Formazione continua, cambia il gioco per cambiare i giocatori

La formazione continua sta entrando nel sistema Italia. I liberi professionisti architetti ed ingegneri hanno raggiunto il gruppo quest'anno, e sono oltre 170.000. Siamo, come Paese, in ritardo rispetto ad altri europei come la Danimarca dove già dal 2012 ben il 31,6% delle aziende era attivo nella formazione continua, rispetto al 6,6% dell'Italia. Ci sono anche segnali contraddittori come la "distrazione" di centinaia di milioni di € dai Fondi Interprofessionali per la Formazione verso la cassa integrazione in deroga. La sfida è la capacità di imparare nuove competenze perchè le professioni cambiano a gran velocità e la trasversalità delle conoscenza è talmente alta da costituire un vantaggio ma anche una "concorrenza" da parte di outsider, provenienti da altri percorsi professionali.

Il gioco sta cambiando e il manifesto per la formazione continua dell'AIDP (associazione italiana per la direzione del Personale) spiega molto bene i principi su cui il nuovo gioco si fonda nei paesi occidentali. Sono otto principi che qui elenco, ma potete esaminarli leggendo il manifesto:

  1. LA FORMAZIONE E' UN DIRITTO
  2. LA FORMAZIONE E' IL FITNESS PER LA MENTE
  3. LA FORMAZIONE E' ABILITANTE
  4. LA FORMAZIONE RESPONSABILIZZA
  5. LA FORMAZIONE CREA IL TEAM
  6. LA FORMAZIONE E' ATTRAENTE
  7. LA FORMAZIONE PORTA RISULTATI
  8. LA FORMAZIONE CREA CULTURA PER IL TERRITORIO

A questo punto mi sento di aggiungere la mia proposta !

     9. GLI ADULTI IMPARANO ATTRAVERSO l'ESPERIENZAPer consolidare le proprie capacità è necessario RIFLETTERE e CONDIVIDERE la propria esperienza e quindi l'esperienza va raccontata. Chi racconta impara, chi ascolta è stimolato ad accogliere quanto lo colpisce, è stimolato a migliorare i propri comportamenti durante l'AZIONE. Ecco un buon motivo per condividere sempre più con gli altri la propria esperienza.

Troverete nuove parole che sottendono nuove possibilità, come "resilenza", definita come "struttura mentale resiliente, cioè in grado di adattarsi alle continue solecitazioni del mercato"; e come "smart learning" che evoca le nuove applicazioni per apprendere in mobilità attraverso i propri tablet e smart phone, oppure apprendere dai pari in modalità "peer to peer". 

E i nuovi attori chi sono? Siamo sempre noi ! che possiamo trasformarci, cioè acquisire nuove competenze, nuovi orientamenti mentali che ci abilitino a produrre idee e a generare attività facendo percorsi diversi. La sfida è la padronanza di sè per esplorare e generare nuovi mondi!

 

La nuova manifattura: dal digitale al fisico. Innovazione radicale.

 

 

C'è oramai un gran parlare ed un grande scrivere a proposito di stampanti 3D. L'ultima notizia arriva dalla Barilla che sta sperimentando con l'olandese TNO di Eindhoven una stampante 3D di cibo, per "stampare" la pasta che vuoi al ristorante e..mangiarla subito dopo. Ecco il videoclip del TED, in cui il ricercatore Kjeld van Bommel racconta che cosa sia e possa diventare la stampa 3D del "cibo":

Se vogliamo fare una riflessione più ponderata e vedere, immaginare, ciò che sarà possibile fare nei prossimi 3-5 anni e poi sul lungo termine, allora dovremmo capire innanzi tutto la rivoluzione del 3D, che avviene in primis nel mondo digitale, e poi chiederci quali visioni e strategie dovremmo mettere in atto.

Ci sarà davvero una nuova manifattura? Perchè i paesi occidentali da almeno vent'anni inseguono un mondo fatto di solo terziario? E l'Italia ha davvero abbandonato la manifattura? 

Per avviare un ragionamento vi propongo questi tre punti:

1. La rivoluzione del 3D: è appena iniziata. "C'era una volta" il rendering (ricordate il film "Guerre stellari"?), ossia il tridimensionale,  e si poteva animare un oggetto che nella realtà NON esisteva; poi è arrivato "Second life" in rete; intanto le grandi mutinazionali informatiche sviluppavano software sempre più realistici e dettagliati. Oggi la nuova frontiera è la "realtà aumentata"(sembra poter toccare gli oggetti sullo schermo). E la tecnologia 3D significa rappresentare la realtà fisica e collegare tutti i dati per inserire/connettere gli oggetti 3D nel contesto. Inoltre quei dati qualificano l'oggetto stesso: il materiale di cui è fatto, la possibilità di costruirlo;

2. La stampa 3D. Attraverso la rappresentazione digitale dell'oggetto riesco, applicando una tecnologia come la STAMPA 3D, a trasformare i bit in fisicità: un oggetto in resina, un utensile in metallo e perchè no, nel futuro, la pasta da mangiare! Oggi la frontiera dell'innovazione è costituita dalla dimensione degli oggetti fisici, da un lato, e dai materiali, dall'altro. Si va quindi verso oggetti sempre più grandi, in scala reale; e verso l'uso di nuovi materiali sempre più applicabili direttamente in sistemi complessi (edilizia, ad esempio) o che permettano l'utilizzo immediato (e sostitutivo di altri processi manifatturieri tradizionali) dell'oggetto. Racconta il prof. Stefano Micelli che "a Venezia c'è un'azienda di stampanti 3D che è in grado di produrre nell'arco di una giornata gioielli su misura, a piacimento del cliente. Al mattino li disegnano, al pomeriggio producono gli stampi in plastica, a sera realizzano il pezzo nel distretto orafo di Vicenza."

3. La manifattura nuova produce PIL e posti di lavoro aggiuntivi. La Confindustria afferma in un recente studio: "più manifatturiero, più PIL:il manifatturiero è la sala macchina della crescita. L'aumento di un punto percentuale del suo peso sul totale del PIL, innalza di 0,5 punti percentuali il ritmo di incremento annuo del PIL." La manifattura diventa un moltiplicatore economico. Dopo tanti anni spesi a dimostrare che è il terziario il motore dello sviluppo e indicatore della "modernità" di una economia…ecco che ricompare la manifattura. 

Ed allora possiamo condividere l'affermazione di Stefano Micelli sull'Italia ed il suo futuro: "Basta deprimersi, la manifattura può ancora fare la differenza".

“Change the game”: innovazione radicale per l’Italia

Stimolato dall'associazione Stati generali dell'innovazione e dal blog "Nel futuro" ho fatto una riflessione sulle azioni che potrebbero "risvegliare" i cittadini italiani in questi tempi di crisi e mi è venuta in mente change the game. Perchè in inglese? la motivazione è semplice: in inglese questa espressione ha un preciso significato, che è quello di INNOVAZIONE RADICALE.

Ecco il testo.

Negli auguri agli amici per il 2014 ho scritto: “Qui in Italia sono anni duri, questi ultimi. Il mondo ha ritmi e traiettorie diverse da quella italiana. Le opportunità sono tante e avvincenti. Il "made in Italy" è ancora un brand ammirato e apprezzato; e non vale solo per i prodotti ma anche per i progetti, le idee, la capacità di realizzare le idee. Abbiamo un grande futuro se lo vogliamo e se siamo determinati. Un grande augurio di trasformare le vostre idee e le vostre esigenze in azioni, in collaborazioni, in un’apertura verso il mondo. Il 2014 vi aspetta!”

Ho scritto con convinzione che abbiamo risorse e punti di forza per poter creare una nuova “traiettoria” per l’Italia. La domanda chiave da cui vorrei partire è questa: “Quali sono le priorità e che cosa dovremmo fare?”

Vedo tre priorità. La prima è il ripristino diffuso della legalità che è anche un principio etico ineludibile: la legalità ripristina trasparenza, merito, fiducia. La seconda riguarda l’economia e la principale azione da farsi è aumentare l’internazionalizzazione: oggi, dato 2013, esportiamo per circa 480 miliardi di € e un aumento del 5% significa circa 20 miliardi di €, ossia più di un punto percentuale di PIL. La terza priorità è il lavoro sul quale la prima manovra è la riduzione significativa delle tasse per i lavoratori con la finalità di riavviare un circuito virtuoso di aumento della domanda interna.

E’ sufficiente individuare le priorità e avviare azioni in quelle direzioni per generare una trasformazione significativa? Purtroppo la risposta è: “non è sufficiente”. Chiunque abbia esperienza di sistemi complessi sa che è vero. Allora che cosa fare?

Propongo un approccio che, usando il coraggio e la progettazione creativa e partecipata, si proponga di cambiare il gioco in alcuni campi e che consideri il tempo come una variabile chiave abilitante. Il tempo è una grande risorsa dello Stato, ossia delle comunità: solo lo Stato ovvero una grande comunità può scommettere e agire su archi temporali di 5-10 anni e financo generazionali.

Quali giochi cambiare. Ne cito tre che sono i più vicini alla mia esperienza e competenza: il “gioco” dell’innovazione, dell’educazione (la scuola), dell’internazionalizzazione.

Non posso entrare nei dettagli dei piani attuativi, ma vorrei dare un senso con qualche proposta per ognuna delle trasformazioni.

Innovazione. Il ritornello degli investimenti in Ricerca (l’Università come sviluppatore e contenitore unico delle competenze) va cambiato perché conduce a investimenti a pioggia, duplicati e non controllati e quindi non efficaci. E’ l’investimento in innovazione che per un po’ di anni va privilegiato. Qui il gioco cambia. La collaborazione, per agire sull’asse “problema-soluzione”, è la capacità che si deve sviluppare; le competenze sono alla base dell’innovazione ma non si trovano solo nei centri di ricerca e non solo nel nostro Paese; si trovano nelle PMI, nei giovani ricercatori, nelle start-up, nel mondo.

Educazione. Il nuovo gioco è focalizzato sull’individuo che apprende (che impara ad apprendere continuamente) e sulla squadra collaborativa. E’ un nuovo modello cognitivo ed emozionale che aggiunge all’insegnante un ruolo di coach e alle persone che studiano la capacità di apprendere l’un l’altro (il “peer to peer learning” o anche social learning).

Internazionalizzazione. E’ necessario riconoscere che essa è connessa con l’innovazione: pensate alla capacità di costituire team di progettazione tra professionisti ed aziende, a nuovi modelli di business legati alle esigenze dei paesi in cui esportiamo, a nuove forme di collaborazione internazionale fondate sulla creazione di scuole. E’ necessario supportare lo sviluppo di queste nuove competenze e investire sulle capacità intangibili e sulla nuova manifattura (i “maker”, i “fablab” per intenderci).

Cambiare gioco significa sviluppare e introdurre nuovi paradigmi, sollecitare trasformazioni strutturali, introdurre nuove strutture che da concettuali diventino operative, significa aprire le opportunità a chi vuole esprimersi con reali competenze: è una riforma della mente  e dello sviluppo economico verso sostenibilità e partecipazione. 

Parma, primo test al mondo di auto a guida automatica nel traffico urbano

 

Le "driverless car" sono progetti molto ambiziosi, complessi e con risultati attesi nel lungo termine. Google sembra essere il leader, oggi; ma ecco spuntare, da Parma ed a Parma, una buona notizia.

Anche in Italia si sta progettando e sperimentando una linea di ricerca avanzata: quella di usare le immagini e le tecnologie di riconoscimento collegate, per attrezzare una vettura, una Mercedes nella fattispecie, e farla circolare su strade aperte al pubblico, con sottopassi, traffico urbano ed extraurbano.

La notizia, secondo me, è anche quella della collaborazione tra istituzioni italiane e centri di ricerca internazionali. 

Il fatto è successo a Parma il giorno 12 luglio 2013, durante l'evento Proud Car test 2013.

La ricerca e sperimentazione è stata fatta da Universita` di Parma – Dip. di Ingegneria dell’Informazione, VisLab, and DISS(University Center for Advanced Research on Road Safety).

Hanno collaborato: Direzione Centrale della Motorizzazione Italiana, Ministero dell’Interno – Polizia Stradale, ANAS, Comune di Parma, Polizia Municipale, and Camera di Commercio di Parma

Potete approfondire qui.

"This experiment, organized by Univerista` di Parma – Dip. di Ingegneria dell’Informazione, VisLab, and DISS(University Center for Advanced Research on Road Safety), was made possible thanks to the cooperation of: Direzione Centrale della Motorizzazione Italiana, Ministero dell’Interno – Polizia Stradale, ANAS, Comune di Parma, Polizia Municipale, and Camera di Commercio di Parma.

This experiment brings Italy to the leading edge concerning the testing of new technologies on public roads; other Countries already adopted a specific legislation (or are close to). The possibility to conduct tests in an environment open to public traffic (as opposed to closed test tracks) is of paramount importance for the validation of the final system."

Vedi anche:

LinkedinAnalysis of the Mercedes camera/radar based Bertha Benz drive, 

VisLab: Proud car Test 2013

 

 

Collaborare per innovare: nuovi format e nuove piattaforme

Gli Stati generali dell'Innovazione (SGI) hanno promosso una "Consulta" con la partecipazione dei parlamentari italiani eletti recentemente, il 21 maggio, a Roma.

I 10+1 punti della carta di intenti per l'innovazione sono stati presentati attraverso proposte di legge elaborate da SGI. 

Uno dei punti era intitolato "Open Innovation" (OI). Due erano i messaggi chiave:

1. La relazione che oggi conta, perchè è quella che produce innovazione subito, è tra il "Committente" che ha l'idea e vuole fare l'innovazione, e il "solutore" che ha la tecnologia necessaria allo specifico problema. Questa relazione integra, si aggiunge a quella ben nota tra "Università"/centri di R&S e Imprese, ove l'Università e la R&S sono considerate le uniche depositarie delle soluzioni. E' come percorrere una strada nelle due direzioni ! OI è come andare "dal problema alla soluzione"; la Ricerca/Università è come andare "dalla soluzione al problema."

2. Per trovare le soluzioni è necessario far incontrare la "domanda" (il problema) con "l'offerta" (la soluzione) e ciò oggi è abilitato dalle piattaforme di collaborazione digitali. Queste piattaforme assomigliamo molto a social network, più strutturati di quelli che primeggiano sul mercato, come Facebook. Non è sufficiente una piattaforma digitale, occorre anche una relazione, assistita e facilitata; occorre un "format", cioè una esperienza che crei fiducia, relazione, flusso di comunicazione.

Perchè la politica deve recitare la sua parte in questa rivoluzione copernicana ? Perchè è sul territorio che si creano le maggiori opportunità; e il territorio da cui si parte è la Regione.

Alla Regione spetta la responsabilità di creare le condizioni favorevoli all'innovazione, specie per le PMI; la piattaforma, anzi il "format" collaborativo dovrebbe essere lanciato e sostenuto dalla Regione.

Questa è la prossima sfida per sostenere la trasformazione del manifatturiero italiano, con la finalità della internazionalizzazione e della riconquista della competitività.

Da dove vengono le buone idee? dalla collisione di piccole altre idee

Steve Johnson risponde  in questo videoclip alla domanda "da dove arrivano le buone idee" e trova una risposta nello scambio tra le persone.

Le idee hanno bisogno di un periodo di incubazione; hanno bisogno di collidere con altre intuizioni, che spesso ronzano nella testa di qualche altra persona. L'innovazione è lenta ed è collaborativa.

La rete è oggi la fucina di creatività ! Ecco perchè Internet serve a generare idee e a svilupparle più velocemente. Qualcuno chiama "crowd sourcing" questo fenomeno.

Tutti i nuovi modi di connetterci ci permettono di mettere insieme i vari "pezzi" del puzzle che abbiamo in mente e che ancora non riescono a produrre la "buona idea" che ci porterà ad innovare.

Diseguaglianze: innovazione sociale e politica per cambiare

Il videoclip racconta quanto valgono (i numeri cioè) le diseguaglianze negli USA. La realtà supera l'immaginazione ed il desiderio. Si può continuare così ?

In Italia non abbiamo un videoclip simile, ma probabilmente la situazione è anche peggiore. Dobbiamo agire per riequilibrare. Il programma e l'energia del M5S vanno nella direzione di un riequilibrio, ma, ad oggi, nè i partiti nè i media hanno capito. Che cosa possiamo e dobbiamo fare ? Questo blog è in questo sito perchè….c'è una risposta, tra le tante ed è "innovazione sociale, innovazione politica". Le metto insieme perchè il sociale significa che "molti cittadini" possono riuscire, innovando e quindi anche cambiando,  trovare soluzioni di equità e solidarietà; ma forse non basta. Sono necessarie diverse innovazioni radicali nello stile di vita, nella produzione dei beni, nel consumo.E poi c'è linnovazione politica che oggi può essere una sola: includere la "partecipazione" dei cittadini ai processi decisionali.

Buon lavoro e buon impegno a tutti !

Infomobilità 1: un potente driver dell’innovazione. Adasis, la realtà aumentata.

POSSIAMO AIUTARE il guidatore di un mezzo (auto, camion) ad essere più prudente, accorto e tempestivo ? e quindi ad aumentare la sicurezza per sè e per gli altri ? Sì, se riuscissimo a fargli conoscere in anticipo le "situazioni" intorno a lui: condizioni del traffico, come gli ingorghi; condizioni atmosferiche nei prossimi chilometri; presenza di curve pericolose e di limiti di velocità; stato della strada, e così via.

E' ciò che si propone un programma europeo chiamato ADASIS: Advancing map-enhanced driver assistance systems. E' l'infomobilità, un potentissimo driver di innovazione. 

10 + 1 innovazioni, il manifesto di SGI: “qui si fà l’Italia”

Il video che apre questo post spiega bene come e perchè sia nata questa iniziativa: Stati Generali dell'Innovazione con la prima Consulta nazionale sull'innovazione ha facilitato la formazione e la condivisione della Carta d'intenti dell'innovazione.

Il sottotitolo della giornata, ben spesa,  al Convegno organizzato da Stati Generali dell’Innovazione (SGI) potrebbe essere: incontro ravvicinato con i candidati alle elezioni. 

Roma, 4 febbraio, sala del CNR. SGI presenta la Carta d’intenti dell’Innovazione coinvolgendo i candidati alle prossime elezioni politiche.

Il documento esordisce con una affermazione che va oltre il solito schema innovazione=tecnologia: “l’innovazione è spesso concepita come un ambito circoscritto, strettamente tecnologico. Nulla di più sbagliato. Si tratta del futuro sociale ed economico del nostro Paese. Si tratta della qualità della vita di tutti noi”

Possiamo progettare e realizzare uno sviluppo economico e sociale diverso dall’attuale e quindi sostenibile e orientato a migliorare la qualità della vita perché abbiamo, in Italia, le competenze per innovare. Ci si può chiedere perché non ci siamo già incamminati da anni su questa strada. La risposta è semplice: ci sono tanti ostacoli sulla strada dell’innovazione e quinci occorrono consapevolezze e politiche che  riducano e  mitighino questi ostacoli.

Le politiche dell’innovazione sono state così espresse:

1.     politica della sostenibilità, ossia dell’uso e riuso delle risorse non rinnovabili attraverso nuovi modelli di inverse manufacturing e lo sfruttamento diffuso di energie rinnovabili reso possibile dalle tecnologie ICT

2.     politica dell’apertura a modelli collaborativi tra persone, organizzazioni, tra pubblico e privato

3.     politica delle smart city, cioè del territorio come attore che promuove e realizza l’innovazione sociale

Nella tavola rotonda di apertura il messaggio più importante, largamente condiviso, ed espresso con proposte e volontà di “fare” da Agostino Ragosa, Agenzia per l'Italia digitale e da Antonella Galdi, Anci, è stato il seguente: “ è necessario costruire un piano strategico dell’innovazione per l’Italia, deve essere fatto con la partecipazione dal basso di tutti gli stakehoder, portatori di competenze e di volontà realizzative, e deve includere le vocazioni e le espressioni dei territori…non solo Smart City, e quindi tante iniziative che usino il capitale locale di conoscenze e capacità “

I candidati alle prossime elezioni, oltre 70, di tutte le provenienze, hanno sottoscritto la carta d’intenti. I presenti all’evento hanno reso evidente la fase di transizione che stiamo vivendo, dalla delega alla partecipazione. Lo hanno reso chiaro nel linguaggio, che da “io” è diventato “noi, insieme” ; lo hanno espresso nell’orientamento che va dal “il partito dice e sostiene” al “ i cittadini chiedono e vogliono”. 

Il pubblico è stato coinvolto con la modalità “Open Talk”, organizzata da Carlo Infante, in quattro temi: sviluppo, open, inclusione, creatività. Questi termini sono stati anche gli hash tag di twitter per raccogliere in tempo reale i pensieri del pubblico e per costruire poi i rapporti finali, sempre in tempo reale. L’hash tag “#sginnovazione” è stato il secondo più twittato , in Italia, il 4 di febbraio !

Ne ricordo alcuni che spiegano ed  enfatizzano quattro punti cruciali, della proposta di SGI: facciamo la strategia dell’innovazione (punto 1), apriamo i dati pubblici ai cittadini (punto 3:open data& open government), alfabetizziamo la società azione digitale (punto2), includiamo  le differenze, a partire da quelle di genere (punto undici):

·      nel rapporto istituzioni-cittadini vogliamo trasparenza, trasparenza, trasparenza

·      l’innovazione è anche donna !

·      più sappiamo più navighiamo

·      alfabetizzazione RAI non deve essere slogan

·      l’innovazione è lo sviluppo

·      i giovani capaci urlano…e il merito !!!! ?????

·      strategico includere le donne nello sviluppo per le loro competenze e per lo sguardo femminile

·      sviluppo se le PMI si aggregano in rete ed imparano a collaborare

·      Open Data: è la rivoluzione perché struttura la trasparenza degli atti pubblici e dei dati pubblici

Leggete anche che cosa ne pensa Carlo Infante.

Il manifesto delle 10 innovazioni per (ri)-costruire il nostro futuro in Italia

Ecco l'iniziativa di Stati Generali dell'Innovazione, la più attiva associazione italiana che vuole FARE.

A Roma, il 4 febbraio, presso il CNR, Piazza Aldo Moro, verrà presentato un manifesto di 10 + una innovazioni che, prendendo l'avvio dalla "Agenda digitale italiana", tradotta in legge per la crescita, sviluppa 10 azioni strategiche che il nuovo governo dovrebbe perseguire con determinazione e sufficenti investimenti.

La sfida, come oramai tutti o quasi sappiamo, è darci un progetto, una speranza, una volontà di azione che faccia ripartire la voglia di FARE; che dia consapevolezza delle nostre competenze; che strutturi azioni pubbliche e private nella direzione dell'innovazione, sorgente di energia e di nuovi ricavi per l'economia italiana, di nuova occupazione e di capacità di far restare in Italia i giovani; che dia spazio alle donne, risorsa fondamentale per rilanciare  il nostro Paese

Il manifesto completo è qui. La lista delle 10 + una azioni è qui di seguito:

1) Definire e mettere in atto un Piano strategico per l'innovazione. Senza un Piano complessivo i provvedimenti, pur positivi, rischiano di non produrre reali ed efficaci cambiamenti. Nella legge “Crescita 2.0” (Decreto 179/2012 convertito nella Legge 17 Dicembre 2012 N. 221), grazie ad un emendamento basato su una nostra proposta, è previsto che il piano sia realizzato nei primi mesi del 2013. Quindi come uno dei primi atti del nuovo Governo. Ma non è importante soltanto la tempistica. Sono fondamentali la qualità e l'accuratezza del piano, che devono consentire di identificare azioni concrete ed obiettivi misurabili

2) Realizzare un programma nazionale per l'alfabetizzazione digitale sul quale focalizzare il sistema educativo nella sua interezza. Lo sviluppo delle competenze digitali è fondamentale per il nostro Paese, che soffre su questo campo di uno svantaggio molto grave nei confronti della gran parte dei Paesi Europei, come anche rilevato dal recente rapporto PISA. Ne paghiamo i danni sul fronte dello sviluppo economico-sociale, ma anche dell'inclusione e dell'esercizio dei diritti democratici. ll programma di alfabetizzazione digitale dovrà partire dalla centralità della Scuola, non solo come ambito di sviluppo delle competenze degli studenti, ma anche come luogo di raccordo e di costruzione dello sviluppo culturale del territorio, evidenziando il ruolo delle università e delle biblioteche come luoghi aperti di incontro e di scambio fisico e virtuale. Inoltre, dovrà prevedere la disseminazione sul territorio di “telecentri” e piazze telematiche dove possano incontrarsi coworking e formazione, attività ICT assistite e iniziative sociali. Il coinvolgimento, in particolare, di attori in grado di agire come moltiplicatori sul territorio (quali centri di quartiere, associazioni di volontariato, ecc.) diventa di cruciale importanze per raggiungere capillarmente contesti e cittadini a maggior rischio di esclusione, e per dar vita a processi di sperimentazione di innovazione sociale. Il contratto di servizio e la missione RAI devono includere l'impegno pubblico per l'alfabetizzazione digitale con una programmazione dedicata;

3) Porre la Scuola al centro come luogo di investimento e di creazione di valore. Rilanciare il ruolo della Scuola, dell’Università, della formazione continua e di tutte le agenzie formative per scandire un’evoluzione dei modelli d’apprendimento in relazione agli scenari del cambiamento, secondo nuovi principi educativi come il social learning (le piattaforme Web che declinano in ambito educativo le potenzialità dei social network).

4) Attuare l'Open Government nei processi decisionali. Per avviare le pratiche di Open Government, dopo il passo necessario (e obbligatorio ai sensi della legge sopra citata) dell'apertura dei Dati, è importante andare oltre le consultazioni estemporanee e definire modalità sistematiche di partecipazione nei processi legislativi, in modo che i portatori di interesse possano contribuire in modo efficace. Le modalità potranno andare dalla pubblicazione delle bozze delle iniziative legislative governative di maggiore importanza, ad un percorso consultivo strutturato, all'apertura di piattaforme online per la proposta di idee legislative (legislazione diffusa), come di recente avviato in Finlandia;

5) Promuovere il commercio elettronico e lo sviluppo della cultura digitale delle piccole e medie imprese, in termini di riorganizzazione dei loro processi produttivi e di marketing, per massimizzare i benefici offerti dalle nuove tecnologie digitali (e non), attraverso anche l’introduzione di meccanismi di incentivazione. Incentivare la nascita di Reti di imprese.

6) Riconoscere l'accesso in banda larga come servizio universale. Il livello di qualità e la larghezza della banda devono essere definiti in modo da raggiungere l'obiettivo primario dello sviluppo sociale ed economico, e quindi anche rispetto alle evoluzioni tecnologiche e alle situazioni presenti nei paesi UE, partendo da un livello minimo di banda e avendo un graduale obiettivo di garantire la banda larga di terza generazione a tutta la popolazione. L'approccio deve essere tecnologicamente neutrale e gli operatori che forniscono questo servizio universale devono rispettare i principi della “net neutrality”, come ribaditi anche nell'Agenda Digitale Europea.

7) Ridurre le barriere all'ingresso del mercato delle telecomunicazioni e Realizzare il modello della “fibra dei cittadini”. Ridurre le barriere all'ingresso del mercato delle telecomunicazioni, per stimolare la partecipazione al mercato della infrastrutturazione in fibra da parte della piu' ampia pluralita' di soggetti, nel rispetto del quadro comunitario, anche di cittadini associati con formule che permettano di realizzare di fatto il modello della “fibra dei cittadini". La proposta è di prevedere che la parte di fibra dell'ultimo miglio (FTTH – fiber to the home) sia considerata come pertinenza degli edifici, consentendo la realizzazione di cablaggio in banda larga con un costo molto basso e con utilizzo ampio della banda (non solo per Internet e voce).

8) Cambiare il modello del lavoro, con un riconoscimento esplicito dell'Economia della Conoscenza e di conseguenza un adeguamento delle politiche del lavoro rivolte alle nuove forme di produzione del valore cognitivo (con modalità di lavoro in mobilità, smart working). Definire di conseguenza le politiche di tutela del lavoro precario, intercettando tutte le espressioni informali d’impresa creativa, per ridisegnare un sistema di welfare e di sostegno alla flessibilità. In ottica più generale, anche con meccanismi come il reddito minimo di cittadinanza.

9) Sviluppare il mercato dell’open innovation, usando con attenzione le risorse che le Regioni possono mettere a disposizione delle imprese e curando la crescita della loro capacità di innovazione secondo un modello che valorizzi le specificità italiane.

10) Mettere in rete l’intera filiera dell’Innovazione – Università, Impresa, Credito, Territorio – per rendere possibile una politica economica centrata sull’ innovazione come motore della crescita e dello sviluppo del nostro paese, anche ridefinendo l'attuale concetto di “start-up” verso un'accezione sempre piu' imprenditoriale, anche in riferimento ai laboratori di ricerca. Prevedere e incentivare attività di trasferimento tecnologico.

11)Promuovere politiche dell'innovazione sensibili alle differenze, a partire da quelle di genere– Riconoscere ed integrare i bisogni, gli interessi e le competenze delle donne nella ricerca, nei progetti e nei dibattiti sull'innovazione, per un approccio pluralista e inclusivo delle differenze in generale; promuovere iniziative per colmare il digital divide di genere, per il supposto alle start up femminili, per aumentare la presenza di donne nei percorsi di studio e nelle carriere ICT, per una migliore sinergia tra innovazione sociale e innovazione strettamente tecnologica.