi presenti, e possiamo far muovere sistemi robotici in zone pericolose, non per umani;
  • la tecnologia per la trasformazione del DNA, possibile con la tecnologia CRISPR/cas9[6] che ci permette di inserire e sostituire segmenti di DNA con catene sintetiche sino a produrre “ibridi” (caso dell’escherichia coli, Cambridge, 2018)[7]

 Che cosa potremmo dunque “vedere”, osservando l’economia, nei prossimi anni? Possiamo pensare a tre scenari, piuttosto distanti tra di loro:

  • un “ritorno” al passato. Si sono trovate le soluzioni “medicali” per far scomparire il corona virus, le misure di ”distanza sociale” sono state tolte, le aziende produttive e di servizio si sono adattate durante i due anni di crisi, e continuano a immettere sul mercato i prodotti/servizi usuali; è stato un brutto periodo ma la “società” vuole tornare allo schema di consumo precedente il corona virus;
  • un “next to normal”. Si torna ad una “normalità” vicina a quella precedente, ma l’esperienza, durante i due anni di crisi, ha portato delle novità e sono emerse nuove aziende di innovatori; il lavoro da remoto è aumentato tantissimo, la ristorazione ha aperto nuovi servizi di asporto e di consegna “porta a porta”, i consumatori e gli utenti dei servizi hanno cambiato alcune loro abitudini per cui ora vanno in vacanza nei borghi storici italiani (non solo estero) e molti si sono trasferiti dalle città verso piccoli comuni, anche in zone marginali del Paese; la globalizzazione sta rallentando e alcune lavorazioni industriali sono tornate nei Paesi d’origine; l’economia sta cambiando, lentamente;
  • un cambiamento radicale. L’economia non è più la stessa: molti Governi hanno concordato di cambiare la metrica del prodotto nazionale da PIL a BES[8] (benessere equo sostenibile), la mobilità elettrica e a idrogeno stanno soppiantando la trazione termica, i consumi di servizi culturali stanno crescendo a due cifre e l’impegno per migliorare il clima ha sostenuto grandi investimenti sull’ambiente e sulla socialità.

Potete scegliere uno scenario, tra quelli proposti, o costruire una soluzione ad hoc che prenda ispirazione dai tre scenari.

Il futuro sembra imprevedibile. Ma è davvero imprevedibile? Possiamo costruirlo? SI’, questa è l’ispirazione che vorrei dare.

Conclusioni e ispirazioni

Ad oggi la costruzione del futuro sembra un esercizio, un gioco forse divertente.

C’è sullo sfondo una riflessione che vorrei esprimere qui ed ora: le sfide nei prossimi anni, e penso al 2021-2100, sono “toste” perchè le nuove abilità umane, come la trasformazione del DNA e l’intelligenza artificiale, si sviluppano in uno spazio di evoluzione mentale che non viaggia alla stessa velocità.

Gli umani dovrebbero migliorare la loro consapevolezza su almeno tre dimensioni: quella individuale, ossia quella delle loro intenzioni; quella sociale, ossia come ridurre le diseguaglianze sociali tra Paesi e tra persone; quella ambientale, perchè la Terra è uno spazio limitato e complesso, abitato da tante specie “vive e replicanti”, che è già oggi incapace di metabolizzare le emissioni nocive degli esseri viventi. E, se non bastasse, c’è anche una distanza interna agli umani, tra il loro passato e il loro futuro.

Il corona virus sta generando una riflessione in tutto il mondo.

Chi dovrebbe raccoglierla ed agire ? NOI. Gli strumenti per evolvere, cioè per cambiare il “sistema” e per capirlo ci sono.


[1] Fonte dei dati su contagi e morti: worldometers.info/coronavirus

[2] OMS: https://www.who.int/

 

 

[3] Fonte: worldometers.info/coronavirus

 

 

 

Corona virus. Quali futuri possibili?

Giorgio de Chirico

I dati che vengono riportati dai media, sul corona virus,  sono diffusi attraverso la televisione e Internet. Sono i dati numerici delle protezioni civile e dei Governi, e quelli "soggettivi", pro e contro le scelte dei Governi. Criticare è facile, fare proposte su scala nazionale o mondiale ben più difficile. L’effetto che “sento” è quello che siamo impreparati e fragili, come specie umana.

E' legittimo fare critiche ed è anche inutile. E' soprattutto inutile mostrarsi sdegnati o sorpresi. Cercherò di spiegarmi. La mia prima considerazione riguarda l'errore, sì proprio l'errore.

Ho maturato le mie "mappe" da quanto vivo ed osservo sul fenomeno corona virus e quindi mi metto in una posizione razionale che enuncio come segue: ogni giorno impariamo e progrediamo grazie agli errori e mi domando perchè abbiamo escluso l'errore dalla nostra quotidianità.

Il Governo italiano, per quello che ho osservato e capito, ha fatto tre scelte strategiche: relazionarsi con la "scienza" e utilizzarla per capire il fenomeno del corona virus, utilizzare gli ospedali e la struttura del servizio nazionale per l'intervento concreto sul territorio, usare la "distanza sociale" e la quarantena per cambiare la curva dei contagi (abbassandola e allungando i tempi) e sostenere meglio, con la struttura operativa del sistema "salute", l'impatto del corona virus sulla capacità degli ospedali pubblici di far fronte al corona virus, con una capacità d'intervento limitata (es. posti letto, mezzi di terapia intensiva, ecc.).

Sono stato superficiale ma spero di aver trasmesso la complessità di quanto stiamo affrontando.

Dunque, il Governo ha fatto errori? Sì.

Ha scelto una strategia coerente con le risorse disponibili? Secondo me, sì.

Che cosa hanno fatto i cittadini? Hanno espresso empatia, hanno pianto, hanno rispettato le indicazioni del Governo centrale e delle Regioni, si sono chiusi in casa per la quarantena.

Si poteva e si può fare meglio? Sì, ma che cosa si potrebbe fare subito tanto da migliorare significativamente la situazione attuale? Questa era la domanda che bisognava porre all'inizio del fenomeno ai cittadini. Non è stato fatto.

Osservando il mondo, noto che l'operato del Governo e delle Regioni italiane è stato applicato da tutti i paesi del mondo con una sola eccezione, per quel che ho capito, e cioè l'Olanda che sembra aver scelto l'alternativa dell'immunità di gregge.

Col tempo (sono passati 3,5 mesi dall'inizio "conosciuto" del corona virus in Cina) si conosce sempre meglio il virus, ma ad oggi non c'è una cura riconosciuta come "risolutiva" e ci sono previsioni sul vaccino (da qualche mese a 2 anni); intanto il virus ha contagiato quasi due milioni di persone mentre si stimano i "contagianti" in un numero che varia tra 20 e 60 milioni di persone.

In tutti i Paesi del mondo la popolazione sta seguendo le disposizioni dei Governi, con risultati lenti e dolorosi, cioè con un numero di morti ben superiore alle statistiche correnti, segno che il virus colpisce duramente.

L'economia mondiale sta malissimo e al contempo si possono osservare effetti imprevedibili: alcuni sono positivi, e sono quelli sull'ambiente che si sta "pulendo", dimostrando così, in modo visibile ed evidente, che gli umani sono la causa principale del degrado ambientale.

Alcuni sono negativi come la disoccupazione, la cassa integrazione, la probabile cessazione di attività di milioni di imprese, la caduta del PIL italiano di almeno 10% e di 5-6% di quello mondiale.

Possiamo fare un'esperienza positiva solo se siamo in grado di rispondere con comportamenti "resilienti", cioè di adattamento, o con proposte di collaborazione.

AGIRE è la mia scelta. Che cosa significa, per me?

Significa pensare e progettare la convivenza col corona virus per un periodo che va da sei mesi a due anni, sino alla vaccinazione di massa; quindi progettare le attività includendo i vincoli come la distanza sociale indotta dal corona virus.

Significa accogliere questo periodo come l’opportunità di ri-posizionare le mie attività ancora di più nella direzione della sostenibilità e della collaborazione: alleanze e partenariati per produrre insieme risposte attuabili sul campo.

Significa intensificare le mie relazioni personali con le persone delle reti in cui sono attivo per condividere sentimenti, idee e futuri possibili.

 

Corona virus (il 14 marzo 2020)

II corona virus ha una data d'inizio per ognuno di noi, anche se le prime notizie sui media risalgono a dicembre 2019 quando il governo cinese lancia l'allarme. Oggi è il 14 marzo 2020 e la Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato ufficialmente  – da 11 marzo, la pandemia, cioè l'epidemia estesa a tutto il mondo:

http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioNotizieNuovoCoronavirus.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=4209

Per me il virus ha una data d'inizio, il 20 febbraio 2020, quando sono a Milano per partecipare ad un evento organizzato da AMI, SOSLOG – associazione di logistica sostenibile, e dall'università Bicocca: una serata di musica, canto e disegni di sabbia condotta dal maestro Beppe Vessicchio durante la quale si dialoga col pubblico, circa 200 persone nella sala di Finarte a China Town in Milano. Il tema è la plastica mono-uso e la sfida che la plastica ha creato negli ultimi 60 anni: mari di plastica nei mari e nanoparticelle di plastica nella carne dei pesci.

Questa coincidenza, plastica e virus, ha qualche significato, che ognuno può dare: la mappa non è affatto chiara, ancorchè gli effetti del virus stiano creando un panico diffuso in tutto il mondo e i Governi agiscano con velocità differenti, quasi increduli per ciò che sta accadendo.

Io sono a Milano il 20 febbraio, partecipo al concerto, dormo a China Town nell'unico albergo, il Leonardo. Sono consapevole che il virus c'è e che si sta diffondendo e non sono preoccupato.

Cambiamo scena: oggi è il 14 marzo, è sabato, il mondo mi appare più che diverso, quasi precipitato in un caos di cui c'è consapevolezza solo nei paesi che hanno deciso una "quarantena" vera, cioè tutti a casa, con l'obbligo di starci e di muoversi solo per casi di necessità: lavoro, se proprio dobbiamo essere presenti, altrimenti c'è il lavoro da remoto (tutti lo chiamano smart working o "lavoro agile"); procurarsi il cibo, i negozi di alimentari sono aperti e riforniti. Il panorama è questo: strade quasi deserte nelle grandi città del Nord Italia, polizia e carabinieri e talvolta esercito che ci fermano per verificare se c'è una ragione plausibile, tra le due che ho citato, per trovarsi in strada, altrimenti scattano sanzioni economiche e penali, sino all'arresto, un vero e proprio coprifuoco.

Sto sognando? E' arrivato il "day after"? la realtà supera la fantascienza? Ho paura? Sono preparato per "stare a casa" e muovermi solo per necessità vitali? Io abito a Genova e dalla mia casa posso vedere il mare: è cambiato qualcosa nella natura o è solo un periodo di trasformazione sociale che sta raggiungendo tutta la popolazione mondiale?

Sono solo alcune delle domande che mi pongo. Ora voglio ricordare alcuni fatti, giusto per tornare ad una realtà "normale" che sembra un'ombra in lontananza.

Allora guardo con una mente cognitiva e razionale, alcuni fatti.

La Cina è uscita dall'incubo della epidemia: dopo un contagio prossimo a 100.000 persone, i nuovi casi di contagio sono oggi di qualche unità al giorno, dai picchi di qualche migliaio, e sono confinati nella provincia del Wuhan, che conta circa 62 milioni di persone. La quarantena è iniziata a gennaio ed è stata molto stretta, anzi totale. La mortalità non sembra essere "alta", come quella di una epidemia quale la SARS o l'EBOLA. I calcoli dicono che la mortalità è inferiore al 3% e che le classi di età più colpite sono quelle oltre gli 80 anni, che hanno un tasso del 15% di mortalità. I giovani, intendo da zero a 25 -30 anni, sembrano immuni, perchè i casi di contagio sono di fatto assenti.

L'Italia è il Paese subito dopo la Cina con oltre 17.000 contagi e oltre 1000 morti. Supera e distanzia due Paesi ad alto contagio: Corea del Sud e Iran. 

I paesi europei hanno negato, sino a qualche giorno fa, la rilevanza del fenomeno; da ieri stanno reagendo con azioni dure e talvolta assurde: chiusura totale delle frontiere (come la repubblica Ceca), chiusura delle attività pubbliche (la Francia), indifferenza e misure blande (Gran Bretagna). La Commissione europea assicura un aiuto totale ed incondizionato all'Italia; ieri un volo aereo dalla Cina ha portato in Italia aiuti medicali per oltre 30 tonnellate ed una equipe medica per consigliare la Sanità italiana su farmaci, protocolli, sicurezze finalizzate alla cura e alla prevenzione della diffusione del contagio. Gli Stati Uniti, dapprima scettici e contrari a qualsiasi riconoscimento della epidemia, da ieri hanno proclamato lo stato di emergenza nazionale massimo e auto-esaltano le loro presunte capacità di affrontare la sfida. Oramai oltre 100 Paesi sono in emergenza.

Possiamo fare il punto? Ci provo.

Il virus la cui forma è oramai ben nota:

si replica attraverso il suo RNA (non ha un DNA) e attacca i polmoni, provocando una polmonite "interstiziale" che conduce alla morte i soggetti che hanno già altre sindromi (esempio: cardiocircolatorie) e un sistema immunitario debole o compromesso.

Si propaga soprattutto attraverso l'emissione di goccioline di uno starnuto o di un forte raffreddore da parte di soggetti contagiati; spesso questi soggetti sono "asintomatici", cioè hanno sviluppato la malattia, non si ammalano, producono anticorpi, e trasmettono il virus. I virus hanno, all'esterno del corpo umano, una vita brevissima, da qualche minuto a qualche ora e possono essere rimossi facilmente dalle superficie di oggetti con una disinfezione a base di alcohol e cloro. 

Pur nella emergenza abbiamo questa fortuna: il virus è "contenibile". COME? Attraverso la "distanza sociale" di almeno un metro; la quarantena in casa è la soluzione che il nostro Governo Conte ha adottato per l'Italia e che terminerà, almeno in una prima fase, il 25 marzo 2020.

Le altre misure di contenimento, a livello individuale ed organizzativo, sono:

– lavarsi spesso (e bene) le mani; 

– stare in casa per la quarantena; 

– lavorare con le protezioni adeguate, ossia con apposite mascherine e talvolta guanti; 

– sanificare le superfici di lavoro almeno giornalmente.

Come andrà a finire: è la domanda che mi pongo.

Voglio esaminare il "sistema", altrimenti c'è il rischio di inventarmi una mappa che mi soddifa ma che non si avvicina alla realtà.

Sistema significa che posso riconoscere alcune componenti essenziali, da descrivere e capire soprattutto nelle relazioni con le altre parti.

In primis ecco le "parti" che voglio esplorare:

il sistema medicale di cura e di contenimento: le componenti  più fragili, in Italia, sono le stazioni di terapia intensiva, limitate nel numero e nella operatività, che possono essere agite solo da "umani" altamente professionalizzati, come medici anestesisti e infermieri di terapia intensiva; è un collo di bottiglia su cui si sta intervenendo con grande energia; non abbiamo ancora raggiunto la saturazione totale delle macchine e quindi non dobbiamo fare scelte tra pazienti da salvare e pazienti da lasciare al loro destino, quindi senza terapia intensiva;

il sistema produttivo e distributivo del cibo: è fondato su catene logistiche che stanno funzionando; dobbiamo mantenerle attive e funzionanti al meglio; le catene logistiche erano invisibili, ora le vediamo in azione!

il sistema produttivo di beni: sta ancora funzionando appieno o ridotto, a seconda dei settori; 

il sistema delle relazioni tra umani: ridotto nella quantità, causa quarantena, ma migliorato nella qualità "molecolare" come la famiglia e/o le comunità di scopo, come nel caso dell'assistenza (volontariato, come esempio); 

le politiche di governance a livello Paese: le azioni decise dal Governo italiano sono eccellenti e sono riconosciute tali da istituzioni, come l'unione europea, dai Paesi, da singole persone in tutto il mondo. L'Italia sta diventando il "laboratorio" da cui imparare per decidere le migliori azioni di contenimento del virus. Molto bene, sono orgoglioso del mio Paese.

le convinzioni degli umani: c'è una grande confusione e solo pochi umani riescono a diventare consapevoli, in tempi brevissimi, dei comportamenti necessari per il contenimento del virus: "io sto a casa" è lo slogan oggi condiviso ed attuato da una maggioranza di popolazione; anch'io sono in quarantena; 

le comunicazioni dei media: sono molto rilevanti per l'impatto e per l'influenza sulle decisioni degli individui e della aziende/organizzazioni; i media costituiscono i circuiti di feedback; sono "positivi" quando amplificano i segnali; sono "negativi" quando stabilizzano i comportamenti dell'utenza; è un equilibrio tra due "canali" egualmente importanti: da un lato si deve informare e attivare l'azione individuale e organizzata del contenimento; dall'altro lato si deve trasmettere il senso "risolutivo" delle nostre azioni individuali e collettive. Posso capire quanto si debbano bilanciare e perciò quanto sia difficile, oneroso e qualche volta paradossale e soprattuuto quanto si possa errare. L'errore deve essere considerato un effetto possibile, significativo e da correggere, ma non da esecrare. L'errore è una componente ineludibile di funzionamento del sistema;l

i processi mentali- cognitivi, emozionali, istintivi, delle persone: le persone soffrono, empatizzano, reagiscono, producono pensieri razionali. Siamo esseri pensanti ed esseri che agiscono e che si relazionano con l'esterno, con altri esseri umani, altri animali, la natura. La complessità della persona è un fattore di cui posso essere sempre più consapevole; posso introdurre nel sistema "l'attore" umano e capirne i modelli di comportamento; non posso cambiare perchè me lo dice qualcuno, anche fosse l'autorità che riconosco; cambio perchè ristrutturo la mia "mente", cioè i processi di pensiero e l'azione; l'azione mi fa capire e mi aiuta a trasformarmi, ad imparare nuovi comportamenti.

Quale conclusione posso trarre? Una e nessuna ! L'avventura umana è continua e il corona virus mi sta offrendo diverse opportunità:

– capisco meglio la mia fragilità e quella degli umani: un piccolo, invisibile elemento della natura, il corona virus, sconvolge l'intera umanità;

– riconosco il bisogno profondo, strutturato, di relazionarmi con gli altri umani e possibilmente di collaborare per lenire la sofferenza e cercare soluzioni insieme; 

– sto diventando più consapevole che la "lentezza" si può coniugare con la velocità necessaria e possibile; la velocità in assoluto non funziona bene; 

– sto intuendo che sto percorrendo una "transizione", ove rischi e opportunità sono paradossalmente congiunti; un nuovo periodo di sviluppo mi appare e diventa possibile, purchè mi metta in viaggio per una trasformazione struttale di me e del mondo intorno.

Buon viaggio!

P.S. la relazione più interessante e credibile sul corona virus e sui cambiamenti che potrebbe indurre è il rapporto Mc Kinsey, che potete leggere qui: https://www.mckinsey.com/business-functions/risk/our-insights/covid-19-implications-for-business?cid=other-eml-alt-mip-mck&hlkid=0c9161c2e2ed44079b452c62336fdc0c&hctky=2324759&hdpid=5d2d919f-402a-4cc1-bb7f-cd772a29f8d0

 

 

 

 

SACCHETTI DI PLASTICA BIODEGRADABILI. SONDAGGIO NIELSEN

NIELSEN pubblica i risultati di un sondaggio con i consumatori. Una parte dei consumatori è molto contrariata per il costo addizionale che deve sostenere. Una parte plaude all'iniziativa. Puoi leggere QUI una recensione giornalistica del sondaggio. 

Il consumatore NON è mai stato coinvolto su questi sacchetti e quindi NON può essere considerato un consum-attore. Nielsen si chiede se il consumatore abbia cambiato i suoi comportamenti, così almeno appare dall’articolo…."A un anno di distanza i sacchetti biodegradabili per l’acquisto di prodotti sfusi nei supermercati non hanno inciso sui comportamenti dei consumatori”.

La domanda, nell'articolo del giornalista, è mal posta! Quale dovrebbe o potrebbe essere il nuovo comportamento del consumatore? Non dovrebbe comperare la frutta confezionata con plastica NON degradabile?…ma è tuttora fornita dalla GDO con un uso di plastica inquinante e ridondante come peso ! 

E poi, come prosegue l'articolo, c'è una norma …. "Insomma, una vera e propria tassa nonostante la direttiva Ue 2015/720, recepita dalla norma italiana, non prevede questo costo aggiuntivo.

Proviamoa “resettare”, allora i problemi appaiono più chiaramente:

  1. manca una strategia rispettosa del consumatore: la possibilità di utilizzare sacchetti RIUSABILI, acquistati magari dalla GDO, o portati da casa, annullando il costo di 2-10 cent di euro; 
  2. manca qualsiasi strategia di settore (le GDO) per ELIMINARE la PLASTICA, che sta devastando la fauna dei PESCI nei mari e Oceani.

Che cosa ne pensate?

Raccontare i 17 goal dell’AGENDA ONU 2030 con 17 testimonial

CARLO PETRINI

Al Salone della CSR (Corporte Social Responsibility) organizzato dalla BOCCONI il 3 e 4 ottobre …c'ero anch'io ! 

Ho fotografato 17 cartelloni che vi propongo. Ogni cartellone è un goal dell'ONU. Ogni cartellone ha l'immagine, il volto, di un testimonial.

La reputazione passa attraverso il passaparola. Il passaparola è sostenuto da un personaggio che ha tanta visibilità e tanta buona reputazione nel mondo. E' una modalità di comunicazione contemporanea che mi piace. 

Sono le persone che trasmettono valori, che creano reti tra persone, che infuenzano e che accolgono.

I 17 goal sono anche SFIDE. Creo un ponte con le 21 sfide che SOSLOG (l'associazione italiana per la Logistica sostenibile) ha messo alla base del marchio di Logistica sostenibile, che viene validato da Lloyd di Londra. Puoi vedere l'articolo qui.

Puoi trovare le 17 immagini qui.

 

Open Innovation: parliamo di clienti

OPEN INNOVATION: oggi è una delle parole più gettonate dai manager aziendali, dai consulenti, da chi racconta il futuro dietro l'angolo. E il racconto contiene sempre la storia di una startup che sembra materializzare l'open innovation. Stiamo andando nella direzione giusta PARLANDO SEMPRE E SOLO DI STARTUP? Questo articolo è rivolto agli attori della filiera industriale e dei servizi ed anche ai "consumatori", sempre più citati come potenziali "attori" del cambiamento. 

In questo articolo intendo inaugurare una "nuova stagione": voglio dare cioè una risposta fuori dal coro. Come? Inizio con qualche domanda per poi darti uno schema con cui puoi analizzare i tuoi casi, quelli più vicini alle tue esigenze quotidiane e con cui passare all'AZIONE.

Inizio con una domanda di "reset": vogliamo lavorare con e per il CLIENTE ? SI?. Vogliamo capire se e come OPEN INNOVATION ci serve per individuare meglio il cliente, per dialogare sulle sue esigenze e desideri, per dargli prodotti e servizi che lo ingaggino e gli facciano fare una esperienza davvero nuova, indimenticabile che potrebbe trasformare la sua vita? SI, ancora sì.

Inizio il ragionamento presentandoti un "circuito virtuoso" in cinque fasi che ti aprirà la finestra sul futuro e che ti permetterà di guardare all'OPEN INNOVATION dalla prospettiva nuova di strumento INDISPENSABILE nel tuo piano d'azione dei prossimi 6 mesi. Sì ho scritto 6 mesi e non orizzonti triennali o ancora più lontani.

Questo circuito virtuoso è uno schema che ha, da parte mia, un "background" di almeno 10 anni, perchè è da almeno 10 anni che opero nel mercato OI (open innovation) nel quale  ho contribuito alla diffusione e applicazione dei suoi principi e dei suoi  strumenti; e da almeno 15 anni produco innovazione e strategie per aziende grandi e medie. Lo schema ha padri illustri. Angus Jenkinson pubblica nel 1994 "Beyond Segmentation"e suggerisce la creazione di "caratteri" per rappresentare i diversi profili di Cliente per aiutare il Marketing ad "empatizzare" i dati: nascono le PERSONAs. Steve Jobs all'Università di Stanford, anno 2005, conclude la sua narrazione con "Stay hungry, stay foolish", che rimarrà come un'icona nella sua storia personale. Nel 1776 Adam Smith col suo libro "La ricchezza delle nazioni" fa nascere il capitalismo e Paul Mason scrive nel 2015 il suo "post capitalismo". L'innovazione "responsabile" viene promossa e diffusa dalla Unione Europea per la prima volta nel 2009 in un progetto di nanotecnologie e scienze della vita. 

Ho dato un nome allo schema virtuoso, d'ora in avanti lo citerò come "FUTURO CHE EMERGE". E' il primo passo di una prospettiva di un cambiamento radicale: passare dalla relazione che abbiamo con i  prodotti-servizi, tipicamente da "utenti "di un servizio; a una vista di "percorsi di vita" nei quali interagiamo con prodotti- servizi che diventano "responsabili".

Ci facciamo accompagnare, in questo breve "viaggio" nel futuro, da un prodotto di largo uso e cioè dal frigorifero, con lo scopo di trasformare il ragionamento in una applicazione nel mondo "reale" a cui siamo abituati da qualche …millennio. Il frigorifero ha oggi una funzione percepita molto chiara: conserva il cibo più a lungo di qualsiasi altro macchinario; ma se diventasse, nel futuro, un prodotto "responsabile" come interagirebbe con noi? quale "percorso di vita" ci renderebbe meno solitario o ci cambierebbe radicalmente?

Per capirlo devo raccontare lo schema "FUTURO CHE EMERGE", che ha quattro componenti che interagiscono:

la PERSONA, o, detto meglio, il nuovo profilo del CLIENTE, descritto attraverso i suoi comportamenti, che ci permette di capire le sue esigenze ed i suoi desideri. Questa è la novità che il Marketing ha avviato da qualche anno e che chiama "PERSONAs"; non più "segmentazione del mercato" per reddito, censo, localizzazione, età ma per tipologia di comportamento, incluso le sue convinzioni, la sua emozionalità, le sue relazioni. C' è anche la sua relazione col mondo digitale. Ora al cliente possiamo anche associare una immagine! Chi compra il frigorifero? Inventiamoci un profilo: è un maschio di 30-40 anni, che vuole un elettrodomestico a basso consumo energetico, che conservi più a lungo le verdure rispetto alle date di scadenza; lo vuole silenzioso, grande anche più del necessario perchè la famiglia crescerà; è sensibile  a qualche nuovo servizio come il dispenser dell'acqua, "così si risparmia", e allo schermo digitale di controllo che fa assomigliare il frigorifero al suo tablet.

la NARRAZIONE del prodotto-servizio che la persona acquista. C'è una spinta enorme oggi per creare racconti che parlino della contemporaneità e non si affidino ai soliti stereotipi. Se ricordiamo la pubblicità televisiva del "biscotto" ora ci viene raccontato come viene fabbricato, con quali ingredienti, mostrandoci l'aia e le galline e non più attraverso le scatole di latta che li contenevano e le improbabili belle ragazze che li vendevano. La narrazione crea un legame di contestualizzazione tra l'acquirente e il prodotto con lo scopo di toccare qualche corda sensibile del Cliente.

IL NUOVO MODELLO DI SVILUPPO… forse possiamo cominciare a parlare di neo o post capitalismo per indicare che il modello attuale del consumo crescente potrebbe essere al traguardo! la novità è che stiamo integrando e connettendo i diversi attori della catena logistica e che nuovi operatori imprenditoriali, spesso inattesi, stanno comparendo per giocare da protagonisti e soppiantare aziende con una importante storia alle spalle. Nel caso del frigorifero qualche azienda produttrice ci potrebbe proporre (e lo faranno a breve) un frigo che registra gli oggetti in ingresso ed uscita e che sia in grado di trasmettere un ordine al fornitore GDO con cui tu, proprietario del frigo, hai fatto un qualche accordo di consegna porta a porta.

LA SOSTENIBILITA', la tripletta di esigenze ambientali, sociali ed economiche che oramai si trova in cima alle agende dei Paesi, della Unione Euopea, dell'ONU per "salvare il Pianeta", in realtà per salvare gli abitanti del pianeta! Qui nasce la parola "prodotto responsabile", cioè prodotto che può dimostrare la sua conformità agli standard di sostenibilità ambientale, sociale ed economica: riduce i consumi energetici e non crea gas serra, è stato costruito da manodopera in regola con le leggi sul lavoro e può dimostrare che ti fa risparmiare il 50% della bolletta elettrica.

– L’OFFERTA di PRODOTTI RESPONSABILI. Il sistema produttivo crea una quantità enorme di prodotti materiali ed immateriali che hanno due effetti sulla tripletta – ambientale, sociale, economiac: il primo effetto è il peggioramento di indicatori di “qualità della vita” come il clima o la purezza delle acque dolci; il secondo effetto è l’aumento di danni alla persona, peggiorandone la salute e quindi qualità della vita e invecchiamento. Abbiamo assoluto bisogno di prodotti che siano “circolari”, ossia riciclabili, ri-usabili. E che siano ad impatto zero su ambiente e società; non possiamo tollerare la distruzione della bio-diversità marina a causa delle plastiche disperse nei mari. EU e scienziati hanno coniato per i prodotti un termine piuttosto interessante, quello di PRODOTTI RESPONSABILI, cioè capaci di dare una RISPOSTA adatta alla conservazione delle specie, al rispetto del lavoro, alla crescita dell’Economia senza effetti deleteri su ambiente e società. Se esaminiamo i prodotti-servizi attuali ci rendiamo conto subito che essi NON sono responsabili perchè non sono stati progettati per dare risposte alla conservazione della natura e alla qualità della vita: sono troppo pesanti, utilizzano materiali che possono essere nocivi alla salute umana, non sono facilmente riparabili, sono destinati ad un ciclo di vita breve, hanno tempi di bio-degrabilità di millenni. La mia ispirazione è questa: tutti i prodotti possono diventare responsabili, ma si devono RI-PROGETTARE, ri-RACCONTARE.

Nel circuito "FUTURO CHE EMERGE" è accaduto qualcosa che può cambiare radicalmente il tuo rapporto col frigorifero. L'oggetto frigo ora può far parte di un nuovo circuito per te vitale, quello del cibo che entra in alcuni percorsi individuali di grande valore; ne cito alcuni:

dieta, controllo che tu abbia disponibile il mix giusto per gestire il corretto apporto calorico, di carboidrati, proteine e grassi; 

qualità del cibo, perchè le date di produzioe, scadenza, le origini dei prodotti e lo stato di conservazione possono essere tenuti sotto controllo; 

l'approvvigionamento tempestivo tale da garantire la disponibilità ma anche di ridurre/azzerare lo scarto.

Tutto quello che ho scritto è fattibile perchè le tecnologie ci sono. Può avvenire grazie alle sole tecnologie o serve qualcos'altro? Ecco che ora lo schema FUTURO CHE EMERGE esprime la sua forza: solo se i quattro fattori diventano attivi ed interagiscono il processo diventa quello che ho espresso. Verifichiamo insieme:

– parto dalla NARRAZIONE: qualcuno, come il produttore o la GDO o qualche altro attore della filiera, ti racconta che il frigorifero diventa il tuo magazzino "intelligente" in grado di guidare e controllare, sotto la tua supervisione, la tua corretta alimentazione, magari a tal punto da mitigare i farmaci o da contribuire alla stabilizzazione di indicatori di qualche sindrome (diabete II, ipertensione?); 

– poi c'è la relazione tra il nuovo "attore" della catena logistica che riceve i dati e ri-approvvigiona il tuo frigorifero-magazzino intelligente; ciò è possibile solo in un sistema post-capitalista dove le catene logistiche diventano assi portanti dello sviluppo e consentono l'uso flessibile del lavoro e una certa "invasione " della privacy, pur sempre sotto il tuo controllo; in questo nuovo scenario anche la "governance" della PA è importante perchè garantisce il rispetto di alcune regole del gioco, assicurando gli standard medici e il tracking della catena alimentare con appositi marker e regole; 

– ed infine qual è la relazione tra la PERSONA, tu nella fattispecie, e la sostenibilità del processo logistico che integra il fornitore GDO del cibo e casa tua, perchè di fatto è la GDO che ti rifornisce sino alla porta di casa o sino a quella del frigorifero! hai una mentalità "aperta" che ti faccia vedere i vantaggi e ti faccia mitigare l'intrusione nella tua sfera privata? Qual è la tua percezione di ruolo sulla sostenibilità?

Possiamo trarre qualche conclusione da questa "simulazione" fatta insieme ad un compagno di viaggio "intelligente" ma per ora ancora "macchina" e cioè il frigorifero?

Le mie conclusioni sono:

  1. le imprese hanno una sfida che possono raccogliere già oggi: trasformare i prodotti attuali, NON sostenibili, in prodotti "responsabili" che soddisfino i criteri di sostenibilità creando VALORE per i Clienti e non semplicemente inseguendo qualche criterio di sostenibilità; il VALORE nasce da una comprensione ed accoglienza di esigenze e desideri  del Cliente  in grado di creare una significativa e desiderabile "esperienza di VITA" ad alto valore aggiunto; è un cambiamento radicale: dal prodotto-servizio al processo di vita del Cliente-Persona di cui abbiamo scritto; dal servizio fatto in casa alla partnership in filiera; dallo stereotipo sul prodotto al RACCONTO che dia luce e prospettiva al nuovo valore per il Cliente-Persona;
  2. i Clienti hanno profili diversi e quindi entreranno nel "radar" delle imprese solo se adotteranno una apertura mentale che faccia loro percepire ed accogliere la nuova esperienza che l'offerta gli sta proponendo; l'offerta è perciò selettiva, non è rivolta indistintamente a tutti ma ai clienti-PERSONAs che l'azienda ha identificato;
  3. entrambi i soggetti possono beneficiare del paradigma di OPEN INNOVATION perchè OI offre:     
  • strumenti per capire e analizzare le esigenze/desideri del mercato, anche nei processi di VITA; 
  • gamma di soluzioni ampia, internazionale, in diversi contesti culturali e geografici; 
  • trasversalità tale da far partecipare attori inusuali; 
  • costi contenuti di sviluppo perchè si mettono a fattor comune sperimentazioni e successi/insuccessi. 

Nei prossimi blog approfondirò il paradigma OPEN INNOVATION con una "mappa" che ne riveli il "territorio" e con storie di casi.

Società ipertecnologica? Servono ibridi, non tecnici.

Il titolo è ispirato da un articolo di Piero Dominici, docente di comunicazione e intelligence all'Università di Perugia. Puoi leggere qui il suo articolo: http://www.vita.it/it/article/2018/02/16/la-societa-ipertecnologica-non-ha-bisogno-di-tecnici-ma-di-ibridi/145990/.

Il tema mi appassiona perchè la sfida che vedo oggi è quella di noi "umani" che dobbiamo includere ed integrare la tecnologia e NON farci guidare dalla tecnica e dalla tecnologia. Le persone dovrebbero essere formate ed educate alla "complessità" che è il sapere che ci permette di "vedere" le relazioni e gli effetti della interazione tra saperi, tra persone, tra persone e tecnologie. Edgar Morin dice che la prima riforma da attuare nel mondo attuale è quella delle menti perchè il nostro "pensare" è ancora lineare (ad una causa segue un effetto diretto), mentre è dalla conoscenza e consapevolezza del funzionamento dell'intero sistema che possiamo intuire, capire, misurare gli effetti. 

Quando progetto formati per un evento o per un percorso formativo mi faccio sempre una domanda: da dove comincio? E sempre mi dò una risposta: segui la tua intuizione ma fai sempre una esplorazione "circolare" di tutti i fattori che costituiscono il sistema. Infatti la comprensione di ciò che è utile fare deriva dalla capacità di vedere ogni singolo elemento nella sua correlazione con gli altri, altrimenti ci sfuggono gli "anelli di connessione" (negativi che stabilizzano e positivi che amplificano). Il comportamento di un sistema è sempre "controintuitivo" proprio per le connessioni (anelli negativi e positivi). Questo è uno dei principi di complessità per cui è importante imparare la "iteratività" del pensiero: ogni volta che esamino una relazione sono nelle condizioni di capire qualcosa in più e quindi di modificare la rappresentazione del sistema stesso. Detto in altre parole: costruisco sempre la mappa del territorio, perchè il territorio è complesso e la rappresentazione, la mappa, cerca di catturarne i fattori e le relazioni essenziali che mi permettano di capire il territorio stesso. 

Donella Meadows, co-autrice del memorabile libro "i limiti dello sviluppo" (1974, Jay Forrester, MIT) ha scritto un articolo di grande valore intitolato "le 12 leve" per spiegare quali siano i fattori del sistema che posso variare per produrre grandi effetti. Leggendo l'articolo possiamo capire che i fattori più influenti sono il paradigma del sistema, l'obiettivo primario del sistema, gli anelli di connessione (positivi e negativi), mentre spesso puntiamo la nostra attenzione sugli indicatori di funzionamento del sistema. Se penso ad un lago e ne voglio preservare la qualità dell'acqua non dovrò preoccuparmi tanto della sua acidità o del suo livello ma piuttosto dell'uso sociale che ne voglio fare, delle regole che stabilisco per la sua sostenibilità ambientale, dei suoi emissari che portano acqua e che ne variano la composizione.

Piero Dominici scrive con chiarezza che il sistema educativo attuale è impreparato a gestire la complessità e che i principi su cui dovremmo riscrivere i processi educativi dovrebbero includere: "immaginazione e razionalità, creatività e rigore metodologico, inclusione e iteratività dei processi mentali, integrazione tra emozionalità e pensiero cognitivo".

Voglio ricordare un pensiero di Karl Popper che nella sua visione del mondo parte sempre dal concreto, cioè dalla descrizione del problema, si applica per generare soluzioni, le verifica e solo allora formula la "teoria" cioè il tentativo di rappresentazione della realtà, per trovare inevitabilmente altri problemi, da cui far ripartire il circuito del pensiero appena descritto. Questo approccio è molto stimolante perchè ci fa entrare nel mondo della complessità e dell'instancabile ricerca di una rappresentazione sempre più vicina alla realtà ma che non riesce mai a raggiungerla totalmente. 

Donella Meadows, le 12 leve

Karl Popper, principio di falsificabilità

 

 

VEICOLI A GUIDA AUTONOMA. LA GERMANIA LEGIFERA.

La Germania si occupa e si preoccupa, con anticipo sui tempi di immissione sul mercato, di questo nuovo prodotto-servizio, cioè dell'AUTO A GUIDA AUTONOMA (driverless car). 

E' interessante estrarre la sintesi, cioè i principi a cui si devono ispirare le leggi che regoleranno questa mobilità, che a tendere, sarà "LA" mobilità consentita su strade aperte al pubblico. Quando? La domanda sui tempi è complessa perchè su questa innovazione radicale incombono molti interessi economici. E poi ci sono le INFRASTRUTTURE che fanno parte del "gioco" e che sono rilevanti per definire le  sperimentazioni e le date di avvio generalizzato.

Dieci anni or sono, avevo fatto le mie previsioni, per un progetto europeo sulla "infomobilità, così se ne parlava allora. La mia previsione era che per il 2030 si potessero vedere applicazioni reali di vasta dimensione territoriale. Le tecnologie c'erano quasi tutte, forse solo le comunicazioni 5G erano assenti.

Quali sono dunque i criteri per legiferare? Ecco quelli tedeschi che sono stati presentati dal Governo tedesco e ratificati dal Parlamento:

  • la guida autonoma sarà un "imperativo etico" se i sistemi automatici ridurranno gli incidenti rispetto alla guida umana;
  • la sicurezza delle persone deve essere prioritaria rispetto ai danni ad animali e beni materiali;
  • nel caso di incidenti inevitabili non si potranno applicare discriminazioni basate su età, genere, razza, attributi fisici e ogni altro fattore distintivo; 
  • in ogni situazione di guida, la responsabilità, sia essa attribuibile ad una persona o a un computer, deve essere chiaramente espressa e regolata;  
  • per la determinazione della responsabilità ("liability") deve esserci una "scatola nera", che registri e documenti ciò che è successo; 
  • sono i guidatori a detenere la responsabilità di ciò che avviene, qualunque sia la proprietà del veicolo; 
  • i veicoli possono agire autonomamente in situazioni di emergenza, ma gli umani devono poter riprendere il controllo nelle situazioni moralmente più ambigue. 

"Federal transport minister, Alexander Dobrindt, presented a report to Germany’s cabinet seeking to establish guidelines for the future programming of ethical standards into automated driving software. The cabinet ratified the guidelines, making Germany the first government in the world to put such measures in place." (fonte 8 maggio 2018, Andy King, leggi qui)

Leggi anche Sole 24 ore.

 

 

600 anni per uscire dalla Terra ed esplorare lo spazio. Lo afferma Stephen Hawking.

Stephen Hawking in assenza di gravità

Stephen Hawking ci avvisa, parlando ad una conferenza sulle tecnologie in Portogallo:

  • l'intelligenza artificiale deve essere messa sotto stretto controllo perchè pericolosa; ma potrà essere "dominata" e ben diretta se usata nella esplorazione spaziale;
  • il riscaldamento globale e la perdita di bio diversità renderanno la Terra meno abitabile, per cui la sopravvivenza umana sarà assicurata solo "uscendo" dalla Terra, andando nello "spazio" e cercando altri pianeti abitabili.

Intelligenza artificiale (AI) ed esplorazione spaziale sono dunque le due sfide, oggi.

Ciò che impressiona nelle sue affermazioni è  il tempo che ci viene concesso: 600 anni.

Ci sono altre tendenze che ci vengono svelate, anche se le abbiamo sotto gli occhi!

La prima è che l'esplorazione spaziale sta passando di mano: dalle istituzioni pubbliche, come la NASA, alle aziende private, come Space X di Musk e le molte iniziative delle grandi multinazionali digitali, come Amazon e Google, nella Intelligenza artificiale.

La seconda riguarda la nostra "resilienza", cioè la capacità umana di adattarsi ma conservando la capacità di sopravvivenza globale; detto in altri termini, ossia parlando di sostenibilità, non riusciamo a recuperare e a mettere dei freni efficaci alla distruzione della bio-diversità, all'aumento della temperatura sulla Terra (soprattutto la riduzione di CO2), all'uso predatorio del suolo.

La terza riguarda le tecnologie. Alcune di queste sono risorse fondamentali per lo sviluppo, ma, al contempo, creano sfide a cui la mente umana non è adeguatamente strutturata; cito solo quelle che sono e saranno dirompenti: l'intelligenza artificiale attraverso lo sviluppo di "macchine che apprendono" e di attuatori fisici come i robot; l'elaborazione quantistica con un aumento di capacità di calcolo di milioni di volte; l'editing genetico con macchine che possono sostituire un singolo elemento del DNA, come la CRISPR/cas9 (vedi articolo di Repubblica qui)

Vedi l'intero articolo di Michael K. Spencer su Stephen Hawking qui.