Corona virus (il 14 marzo 2020)

II corona virus ha una data d'inizio per ognuno di noi, anche se le prime notizie sui media risalgono a dicembre 2019 quando il governo cinese lancia l'allarme. Oggi è il 14 marzo 2020 e la Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato ufficialmente  – da 11 marzo, la pandemia, cioè l'epidemia estesa a tutto il mondo:

http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioNotizieNuovoCoronavirus.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=4209

Per me il virus ha una data d'inizio, il 20 febbraio 2020, quando sono a Milano per partecipare ad un evento organizzato da AMI, SOSLOG – associazione di logistica sostenibile, e dall'università Bicocca: una serata di musica, canto e disegni di sabbia condotta dal maestro Beppe Vessicchio durante la quale si dialoga col pubblico, circa 200 persone nella sala di Finarte a China Town in Milano. Il tema è la plastica mono-uso e la sfida che la plastica ha creato negli ultimi 60 anni: mari di plastica nei mari e nanoparticelle di plastica nella carne dei pesci.

Questa coincidenza, plastica e virus, ha qualche significato, che ognuno può dare: la mappa non è affatto chiara, ancorchè gli effetti del virus stiano creando un panico diffuso in tutto il mondo e i Governi agiscano con velocità differenti, quasi increduli per ciò che sta accadendo.

Io sono a Milano il 20 febbraio, partecipo al concerto, dormo a China Town nell'unico albergo, il Leonardo. Sono consapevole che il virus c'è e che si sta diffondendo e non sono preoccupato.

Cambiamo scena: oggi è il 14 marzo, è sabato, il mondo mi appare più che diverso, quasi precipitato in un caos di cui c'è consapevolezza solo nei paesi che hanno deciso una "quarantena" vera, cioè tutti a casa, con l'obbligo di starci e di muoversi solo per casi di necessità: lavoro, se proprio dobbiamo essere presenti, altrimenti c'è il lavoro da remoto (tutti lo chiamano smart working o "lavoro agile"); procurarsi il cibo, i negozi di alimentari sono aperti e riforniti. Il panorama è questo: strade quasi deserte nelle grandi città del Nord Italia, polizia e carabinieri e talvolta esercito che ci fermano per verificare se c'è una ragione plausibile, tra le due che ho citato, per trovarsi in strada, altrimenti scattano sanzioni economiche e penali, sino all'arresto, un vero e proprio coprifuoco.

Sto sognando? E' arrivato il "day after"? la realtà supera la fantascienza? Ho paura? Sono preparato per "stare a casa" e muovermi solo per necessità vitali? Io abito a Genova e dalla mia casa posso vedere il mare: è cambiato qualcosa nella natura o è solo un periodo di trasformazione sociale che sta raggiungendo tutta la popolazione mondiale?

Sono solo alcune delle domande che mi pongo. Ora voglio ricordare alcuni fatti, giusto per tornare ad una realtà "normale" che sembra un'ombra in lontananza.

Allora guardo con una mente cognitiva e razionale, alcuni fatti.

La Cina è uscita dall'incubo della epidemia: dopo un contagio prossimo a 100.000 persone, i nuovi casi di contagio sono oggi di qualche unità al giorno, dai picchi di qualche migliaio, e sono confinati nella provincia del Wuhan, che conta circa 62 milioni di persone. La quarantena è iniziata a gennaio ed è stata molto stretta, anzi totale. La mortalità non sembra essere "alta", come quella di una epidemia quale la SARS o l'EBOLA. I calcoli dicono che la mortalità è inferiore al 3% e che le classi di età più colpite sono quelle oltre gli 80 anni, che hanno un tasso del 15% di mortalità. I giovani, intendo da zero a 25 -30 anni, sembrano immuni, perchè i casi di contagio sono di fatto assenti.

L'Italia è il Paese subito dopo la Cina con oltre 17.000 contagi e oltre 1000 morti. Supera e distanzia due Paesi ad alto contagio: Corea del Sud e Iran. 

I paesi europei hanno negato, sino a qualche giorno fa, la rilevanza del fenomeno; da ieri stanno reagendo con azioni dure e talvolta assurde: chiusura totale delle frontiere (come la repubblica Ceca), chiusura delle attività pubbliche (la Francia), indifferenza e misure blande (Gran Bretagna). La Commissione europea assicura un aiuto totale ed incondizionato all'Italia; ieri un volo aereo dalla Cina ha portato in Italia aiuti medicali per oltre 30 tonnellate ed una equipe medica per consigliare la Sanità italiana su farmaci, protocolli, sicurezze finalizzate alla cura e alla prevenzione della diffusione del contagio. Gli Stati Uniti, dapprima scettici e contrari a qualsiasi riconoscimento della epidemia, da ieri hanno proclamato lo stato di emergenza nazionale massimo e auto-esaltano le loro presunte capacità di affrontare la sfida. Oramai oltre 100 Paesi sono in emergenza.

Possiamo fare il punto? Ci provo.

Il virus la cui forma è oramai ben nota:

si replica attraverso il suo RNA (non ha un DNA) e attacca i polmoni, provocando una polmonite "interstiziale" che conduce alla morte i soggetti che hanno già altre sindromi (esempio: cardiocircolatorie) e un sistema immunitario debole o compromesso.

Si propaga soprattutto attraverso l'emissione di goccioline di uno starnuto o di un forte raffreddore da parte di soggetti contagiati; spesso questi soggetti sono "asintomatici", cioè hanno sviluppato la malattia, non si ammalano, producono anticorpi, e trasmettono il virus. I virus hanno, all'esterno del corpo umano, una vita brevissima, da qualche minuto a qualche ora e possono essere rimossi facilmente dalle superficie di oggetti con una disinfezione a base di alcohol e cloro. 

Pur nella emergenza abbiamo questa fortuna: il virus è "contenibile". COME? Attraverso la "distanza sociale" di almeno un metro; la quarantena in casa è la soluzione che il nostro Governo Conte ha adottato per l'Italia e che terminerà, almeno in una prima fase, il 25 marzo 2020.

Le altre misure di contenimento, a livello individuale ed organizzativo, sono:

– lavarsi spesso (e bene) le mani; 

– stare in casa per la quarantena; 

– lavorare con le protezioni adeguate, ossia con apposite mascherine e talvolta guanti; 

– sanificare le superfici di lavoro almeno giornalmente.

Come andrà a finire: è la domanda che mi pongo.

Voglio esaminare il "sistema", altrimenti c'è il rischio di inventarmi una mappa che mi soddifa ma che non si avvicina alla realtà.

Sistema significa che posso riconoscere alcune componenti essenziali, da descrivere e capire soprattutto nelle relazioni con le altre parti.

In primis ecco le "parti" che voglio esplorare:

il sistema medicale di cura e di contenimento: le componenti  più fragili, in Italia, sono le stazioni di terapia intensiva, limitate nel numero e nella operatività, che possono essere agite solo da "umani" altamente professionalizzati, come medici anestesisti e infermieri di terapia intensiva; è un collo di bottiglia su cui si sta intervenendo con grande energia; non abbiamo ancora raggiunto la saturazione totale delle macchine e quindi non dobbiamo fare scelte tra pazienti da salvare e pazienti da lasciare al loro destino, quindi senza terapia intensiva;

il sistema produttivo e distributivo del cibo: è fondato su catene logistiche che stanno funzionando; dobbiamo mantenerle attive e funzionanti al meglio; le catene logistiche erano invisibili, ora le vediamo in azione!

il sistema produttivo di beni: sta ancora funzionando appieno o ridotto, a seconda dei settori; 

il sistema delle relazioni tra umani: ridotto nella quantità, causa quarantena, ma migliorato nella qualità "molecolare" come la famiglia e/o le comunità di scopo, come nel caso dell'assistenza (volontariato, come esempio); 

le politiche di governance a livello Paese: le azioni decise dal Governo italiano sono eccellenti e sono riconosciute tali da istituzioni, come l'unione europea, dai Paesi, da singole persone in tutto il mondo. L'Italia sta diventando il "laboratorio" da cui imparare per decidere le migliori azioni di contenimento del virus. Molto bene, sono orgoglioso del mio Paese.

le convinzioni degli umani: c'è una grande confusione e solo pochi umani riescono a diventare consapevoli, in tempi brevissimi, dei comportamenti necessari per il contenimento del virus: "io sto a casa" è lo slogan oggi condiviso ed attuato da una maggioranza di popolazione; anch'io sono in quarantena; 

le comunicazioni dei media: sono molto rilevanti per l'impatto e per l'influenza sulle decisioni degli individui e della aziende/organizzazioni; i media costituiscono i circuiti di feedback; sono "positivi" quando amplificano i segnali; sono "negativi" quando stabilizzano i comportamenti dell'utenza; è un equilibrio tra due "canali" egualmente importanti: da un lato si deve informare e attivare l'azione individuale e organizzata del contenimento; dall'altro lato si deve trasmettere il senso "risolutivo" delle nostre azioni individuali e collettive. Posso capire quanto si debbano bilanciare e perciò quanto sia difficile, oneroso e qualche volta paradossale e soprattuuto quanto si possa errare. L'errore deve essere considerato un effetto possibile, significativo e da correggere, ma non da esecrare. L'errore è una componente ineludibile di funzionamento del sistema;l

i processi mentali- cognitivi, emozionali, istintivi, delle persone: le persone soffrono, empatizzano, reagiscono, producono pensieri razionali. Siamo esseri pensanti ed esseri che agiscono e che si relazionano con l'esterno, con altri esseri umani, altri animali, la natura. La complessità della persona è un fattore di cui posso essere sempre più consapevole; posso introdurre nel sistema "l'attore" umano e capirne i modelli di comportamento; non posso cambiare perchè me lo dice qualcuno, anche fosse l'autorità che riconosco; cambio perchè ristrutturo la mia "mente", cioè i processi di pensiero e l'azione; l'azione mi fa capire e mi aiuta a trasformarmi, ad imparare nuovi comportamenti.

Quale conclusione posso trarre? Una e nessuna ! L'avventura umana è continua e il corona virus mi sta offrendo diverse opportunità:

– capisco meglio la mia fragilità e quella degli umani: un piccolo, invisibile elemento della natura, il corona virus, sconvolge l'intera umanità;

– riconosco il bisogno profondo, strutturato, di relazionarmi con gli altri umani e possibilmente di collaborare per lenire la sofferenza e cercare soluzioni insieme; 

– sto diventando più consapevole che la "lentezza" si può coniugare con la velocità necessaria e possibile; la velocità in assoluto non funziona bene; 

– sto intuendo che sto percorrendo una "transizione", ove rischi e opportunità sono paradossalmente congiunti; un nuovo periodo di sviluppo mi appare e diventa possibile, purchè mi metta in viaggio per una trasformazione struttale di me e del mondo intorno.

Buon viaggio!

P.S. la relazione più interessante e credibile sul corona virus e sui cambiamenti che potrebbe indurre è il rapporto Mc Kinsey, che potete leggere qui: https://www.mckinsey.com/business-functions/risk/our-insights/covid-19-implications-for-business?cid=other-eml-alt-mip-mck&hlkid=0c9161c2e2ed44079b452c62336fdc0c&hctky=2324759&hdpid=5d2d919f-402a-4cc1-bb7f-cd772a29f8d0

 

 

 

 

SACCHETTI DI PLASTICA BIODEGRADABILI. SONDAGGIO NIELSEN

NIELSEN pubblica i risultati di un sondaggio con i consumatori. Una parte dei consumatori è molto contrariata per il costo addizionale che deve sostenere. Una parte plaude all'iniziativa. Puoi leggere QUI una recensione giornalistica del sondaggio. 

Il consumatore NON è mai stato coinvolto su questi sacchetti e quindi NON può essere considerato un consum-attore. Nielsen si chiede se il consumatore abbia cambiato i suoi comportamenti, così almeno appare dall’articolo…."A un anno di distanza i sacchetti biodegradabili per l’acquisto di prodotti sfusi nei supermercati non hanno inciso sui comportamenti dei consumatori”.

La domanda, nell'articolo del giornalista, è mal posta! Quale dovrebbe o potrebbe essere il nuovo comportamento del consumatore? Non dovrebbe comperare la frutta confezionata con plastica NON degradabile?…ma è tuttora fornita dalla GDO con un uso di plastica inquinante e ridondante come peso ! 

E poi, come prosegue l'articolo, c'è una norma …. "Insomma, una vera e propria tassa nonostante la direttiva Ue 2015/720, recepita dalla norma italiana, non prevede questo costo aggiuntivo.

Proviamoa “resettare”, allora i problemi appaiono più chiaramente:

  1. manca una strategia rispettosa del consumatore: la possibilità di utilizzare sacchetti RIUSABILI, acquistati magari dalla GDO, o portati da casa, annullando il costo di 2-10 cent di euro; 
  2. manca qualsiasi strategia di settore (le GDO) per ELIMINARE la PLASTICA, che sta devastando la fauna dei PESCI nei mari e Oceani.

Che cosa ne pensate?

Raccontare i 17 goal dell’AGENDA ONU 2030 con 17 testimonial

CARLO PETRINI

Al Salone della CSR (Corporte Social Responsibility) organizzato dalla BOCCONI il 3 e 4 ottobre …c'ero anch'io ! 

Ho fotografato 17 cartelloni che vi propongo. Ogni cartellone è un goal dell'ONU. Ogni cartellone ha l'immagine, il volto, di un testimonial.

La reputazione passa attraverso il passaparola. Il passaparola è sostenuto da un personaggio che ha tanta visibilità e tanta buona reputazione nel mondo. E' una modalità di comunicazione contemporanea che mi piace. 

Sono le persone che trasmettono valori, che creano reti tra persone, che infuenzano e che accolgono.

I 17 goal sono anche SFIDE. Creo un ponte con le 21 sfide che SOSLOG (l'associazione italiana per la Logistica sostenibile) ha messo alla base del marchio di Logistica sostenibile, che viene validato da Lloyd di Londra. Puoi vedere l'articolo qui.

Puoi trovare le 17 immagini qui.

 

Open Innovation: parliamo di clienti

OPEN INNOVATION: oggi è una delle parole più gettonate dai manager aziendali, dai consulenti, da chi racconta il futuro dietro l'angolo. E il racconto contiene sempre la storia di una startup che sembra materializzare l'open innovation. Stiamo andando nella direzione giusta PARLANDO SEMPRE E SOLO DI STARTUP? Questo articolo è rivolto agli attori della filiera industriale e dei servizi ed anche ai "consumatori", sempre più citati come potenziali "attori" del cambiamento. 

In questo articolo intendo inaugurare una "nuova stagione": voglio dare cioè una risposta fuori dal coro. Come? Inizio con qualche domanda per poi darti uno schema con cui puoi analizzare i tuoi casi, quelli più vicini alle tue esigenze quotidiane e con cui passare all'AZIONE.

Inizio con una domanda di "reset": vogliamo lavorare con e per il CLIENTE ? SI?. Vogliamo capire se e come OPEN INNOVATION ci serve per individuare meglio il cliente, per dialogare sulle sue esigenze e desideri, per dargli prodotti e servizi che lo ingaggino e gli facciano fare una esperienza davvero nuova, indimenticabile che potrebbe trasformare la sua vita? SI, ancora sì.

Inizio il ragionamento presentandoti un "circuito virtuoso" in cinque fasi che ti aprirà la finestra sul futuro e che ti permetterà di guardare all'OPEN INNOVATION dalla prospettiva nuova di strumento INDISPENSABILE nel tuo piano d'azione dei prossimi 6 mesi. Sì ho scritto 6 mesi e non orizzonti triennali o ancora più lontani.

Questo circuito virtuoso è uno schema che ha, da parte mia, un "background" di almeno 10 anni, perchè è da almeno 10 anni che opero nel mercato OI (open innovation) nel quale  ho contribuito alla diffusione e applicazione dei suoi principi e dei suoi  strumenti; e da almeno 15 anni produco innovazione e strategie per aziende grandi e medie. Lo schema ha padri illustri. Angus Jenkinson pubblica nel 1994 "Beyond Segmentation"e suggerisce la creazione di "caratteri" per rappresentare i diversi profili di Cliente per aiutare il Marketing ad "empatizzare" i dati: nascono le PERSONAs. Steve Jobs all'Università di Stanford, anno 2005, conclude la sua narrazione con "Stay hungry, stay foolish", che rimarrà come un'icona nella sua storia personale. Nel 1776 Adam Smith col suo libro "La ricchezza delle nazioni" fa nascere il capitalismo e Paul Mason scrive nel 2015 il suo "post capitalismo". L'innovazione "responsabile" viene promossa e diffusa dalla Unione Europea per la prima volta nel 2009 in un progetto di nanotecnologie e scienze della vita. 

Ho dato un nome allo schema virtuoso, d'ora in avanti lo citerò come "FUTURO CHE EMERGE". E' il primo passo di una prospettiva di un cambiamento radicale: passare dalla relazione che abbiamo con i  prodotti-servizi, tipicamente da "utenti "di un servizio; a una vista di "percorsi di vita" nei quali interagiamo con prodotti- servizi che diventano "responsabili".

Ci facciamo accompagnare, in questo breve "viaggio" nel futuro, da un prodotto di largo uso e cioè dal frigorifero, con lo scopo di trasformare il ragionamento in una applicazione nel mondo "reale" a cui siamo abituati da qualche …millennio. Il frigorifero ha oggi una funzione percepita molto chiara: conserva il cibo più a lungo di qualsiasi altro macchinario; ma se diventasse, nel futuro, un prodotto "responsabile" come interagirebbe con noi? quale "percorso di vita" ci renderebbe meno solitario o ci cambierebbe radicalmente?

Per capirlo devo raccontare lo schema "FUTURO CHE EMERGE", che ha quattro componenti che interagiscono:

la PERSONA, o, detto meglio, il nuovo profilo del CLIENTE, descritto attraverso i suoi comportamenti, che ci permette di capire le sue esigenze ed i suoi desideri. Questa è la novità che il Marketing ha avviato da qualche anno e che chiama "PERSONAs"; non più "segmentazione del mercato" per reddito, censo, localizzazione, età ma per tipologia di comportamento, incluso le sue convinzioni, la sua emozionalità, le sue relazioni. C' è anche la sua relazione col mondo digitale. Ora al cliente possiamo anche associare una immagine! Chi compra il frigorifero? Inventiamoci un profilo: è un maschio di 30-40 anni, che vuole un elettrodomestico a basso consumo energetico, che conservi più a lungo le verdure rispetto alle date di scadenza; lo vuole silenzioso, grande anche più del necessario perchè la famiglia crescerà; è sensibile  a qualche nuovo servizio come il dispenser dell'acqua, "così si risparmia", e allo schermo digitale di controllo che fa assomigliare il frigorifero al suo tablet.

la NARRAZIONE del prodotto-servizio che la persona acquista. C'è una spinta enorme oggi per creare racconti che parlino della contemporaneità e non si affidino ai soliti stereotipi. Se ricordiamo la pubblicità televisiva del "biscotto" ora ci viene raccontato come viene fabbricato, con quali ingredienti, mostrandoci l'aia e le galline e non più attraverso le scatole di latta che li contenevano e le improbabili belle ragazze che li vendevano. La narrazione crea un legame di contestualizzazione tra l'acquirente e il prodotto con lo scopo di toccare qualche corda sensibile del Cliente.

IL NUOVO MODELLO DI SVILUPPO… forse possiamo cominciare a parlare di neo o post capitalismo per indicare che il modello attuale del consumo crescente potrebbe essere al traguardo! la novità è che stiamo integrando e connettendo i diversi attori della catena logistica e che nuovi operatori imprenditoriali, spesso inattesi, stanno comparendo per giocare da protagonisti e soppiantare aziende con una importante storia alle spalle. Nel caso del frigorifero qualche azienda produttrice ci potrebbe proporre (e lo faranno a breve) un frigo che registra gli oggetti in ingresso ed uscita e che sia in grado di trasmettere un ordine al fornitore GDO con cui tu, proprietario del frigo, hai fatto un qualche accordo di consegna porta a porta.

LA SOSTENIBILITA', la tripletta di esigenze ambientali, sociali ed economiche che oramai si trova in cima alle agende dei Paesi, della Unione Euopea, dell'ONU per "salvare il Pianeta", in realtà per salvare gli abitanti del pianeta! Qui nasce la parola "prodotto responsabile", cioè prodotto che può dimostrare la sua conformità agli standard di sostenibilità ambientale, sociale ed economica: riduce i consumi energetici e non crea gas serra, è stato costruito da manodopera in regola con le leggi sul lavoro e può dimostrare che ti fa risparmiare il 50% della bolletta elettrica.

– L’OFFERTA di PRODOTTI RESPONSABILI. Il sistema produttivo crea una quantità enorme di prodotti materiali ed immateriali che hanno due effetti sulla tripletta – ambientale, sociale, economiac: il primo effetto è il peggioramento di indicatori di “qualità della vita” come il clima o la purezza delle acque dolci; il secondo effetto è l’aumento di danni alla persona, peggiorandone la salute e quindi qualità della vita e invecchiamento. Abbiamo assoluto bisogno di prodotti che siano “circolari”, ossia riciclabili, ri-usabili. E che siano ad impatto zero su ambiente e società; non possiamo tollerare la distruzione della bio-diversità marina a causa delle plastiche disperse nei mari. EU e scienziati hanno coniato per i prodotti un termine piuttosto interessante, quello di PRODOTTI RESPONSABILI, cioè capaci di dare una RISPOSTA adatta alla conservazione delle specie, al rispetto del lavoro, alla crescita dell’Economia senza effetti deleteri su ambiente e società. Se esaminiamo i prodotti-servizi attuali ci rendiamo conto subito che essi NON sono responsabili perchè non sono stati progettati per dare risposte alla conservazione della natura e alla qualità della vita: sono troppo pesanti, utilizzano materiali che possono essere nocivi alla salute umana, non sono facilmente riparabili, sono destinati ad un ciclo di vita breve, hanno tempi di bio-degrabilità di millenni. La mia ispirazione è questa: tutti i prodotti possono diventare responsabili, ma si devono RI-PROGETTARE, ri-RACCONTARE.

Nel circuito "FUTURO CHE EMERGE" è accaduto qualcosa che può cambiare radicalmente il tuo rapporto col frigorifero. L'oggetto frigo ora può far parte di un nuovo circuito per te vitale, quello del cibo che entra in alcuni percorsi individuali di grande valore; ne cito alcuni:

dieta, controllo che tu abbia disponibile il mix giusto per gestire il corretto apporto calorico, di carboidrati, proteine e grassi; 

qualità del cibo, perchè le date di produzioe, scadenza, le origini dei prodotti e lo stato di conservazione possono essere tenuti sotto controllo; 

l'approvvigionamento tempestivo tale da garantire la disponibilità ma anche di ridurre/azzerare lo scarto.

Tutto quello che ho scritto è fattibile perchè le tecnologie ci sono. Può avvenire grazie alle sole tecnologie o serve qualcos'altro? Ecco che ora lo schema FUTURO CHE EMERGE esprime la sua forza: solo se i quattro fattori diventano attivi ed interagiscono il processo diventa quello che ho espresso. Verifichiamo insieme:

– parto dalla NARRAZIONE: qualcuno, come il produttore o la GDO o qualche altro attore della filiera, ti racconta che il frigorifero diventa il tuo magazzino "intelligente" in grado di guidare e controllare, sotto la tua supervisione, la tua corretta alimentazione, magari a tal punto da mitigare i farmaci o da contribuire alla stabilizzazione di indicatori di qualche sindrome (diabete II, ipertensione?); 

– poi c'è la relazione tra il nuovo "attore" della catena logistica che riceve i dati e ri-approvvigiona il tuo frigorifero-magazzino intelligente; ciò è possibile solo in un sistema post-capitalista dove le catene logistiche diventano assi portanti dello sviluppo e consentono l'uso flessibile del lavoro e una certa "invasione " della privacy, pur sempre sotto il tuo controllo; in questo nuovo scenario anche la "governance" della PA è importante perchè garantisce il rispetto di alcune regole del gioco, assicurando gli standard medici e il tracking della catena alimentare con appositi marker e regole; 

– ed infine qual è la relazione tra la PERSONA, tu nella fattispecie, e la sostenibilità del processo logistico che integra il fornitore GDO del cibo e casa tua, perchè di fatto è la GDO che ti rifornisce sino alla porta di casa o sino a quella del frigorifero! hai una mentalità "aperta" che ti faccia vedere i vantaggi e ti faccia mitigare l'intrusione nella tua sfera privata? Qual è la tua percezione di ruolo sulla sostenibilità?

Possiamo trarre qualche conclusione da questa "simulazione" fatta insieme ad un compagno di viaggio "intelligente" ma per ora ancora "macchina" e cioè il frigorifero?

Le mie conclusioni sono:

  1. le imprese hanno una sfida che possono raccogliere già oggi: trasformare i prodotti attuali, NON sostenibili, in prodotti "responsabili" che soddisfino i criteri di sostenibilità creando VALORE per i Clienti e non semplicemente inseguendo qualche criterio di sostenibilità; il VALORE nasce da una comprensione ed accoglienza di esigenze e desideri  del Cliente  in grado di creare una significativa e desiderabile "esperienza di VITA" ad alto valore aggiunto; è un cambiamento radicale: dal prodotto-servizio al processo di vita del Cliente-Persona di cui abbiamo scritto; dal servizio fatto in casa alla partnership in filiera; dallo stereotipo sul prodotto al RACCONTO che dia luce e prospettiva al nuovo valore per il Cliente-Persona;
  2. i Clienti hanno profili diversi e quindi entreranno nel "radar" delle imprese solo se adotteranno una apertura mentale che faccia loro percepire ed accogliere la nuova esperienza che l'offerta gli sta proponendo; l'offerta è perciò selettiva, non è rivolta indistintamente a tutti ma ai clienti-PERSONAs che l'azienda ha identificato;
  3. entrambi i soggetti possono beneficiare del paradigma di OPEN INNOVATION perchè OI offre:     
  • strumenti per capire e analizzare le esigenze/desideri del mercato, anche nei processi di VITA; 
  • gamma di soluzioni ampia, internazionale, in diversi contesti culturali e geografici; 
  • trasversalità tale da far partecipare attori inusuali; 
  • costi contenuti di sviluppo perchè si mettono a fattor comune sperimentazioni e successi/insuccessi. 

Nei prossimi blog approfondirò il paradigma OPEN INNOVATION con una "mappa" che ne riveli il "territorio" e con storie di casi.

Società ipertecnologica? Servono ibridi, non tecnici.

Il titolo è ispirato da un articolo di Piero Dominici, docente di comunicazione e intelligence all'Università di Perugia. Puoi leggere qui il suo articolo: http://www.vita.it/it/article/2018/02/16/la-societa-ipertecnologica-non-ha-bisogno-di-tecnici-ma-di-ibridi/145990/.

Il tema mi appassiona perchè la sfida che vedo oggi è quella di noi "umani" che dobbiamo includere ed integrare la tecnologia e NON farci guidare dalla tecnica e dalla tecnologia. Le persone dovrebbero essere formate ed educate alla "complessità" che è il sapere che ci permette di "vedere" le relazioni e gli effetti della interazione tra saperi, tra persone, tra persone e tecnologie. Edgar Morin dice che la prima riforma da attuare nel mondo attuale è quella delle menti perchè il nostro "pensare" è ancora lineare (ad una causa segue un effetto diretto), mentre è dalla conoscenza e consapevolezza del funzionamento dell'intero sistema che possiamo intuire, capire, misurare gli effetti. 

Quando progetto formati per un evento o per un percorso formativo mi faccio sempre una domanda: da dove comincio? E sempre mi dò una risposta: segui la tua intuizione ma fai sempre una esplorazione "circolare" di tutti i fattori che costituiscono il sistema. Infatti la comprensione di ciò che è utile fare deriva dalla capacità di vedere ogni singolo elemento nella sua correlazione con gli altri, altrimenti ci sfuggono gli "anelli di connessione" (negativi che stabilizzano e positivi che amplificano). Il comportamento di un sistema è sempre "controintuitivo" proprio per le connessioni (anelli negativi e positivi). Questo è uno dei principi di complessità per cui è importante imparare la "iteratività" del pensiero: ogni volta che esamino una relazione sono nelle condizioni di capire qualcosa in più e quindi di modificare la rappresentazione del sistema stesso. Detto in altre parole: costruisco sempre la mappa del territorio, perchè il territorio è complesso e la rappresentazione, la mappa, cerca di catturarne i fattori e le relazioni essenziali che mi permettano di capire il territorio stesso. 

Donella Meadows, co-autrice del memorabile libro "i limiti dello sviluppo" (1974, Jay Forrester, MIT) ha scritto un articolo di grande valore intitolato "le 12 leve" per spiegare quali siano i fattori del sistema che posso variare per produrre grandi effetti. Leggendo l'articolo possiamo capire che i fattori più influenti sono il paradigma del sistema, l'obiettivo primario del sistema, gli anelli di connessione (positivi e negativi), mentre spesso puntiamo la nostra attenzione sugli indicatori di funzionamento del sistema. Se penso ad un lago e ne voglio preservare la qualità dell'acqua non dovrò preoccuparmi tanto della sua acidità o del suo livello ma piuttosto dell'uso sociale che ne voglio fare, delle regole che stabilisco per la sua sostenibilità ambientale, dei suoi emissari che portano acqua e che ne variano la composizione.

Piero Dominici scrive con chiarezza che il sistema educativo attuale è impreparato a gestire la complessità e che i principi su cui dovremmo riscrivere i processi educativi dovrebbero includere: "immaginazione e razionalità, creatività e rigore metodologico, inclusione e iteratività dei processi mentali, integrazione tra emozionalità e pensiero cognitivo".

Voglio ricordare un pensiero di Karl Popper che nella sua visione del mondo parte sempre dal concreto, cioè dalla descrizione del problema, si applica per generare soluzioni, le verifica e solo allora formula la "teoria" cioè il tentativo di rappresentazione della realtà, per trovare inevitabilmente altri problemi, da cui far ripartire il circuito del pensiero appena descritto. Questo approccio è molto stimolante perchè ci fa entrare nel mondo della complessità e dell'instancabile ricerca di una rappresentazione sempre più vicina alla realtà ma che non riesce mai a raggiungerla totalmente. 

Donella Meadows, le 12 leve

Karl Popper, principio di falsificabilità

 

 

VEICOLI A GUIDA AUTONOMA. LA GERMANIA LEGIFERA.

La Germania si occupa e si preoccupa, con anticipo sui tempi di immissione sul mercato, di questo nuovo prodotto-servizio, cioè dell'AUTO A GUIDA AUTONOMA (driverless car). 

E' interessante estrarre la sintesi, cioè i principi a cui si devono ispirare le leggi che regoleranno questa mobilità, che a tendere, sarà "LA" mobilità consentita su strade aperte al pubblico. Quando? La domanda sui tempi è complessa perchè su questa innovazione radicale incombono molti interessi economici. E poi ci sono le INFRASTRUTTURE che fanno parte del "gioco" e che sono rilevanti per definire le  sperimentazioni e le date di avvio generalizzato.

Dieci anni or sono, avevo fatto le mie previsioni, per un progetto europeo sulla "infomobilità, così se ne parlava allora. La mia previsione era che per il 2030 si potessero vedere applicazioni reali di vasta dimensione territoriale. Le tecnologie c'erano quasi tutte, forse solo le comunicazioni 5G erano assenti.

Quali sono dunque i criteri per legiferare? Ecco quelli tedeschi che sono stati presentati dal Governo tedesco e ratificati dal Parlamento:

  • la guida autonoma sarà un "imperativo etico" se i sistemi automatici ridurranno gli incidenti rispetto alla guida umana;
  • la sicurezza delle persone deve essere prioritaria rispetto ai danni ad animali e beni materiali;
  • nel caso di incidenti inevitabili non si potranno applicare discriminazioni basate su età, genere, razza, attributi fisici e ogni altro fattore distintivo; 
  • in ogni situazione di guida, la responsabilità, sia essa attribuibile ad una persona o a un computer, deve essere chiaramente espressa e regolata;  
  • per la determinazione della responsabilità ("liability") deve esserci una "scatola nera", che registri e documenti ciò che è successo; 
  • sono i guidatori a detenere la responsabilità di ciò che avviene, qualunque sia la proprietà del veicolo; 
  • i veicoli possono agire autonomamente in situazioni di emergenza, ma gli umani devono poter riprendere il controllo nelle situazioni moralmente più ambigue. 

"Federal transport minister, Alexander Dobrindt, presented a report to Germany’s cabinet seeking to establish guidelines for the future programming of ethical standards into automated driving software. The cabinet ratified the guidelines, making Germany the first government in the world to put such measures in place." (fonte 8 maggio 2018, Andy King, leggi qui)

Leggi anche Sole 24 ore.

 

 

600 anni per uscire dalla Terra ed esplorare lo spazio. Lo afferma Stephen Hawking.

Stephen Hawking in assenza di gravità

Stephen Hawking ci avvisa, parlando ad una conferenza sulle tecnologie in Portogallo:

  • l'intelligenza artificiale deve essere messa sotto stretto controllo perchè pericolosa; ma potrà essere "dominata" e ben diretta se usata nella esplorazione spaziale;
  • il riscaldamento globale e la perdita di bio diversità renderanno la Terra meno abitabile, per cui la sopravvivenza umana sarà assicurata solo "uscendo" dalla Terra, andando nello "spazio" e cercando altri pianeti abitabili.

Intelligenza artificiale (AI) ed esplorazione spaziale sono dunque le due sfide, oggi.

Ciò che impressiona nelle sue affermazioni è  il tempo che ci viene concesso: 600 anni.

Ci sono altre tendenze che ci vengono svelate, anche se le abbiamo sotto gli occhi!

La prima è che l'esplorazione spaziale sta passando di mano: dalle istituzioni pubbliche, come la NASA, alle aziende private, come Space X di Musk e le molte iniziative delle grandi multinazionali digitali, come Amazon e Google, nella Intelligenza artificiale.

La seconda riguarda la nostra "resilienza", cioè la capacità umana di adattarsi ma conservando la capacità di sopravvivenza globale; detto in altri termini, ossia parlando di sostenibilità, non riusciamo a recuperare e a mettere dei freni efficaci alla distruzione della bio-diversità, all'aumento della temperatura sulla Terra (soprattutto la riduzione di CO2), all'uso predatorio del suolo.

La terza riguarda le tecnologie. Alcune di queste sono risorse fondamentali per lo sviluppo, ma, al contempo, creano sfide a cui la mente umana non è adeguatamente strutturata; cito solo quelle che sono e saranno dirompenti: l'intelligenza artificiale attraverso lo sviluppo di "macchine che apprendono" e di attuatori fisici come i robot; l'elaborazione quantistica con un aumento di capacità di calcolo di milioni di volte; l'editing genetico con macchine che possono sostituire un singolo elemento del DNA, come la CRISPR/cas9 (vedi articolo di Repubblica qui)

Vedi l'intero articolo di Michael K. Spencer su Stephen Hawking qui.

Quali sono le sfide? Al tavolo di Trump solo tecnologia digitale?

Non sappiamo che cosa davvero abbiano detto i maggiori CEO delle aziende USA a Trump. Dal video clip diffuso e dalle agenzie di stampa deduciamo che due siano stati i temi sul tavolo:

  1. la tecnologia digitale, disponibile e futuribile, con i suoi impatti sul lavoro; 
  2. le analisi e le raccomandazioni dei CEO a Trump per l'economia USA.

Potete leggere qui uno dei resoconti: https://www.ilsoftware.it/articoli.asp?tag=I-big-dell-IT-a-colloquio-con-il-presidente-USA-Trump_15692

Non tutti i "grandi" imprenditori e top manager hanno partecipato: Musk, Zuckerberg, Sanders (FB) non sono andati all'incontro. Significative le presenze, significative le assenze. Si comunica con entrambe le scelte, a mio avviso. 

Ho ascoltato le brevissime presentazioni dei partecipanti. Le parole più evocate sono state: innovazione, cyber-security, cittadini. L'intervento di Tim Cook di Apple è stato interessante perchè ha dato peso a due fattori,  i servizi ai cittadini e l'istruzione di base che mostra "deficit" oggi, e ha dato ruolo al Governo perchè responsabile dei processi che li possono attuare. 

Noto due aspetti di questo incontro: focalizzazione sulla trasformazione digitale, quindi sulla tecnologia e sul know-how sottesi, che sono un punto di forza del sistema economico USA,  e sulla espressione sistemica dell'incontro perchè erano presenti il Governo, l'Accademia, le imprese. Non stupiamoci se i cittadini non erano rappresentati perchè il sistema di governance USA è per delega.

Le SFIDE del mondo, che sono tante e complesse, non erano visibile ed esplicite. Anche questo è un messaggio.