La nuova manifattura: dal digitale al fisico. Innovazione radicale.

 

 

C'è oramai un gran parlare ed un grande scrivere a proposito di stampanti 3D. L'ultima notizia arriva dalla Barilla che sta sperimentando con l'olandese TNO di Eindhoven una stampante 3D di cibo, per "stampare" la pasta che vuoi al ristorante e..mangiarla subito dopo. Ecco il videoclip del TED, in cui il ricercatore Kjeld van Bommel racconta che cosa sia e possa diventare la stampa 3D del "cibo":

Se vogliamo fare una riflessione più ponderata e vedere, immaginare, ciò che sarà possibile fare nei prossimi 3-5 anni e poi sul lungo termine, allora dovremmo capire innanzi tutto la rivoluzione del 3D, che avviene in primis nel mondo digitale, e poi chiederci quali visioni e strategie dovremmo mettere in atto.

Ci sarà davvero una nuova manifattura? Perchè i paesi occidentali da almeno vent'anni inseguono un mondo fatto di solo terziario? E l'Italia ha davvero abbandonato la manifattura? 

Per avviare un ragionamento vi propongo questi tre punti:

1. La rivoluzione del 3D: è appena iniziata. "C'era una volta" il rendering (ricordate il film "Guerre stellari"?), ossia il tridimensionale,  e si poteva animare un oggetto che nella realtà NON esisteva; poi è arrivato "Second life" in rete; intanto le grandi mutinazionali informatiche sviluppavano software sempre più realistici e dettagliati. Oggi la nuova frontiera è la "realtà aumentata"(sembra poter toccare gli oggetti sullo schermo). E la tecnologia 3D significa rappresentare la realtà fisica e collegare tutti i dati per inserire/connettere gli oggetti 3D nel contesto. Inoltre quei dati qualificano l'oggetto stesso: il materiale di cui è fatto, la possibilità di costruirlo;

2. La stampa 3D. Attraverso la rappresentazione digitale dell'oggetto riesco, applicando una tecnologia come la STAMPA 3D, a trasformare i bit in fisicità: un oggetto in resina, un utensile in metallo e perchè no, nel futuro, la pasta da mangiare! Oggi la frontiera dell'innovazione è costituita dalla dimensione degli oggetti fisici, da un lato, e dai materiali, dall'altro. Si va quindi verso oggetti sempre più grandi, in scala reale; e verso l'uso di nuovi materiali sempre più applicabili direttamente in sistemi complessi (edilizia, ad esempio) o che permettano l'utilizzo immediato (e sostitutivo di altri processi manifatturieri tradizionali) dell'oggetto. Racconta il prof. Stefano Micelli che "a Venezia c'è un'azienda di stampanti 3D che è in grado di produrre nell'arco di una giornata gioielli su misura, a piacimento del cliente. Al mattino li disegnano, al pomeriggio producono gli stampi in plastica, a sera realizzano il pezzo nel distretto orafo di Vicenza."

3. La manifattura nuova produce PIL e posti di lavoro aggiuntivi. La Confindustria afferma in un recente studio: "più manifatturiero, più PIL:il manifatturiero è la sala macchina della crescita. L'aumento di un punto percentuale del suo peso sul totale del PIL, innalza di 0,5 punti percentuali il ritmo di incremento annuo del PIL." La manifattura diventa un moltiplicatore economico. Dopo tanti anni spesi a dimostrare che è il terziario il motore dello sviluppo e indicatore della "modernità" di una economia…ecco che ricompare la manifattura. 

Ed allora possiamo condividere l'affermazione di Stefano Micelli sull'Italia ed il suo futuro: "Basta deprimersi, la manifattura può ancora fare la differenza".

3 pensieri su “La nuova manifattura: dal digitale al fisico. Innovazione radicale.

  1. un riflessione andrebbe spesa circa l'obbiettivo che si vuole raggiungre con la stampa 3d; la presentazilne non mi aiuta a capire, infatti ogni tanto ho l'impressione che il bello di questa innovazione sia solo la sfida tecnologica.
    Dal punto di vista dello "scenario" se la stampa 3d è un modo più efficiente di produrre, allora rimane il problema della materia prima: davvero si potrà pensare a stampare cibi? con cosa saranno fatti? come saranno cotti? in altri termini faccio fatica a vedere una applicazione reale e "produttiva" di queta applicazione.
    Riconosco essere un mio limite di fantasia ma magari ragionando sui limiti si possono generare ipotesi di soluzione ai limiti stessi…

    • ciao Gaetano, 
      sto preparando con CNR un worshop di due ore per raccontare ad un pubblico di professionisti ICT e di imprenditori PMI/artigianato che cosa sia la stampa 3D.
      I titoli dei tre "tempi" sono utili a capire la complessità e l'ampiezza del cambiamento:

      TUTTI PRODUTTORI
      Esperienza di un produttore avionico (stampa delle palette delle turbine di un motore d'aereo)
      Esperienza in un FABLAB (il condittore racconta la sua esperienza con artigiani e piccoli imprenditori)

      Guarda al punto 2….una delle più grandi aziende al mondo del settore aeronautico realizza in Italia uno stabilimento con 60 macchine stampanti per produrre, con l'uso di polveri metalliche, un componente di sicurezza di un velivolo. La sfida, come dici tu, sarà sicuramente quella dei materiali, che sembra già vinta sul fronte di un materiale difficile come il metallo (per l'alta temperatura di fusione). Non dubito che ci siano problemi per il "food". Vedremo che cosa saprà fare Barilla. Certo che MUTTI potrebbe fornire la sua materia prima in speciali "siringhe" , ahahahha. Nuovo packaging e forse altro da inventare.
      Chiedi quale sia l'obiettivo della stampa 3D. Per capirlo dobbiamo vedere la stampa nel suo ciclo: prima della stampa c'è la modellazione del'oggetto, fatta al computer o, come succede di solito, attraverso una scansione tridimensionale dell'oggetto. Cè il sw per trasformare l'acquisizione con luce laser in bit, si crea cioè una rappresentazione digitale 3D; è questo il settore che ha avuto uno sviluppo "magico"; negli anni 80 era ancora una chimera.
      Attraverso il processo scansione e stampa si possono riprodurre tutti gli oggetti che vogliamo; li possiamo modifcare; possiamo creare gli stampi per farne produzione di massa in tempi ed a costi ridotti. Si migliorano anche le prestazioni meccaniche ed il peso come nel caso delle palette per turbine di aereo; si possono costruire oggetti in fibra di carbonio, anche in scala reale aprendo un futuro di "pesi leggeri" per auto, ad esempio. E' il sistema manifatturiero che cambia; da persone e robot possiamo pensare di passare a fabbriche che producono pochi componenti integrati attraverso "black box" che sono stampanti. 
      L'invisibile diventa visibile, l'impossibile diventa possibile. Starei per dire che la magia sembra prendere il sopravvento.
       
       

  2. Riscrivo alcuni punti che un editor frettoloso ha mal scritto!
    1. TUTTI PRODUTTORI
    2. Esperienza di un produttore avionico (stampa delle palette delle turbine di un motore d'aereo)
    3. Esperienza in un FABLAB (il conduttore racconta la sua esperienza con artigiani e piccoli imprenditori) 

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